Carmela Baricelli.
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I Vinti.
Ovvero
. Il genio oppresso.
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Parte 1.
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1907. Tipografia Succ. Ottani-Bernasconi, PAVIA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Nota: A questo volume fa seguito un altro romanzo della stessa autrice: IL POEMA VENDUTO. OSSIA: La vendetta della Giustizia. nel quale si vedr la punizione toccata ai tristi conosciuti in questo volume.
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Indice.
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CAPITOLO 1.
 La Fuga.
CAPITOLO 2. 
L'amico.
CAPITOLO 3. 
Xenio.
CAPITOLO 4. 
Nella Lotta.
CAPITOLO 5. 
In Viaggio.
CAPITOLO 6.
 Il Demente.
CAPITOLO 7. 
Armida.
CAPITOLO 8. Il Ritorno.
CAPITOLO 9. La promessa.
CAPITOLO 10. 
Vita nuova.
CAPITOLO 11. 
Delusione.
CAPITOLO 12. 
Cuori amanti.
CAPITOLO 13. 
Nel labirinto.
CAPITOLO 14. 
Vilt e Ardire.
CAPITOLO 15. 
Dalla soglia.
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FINE Indice.
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CAPITOLO 1. 
La Fuga.
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 Giovanna, s' alzato il babbo?
 S, signorina, erano le quattro, ci si vedeva appena.
 Ma.... e non ha detto nulla? Non t'ha detto d'avvertir noi?
 No, del resto, non mi ha neppur vista; io ero in camera, stavo vestendomi, lo guardai dalla finestra.
 Strano, avr avuto affari urgenti; torner a colazione.
 Preparo per tre, signorina?
 Per quattro, deve arrivare il signor Delfi; ci che ti ho ordinato lo ricordi?
 S, signorina, per le dieci sar pronto tutto.
La cameriera usc; Bianca rimase alquanto pensosa. Orfana di madre sino dall'adolescenza, quindi da dieci anni circa, avendo ora ventitr anni, aveva sempre avuto dal padre affettuoso tutte le cure, tutte le carezze. Egli, si pu dire, non aveva segreti per lei: padrone di un discreto capitale, circa centottantamila lire, si era unito in societ col Delfi, uomo probo, laborioso e dedito al commercio sino dalla giovent. Essi conducevano insieme una cartiera, nella quale lavoravano centinaia e centinaia di uomini e donne, s che quasi tutto il paese all'intorno ne risentiva i beneficii, perch ove c' lavoro, c' gente; ove c' gente, si consumano prodotti alimentari e industriali; quindi, si fa pi vivo il commercio e con esso il benessere economico e morale degli abitanti.
Per mentre Antonio Delfi era vera tempra sagace e onesta di commerciante, Pietro Malli, padre di Bianca, era uomo pi da studio e da ufficio; egli avrebbe saputo condurre assai meglio una prefettura che una cartiera. E Delfi, buon conoscitore delle attitudini, gli aveva affidata tutta la parte, diremo cos, burocratica: corrispondenze, ricevimenti di commissioni complimenti di convenienza o di dovere, pagamento degli operai e degli impiegati, cura del capitate, guardia della cassa forte: e mille altre cosuccie pi da sport che da lavoratore.
Delfi, invece, comperava, vendeva, stendeva contratti, ordinava i lavori nella fabbrica, era il capo supremo di tutto e di tutti; viaggiava sempre, ed alla fine dell'anno divideva il guadagno in parti eguali tra s e il Malli. Nel socio egli ammirava, sopratutto, l'onest, per il che riceveva sovente il risultato dei conti come il Malli glieli presentava; e non pensava affatto a verificarne la sincerit e l'esattezza. Ma queste cieca fiducia Pietro Malli l'aveva sino allora meritata appieno, ch non avrebbe stornato un centesimo per qualunque cosa al mondo.
Egli per, viveva da gran signore, abitava una ricca palazzina di fronte alla cartiera; ed i ricchi guadagni profondeva, ogni anno, nell'abbellirla, adornarla di giardini, fontane e statue, chioschi, eccetera. Nello stesso tempo i pranzi sontuosi si succedevano alle feste ed ai the danzanti nelle eleganti sale della palazzina, cos che la gente lo credeva ricco a mille doppi e guardava con invidia a quel variopinto paradiso terrestre.
Malli contava allora cinquant'anni, ed oltre Bianca, aveva un figlio, Valerio, maggiore di quella di due anni circa; il giovane era poeta, amava moltissimo la sorella, soave creatura intellettuale, scrittrice ella pure; ed erano cresciuti, cos, insieme tutti e due, uguali d'anima come somiglianti di volto. Estranei affatto agli affari del padre, dei quali godevano quasi inconsciamente gli utili, dediti solo ai loro ideali d'arte e di poesia, partecipavano, per bont di cuore e nobilt d'intelletto, alle lotte sociali ma senza per sentire alcun rancore contro coloro che combattevano, n alcun antagonismo di partito; essi.... ricchi e buoni, non potevano certo neppure comprendere l'astio di chi soffre contro colui che gode.
Bianca, quella mattina, scrisse una lettera lunga lunga ad una amica che non vedeva da tempo; e l'invitava a venire da lei subito subito, per rimanere nel suo angolo di paradiso almeno un mese; se no, guai, guai! E terminava dicendo: Almina, amo, sono riamata; alla mia felicit non manchi che te, vieni; ho bisogno di parlare, di dir tutto a qualcuno, senza essere invidiata, n derisa; vieni!
Stava sigillando la busta, quando sent Valerio zufolare nella stanza attigua; quindi ud il suo fischio cangiarsi in una voce sonora: egli cantava evviva sull'aria degli zingari del Trovatore.
 Ohi, Valerio, per chi sono quegli evviva?
 Per me, per me!  disse Valerio entrando e tenendo alto, come in trionfo, un manoscritto.  Fine, disse, la vedi la gran parola?  Fine.  Poi, baciando lo scritto, come inspirato, soggiunse: Ed ora, gloria a me?
 E, con essa, l'amore di Armida nevvero?
 S, Bianca mia; ella mi disse: T'amo perch sei poeta. Oh chi, chi non si sarebbe sentito accendersi pi viva la fiamma della Musa? T'amo perch sei poeta. Quale parola, quale espressione d'amore pi dolce di questa?
Bianca scuoteva il capo.
 Perch? perch? Perch non ti piace quella fanciulla? perch tu, che mi vuoi tanto bene, sei nemica di questo mio amore?
Bianca che gli era dietro le spalle, lo baci sui capelli, gli si pose dinanzi e lo guard negli occhi.
 Nemica? io? tua sorella, tua mammina per affetto e per cure. Gli  che temo e tremo per te, per la tua felicit; ecco tutto. Noi donne, sai, tra noi, ci conosciamo assai pi di quello che ci conosciate voi; per questo, io non posso dividere il tuo entusiasmo per Armida; io dubito che in te ella non ami che se stessa, che la propria vanit.  Bianca continu:
T'amo perch sei poeta! credi forse che sia una grande prova d'affetto? Dunque, se la tua intelligenza si offuscasse, se tu domani fossi povero ed infelice, dunque, ella non ti amerebbe pi? Sai che ho detto io, all'uomo che amo? lo sai? Gli dissi: t'amo perch sei buono, t'amo perch il tuo cuore  gentile,  generoso! E colui che amo, lo sai,  un grande scienziato, ed ha, per il mondo, meriti ben pi grandi di quelli del cuore, che il mondo non cura. Eppure a tali meriti io non accennai neppure! L'amo perch  buono; e lo vedessi domani, in fondo d'ogni rovina, io l'amerei ancor pi perch infelice.
Valerio apparve visibilmente contrariato; egli non dubitava di Armida, tuttavia le diffidenze della sorella lo turbavano. Bianca se n'accorse, ed accomodandogli la cravatta, soggiunse: Via, via, Valerio, m'inganner; noi donne, sai, siamo suggestionabili, sognatrici, ci inganniamo facilmente: quindi non badarmi. Poi... sai... io avevo un debole... avrei voluto che tu amassi la mia Almina.
 Ah! vivaddio, sei stata sincera una buona volta! Ecco, ecco, il gran perch delle tue antipatie, dei tuoi dubbi per Armida, ora capisco, ora sono tranquillo; ora non mi faranno pi impressione le tue voci di Cassandra. Almina, sai,  bella e buona; ma io mi sono innamorato invece di Armida, che dobbiamo farci? Al cuore non si comanda; e tu vorrai bene anche a lei nevvero? Perch.... perch.... gliene voglio io; nevvero? me lo prometti?
 S, s, te lo prometto, rispose mestamente Bianca  poi guardando l'orologio: Son gi le nove e mezza, e il babbo non torna.
S'aperse la porta: era Giovanna che recava un telegramma.
 Sar Delfi che si annuncia, disse Bianca, stracciando la busta.
Un rauco grido parve le squarciasse il petto, guard fisso lo scritto, e, lasciandolo, cadde riversa sulla poltrona.
Valerio, tremando, lo raccolse e lesse:
Son partito per sempre, non aspettatemi pi! perdonatemi.
Vostro Padre.
Il giovane si cacci le mani nei capelli, ansava affannosamente; si guard intorno come smarrito, il mondo gli sembrava un tratto muto; i mobili, tanti fantasmi. Che era successo? Che avveniva di suo padre s buono, s onesto, s amoroso de' suoi figli, della sua casa? Perch? perch? Oh! che gli avevano fatto loro perch fuggisse cos? Una nube gli pass grave sulla fronte, guard la cassa-forte, che sembrava occhieggiare con quelle sue grandi capocchie di chiodi lucenti, e rabbrivid. Il poeta, per la prima volta, volse il pensiero al denaro, come ad una forza morale, e ne intu tutta la potenza satanica; le sue dita irrigidite stringevano ancora il foglio, ancora egli lo guardava quasi volesse strappargli altre parole, altre rivelazioni; ma il foglio, dopo la firma, era muto, insensibile, come una lapide senza parole.
E perch?, grid con forza, rompendo d'un tratto in un'ira angosciosa, dimmi almeno perch?
A quell'urlo di leone ferito, la dolorosa si scosse; anch'essa si guard intorno smarrita, anche a lei il mondo parve crollato d'un tratto; quelle pareti domestiche, tanto amate, le sembravano quasi straniere. Ma l'uomo si riebbe presto, prima della donna.
 Bianca, le disse Valerio, perch restiamo qui come fulminati? Infine, egli non ci dice che sia morto.  partito? ebbene lo cercheremo, lo raggiungeremo, ritorner.
 Oh! Valerio, perch  fuggito?
Il giovane si sent di nuovo correre il gelo nel sangue, guard con l'occhio pauroso la Cassa, che pareva avesse su loro il fascino d'un jettatore. Bianca comprese:
 No, grid, no! Non sospettare, non  possibile, non  vero, no! Il babbo? il nostro buon babbo? No, Valerio, no; non esser cattivo, non dubitare!  E respirava, quasi rantolando.
Egli aveva intanto ritrovata tutta l'energia delle sue forze, tutto l'equilibrio delle sue facolt mentali dominatrici e, facendo alla sorella un cenno imperioso di silenzio, scosse con l'altra, rabbiosamente il campanello. Entr Giovanna:
 C' il ragioniere nello studio?
 S.
 Digli che favorisca qui un momento.
Giovanna usc. Che fai? chiese angosciosa Bianca.
 Taci, sono io tuo padre adesso, fida in me.
Entr il ragioniere; Valerio con volto franco gli disse:
 Il babbo per alcuni giorni  assente, e mi incarica di sostituirlo in tutto. Che si doveva fare oggi?
Carlo Vanchi, cos chiamavasi il ragioniere, sgran tanto d'occhi meravigliato; quel poeta non aveva che scritte poesie, letti lavori di letteratura; non aveva mai scritto un numero che riguardasse la contabilit; n aperto mai un registro. Che ne poteva saper lui? E perch il Malli era partito cos senza dir nulla al suo primo impiegato ch'era il deus ex macchina dell'azienda?
 Rispondi, disse Valerio nervosamente.
Vanchi si scosse.  Si devono liquidare i conti del semestre, o meglio dividere tra i due soci l'attivo risultato, le partite furono chiuse ieri.
 E qual somma si deve dividere?
 Duecentottantamila lire; cio centoquarantamila ciascuno; i valori li deponemmo insieme, suo padre ed io, ieri, l nella cassa.
 Lo so, ed ora che si deve fare?
Lo sa, e non sa il resto? pens il ragioniere, poi pi forte: Ora, arriver, come fu convenuto, il sig. Delfi; io mostrer i registri, i bilanci, e lei consegner la met della somma, cio centomila lire, al signor Delfi; il di pi rimane a disposizione della Cassa, si fa sempre cos, perch i soci staccano ciascuno dalla rispettiva quota di guadagno una parte che aggiungono al capitale sociale.
 Bene, quando arriver il sig. Delfi, si far ogni cosa come il solito; occorrendo, vi far chiamare; intanto, siccome  giorno di festa, vi lascio libero.
Il ragioniere usc rassicurato dalla serenit e franchezza di Valerio. Appena furono soli, i giovani allibirono; ma Bianca, non volendo ancora capacitarsi della possibilit d'una rovina morale, maggiore della materiale, Apri, apri  disse  apri la cassa; vedrai che sar tutto in ordine, il babbo potr essere impazzito; ma diventato disonesto? mai, mai! Siamo pazzi, noi, Valerio, pazzi a dubitare. Apri, apri, subito.
 Ho paura, rispose Valerio tremando.
In quel mentre fu bussato alla porta. Avanti disse forte Valerio dominandosi d'un tratto. Entr Andrea, il loro pi caro, pi sincero amico di fede, d'arte e d'affetto; tutti e tre si guardarono, tutti e tre avevano un pensiero, un'ansia, ma nessuno osava parlare per il primo. I fratelli fissarono in volto Andrea di cui ben conoscevano il nobile cuore, e lessero nella sua fronte un forte cruccio per loro!
 Ma lo sai?  grid Valerio, quasi avesse letto nel pensiero di lui.
 S, miei poveri amici, vostro padre  impazzito,  partito questa mattina sulla nave Orione con lei!
 Ma chi  questa lei?
 Ora vi dir tutto, sediamo.
I due fratelli atterriti, ansimanti sedettero; Andrea, colla familiarit che gli concedeva la sua profonda amicizia per i due fratelli, and alla porta, chiam Giovanna, le diede ordine di dire, per un'ora, a chiunque capitasse che non era in casa nessuno, quindi chiuse la porta e sedette egli pure.
 Dite presto, dite presto quel che sapete  mormor Bianca come febbricitante.
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CAPITOLO 2. 
L'amico.
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 Coraggio, disse Andrea, il male non sar, speriamo, tanto grave quanto ora ci pu sembrare e forse, la fuga di vostro padre varr a guarirlo, facendogli conoscere l'abisso in cui  caduto. Malli, che in dieci anni di vedovanza fu sempre buon padre, onesto uomo, amante del piacere, ma anche del lavoro e dell'onest  caduto, pur troppo, qualche mese fa, in uno di quegli ingranaggi, nei quali quasi sempre l'uomo debole lascia l'onore o la vita. Frequentando il caff Stella, egli vide, per pi giorni, una distinta signora abbrunata che faceva, ogni giorno, regolarmente i suoi pasti nella sala comune; nessuno gliel'aveva mai presentata, ma un pretesto per attaccar discorso non manc; ed allora, d'una in altra parola, ella gli raccont come fosse vedova da circa dieci mesi. Suo marito, capitano di marina, narr, era naufragato in mare; ed ella era venuta a Genova per distrarsi alla vista di questo mare incantevole, di questa citt cos bella e varia.
Vostro padre in breve, se ne innamor perdutamente e da uomo onesto, quale  sempre stato, la chiese in matrimonio senz'altro.
La vedova parve accettare con gioia, ma gl'impose di non svelar nulla a voi, suoi figli, sino alla vigilia di un termine da essa fissato, pena il suo abbandono; fu per questo, ch'egli non disse verbo in casa.
 Ma e tu lo sapevi? e non ci dicesti nulla?
 Io seppi tutto solo ieri per un caso fortuito, e se avessi immaginato.... basta, ascoltatemi perch il male, per poterlo curare, bisogna conoscerlo.
Come si sia svolto tale idillio  tra una donna di trent'anni circa ed un uomo di cinquanta  non so; questo  certo solo che vostro padre ne ha perduto il senno. La signora non era affatto una donna onesta, com'egli credeva, ma un'avventuriera addetta dalla bisca di Montecarlo, per trarre gli incauti al tavolino da giuoco, alla roulette. Egli voleva affrettare il matrimonio perch le scomparse periodiche della signora lo crucciavano, e voleva diventare padrone assoluto dell'incantevole crea-tura; ma ella differiva sempre e, sopratutto, imponeva il segreto.
 Ma come, come sapesti tanti particolari?
 Li raccolsi tra ieri ed oggi, e sperai d'essere in tempo a salvarlo; la padrona dell'albergo, a cui mi rivolsi, oggi mi disse il resto; ma ci che mi mise prima sulla strada della verit fu un caso fortuito.
Ieri transitavo per una via, quando incontrai la signora che io conoscevo di vista per averla vista parlare con Malli, senza che ancor nulla sapessi dei sentimenti e dei propositi di lui  al braccio di un giovane, che dimostrava punto di averne un gran rispetto. Rimasi colpito dall'aspetto petulante di costui: essi si fermarono vicino ad un negozio di mode, ed io, accanto.
 E come farai a liberartene poi?  chiedeva lui.
 Mah! il vecchio vuole sposarmi ad ogni costo.
 E sposalo, allora!
La donna diede in una gran risata:
 Non  ricco abbastanza, non ne ha che per una buona puntata alla roulette; e poi,  troppo furbo ed ha due figli alle costole. Bell'affare che farei!
Detto ci, ella mi guard distrattamente, mentre mandavo per aria una boccata di fumo, indi entr col compagno nel negozio.
Pensai indistintamente a vostro padre, ma ancor poteva darsi che il vecchio nominato fosse un altro; con vostro padre, io non l'avevo vista che due o tre volte, e non ci avevo mai fatto gran caso, credendo ad un'onesta conoscenza qualunque.
Tuttavia, in quel giorno, quell'aria equivoca, quelle parole mi misero in un'arcana apprensione. Non volli entrare nel negozio, per non destar sospetti, feci due passi ed aspettai dietro lo svolto della via, l presso; i due non tardarono ad arrivare.
 Sai, diceva lei, il vecchio Malli....
Come potete immaginarvi, trasalii, finsi di osservare su ad una finestra quasi aspettassi qualcuno, e tesi l'orecchio; il suo compagno bruscamente le chiese:
 Insomma, verr o non verr?
 Verr! rispose sommessamente: poi additando me al suo interlocutore, tacque e pass via rapida con lui. Credetti conveniente non seguirli pi; ormai ne sapevo abbastanza, si trattava di vostro padre, gli era teso un infame tranello; e il povero uomo, innamorato e cieco voleva sposare quell'avventuriera; mentre ella si rideva di lui,  ma chi era costei?
Questi erano i quesiti che mi agitavano la mente allorch un altro caso mi rischiar ogni dubbio.
Passeggiavo, ieri sera, coll'amico Clamer, quando lo vidi impallidire, fremere, pronunciare parole roventi, ed agitarsi quasi volesse schiaffeggiare qualcuno.
 Che c'? gli chiesi.
 Vedi, mi disse con ira fremente, quella donna?
Era infatti ancora lei che si recava, questa volta, con una compagna, a teatro.
 Non la conosco, soggiunsi io, chi ?
 Se per caso, tu la incontrassi, se ti si avvicinasse, fuggi e maledicila.
Lo guardai con occhi supremamente interrogativi, egli continu:
  un'accolita di quella bisca indiavolata di Montecarlo: ella ti si avvicina: pare una dolorosa vittima  ti parla: pare un angelo  ti guarda: innamora. Poi, col filo dell'amore e con arti che tu credi innocenti capricci, ti trae alla bisca cui ella serve, e dalla quale  molto se esci ancora con tutti i tuoi abiti e senza rivoltella. Allora ella ti schernisce e ti respinge: la sua commedia  finita.
 Oh povero, povero babbo mio, singhiozz Bianca.
Il buon Andrea continu:
 Il mio amico mi raccont poi la sua storia: era anch'esso stato vittima di quella femmina, aveva perduto quasi tutti i suoi averi. Lo salutai con mani tremanti e corsi dappertutto in cerca di vostro padre, per avvertirlo; non lo trovai neppure a casa vostra, ieri sera.
 Non venne, infatti, ci disse che doveva pranzare fuori cogli amici, ci che per faceva spesso  rispose Valerio come intontito per il gran colpo che gli toccava.
 Io non risparmiai passi, vetture, frugai tutti gli alberghi, cercai nelle case di tutti i suoi amici, nulla! nulla! Rincasai dopo mezzanotte, certo che lo avrei trovato qui questa mattina, quando...
 Quando....? chiesero con terrore ad una voce i fratelli.
 Quando, un'ora fa, al caff del Porto, un ufficiale di marina mi disse, ammiccando e scherzando, d'aver visto salpare sulla nave Orione, all'alba di stamane, Pietro Malli con una splendida sirena vestita di nero.
Compresi tutto, e corsi a voi nell'ora del dolore; entrando, i vostri volti mi dissero che sapevate gi qualche cosa.
 Oh Dio, Dio, Dio! singhiozzava la povera Bianca, che si vedeva, d'un tratto, piombata nella rovina e nel disonore.
Valerio, colle mani strette alle tempia, ansava forte:
 Bisogna pensare, bisogna pensare, bisogna riparare! bisogna che nessuno sappia.... nulla, Andrea.
 Sicuro, aggiunse questi, dissi gi prima che il male non  irrimediabile. Io andr subito ad informarmi ove s' recata la nave Orione, le tappe che far; bisogna chiedere, indovinare ove egli sia, e una volta trovato, lo si riconduce a casa come un bambino, poich, capite bene, il buon uomo ha perduto il senno.
  vero,  vero! aggiunse Valerio, bisogna salvarlo, salvarlo ad ogni costo.
Si ferm di botto, il pensiero suo corse di nuovo alla cassaforte che gli stava dietro le spalle; ebbe un sussulto, ma non si volt, sent solo un gran bisogno di accertarsi, di misurare tutta la profondit della sua sventura. Pero l'amico, per quanto gli fosse caro, egli non lo voleva a testimonio del suo.... dubbio; voleva vedere tutto da solo, solo con la coraggiosa sorella.
Valerio s'alz di botto e, come uomo preso dalla febbre di moto, si mise a correre su e gi per la stanza in preda a forte parossismo.
 Sicuro, sicuro, piangere non vale, bisogna muoversi, diceva convulso; tu Andrea, ti scongiuro, per ora, taci con tutti, lo sapranno anche troppo. Poi, ti prego, va subito agli uffici della Navigazione Generale, chiedi per quale sbarco abbia preso il biglietto mio padre; questa domanda in bocca a te non far meravigliare, mentre se andassi a chiedere io!....
 Naturale, vero.
 Poi, torna qui a dirci tutto quello che avrai potuto sapere, noi intanto faremo i preparativi per la partenza, daremo ordini, disposizioni. O, meglio, partir io solo, nevvero, Bianca? Altrimenti che si direbbe se chiudessimo la casa? Che direbbe il nostro socio Delfi, trovandoci tutti partiti senza aver detto nulla a lui? Partir io solo, ma ti giuro che ritorner con nostro padre, Bianca.
  giusto,  giusto, confortava Andrea, io vado subito, coraggio. Tu Valerio sei forte, lo vedo, e anche voi, Bianca, coraggio:  venuto il giorno della prova.
 E sopratutto, tacciamo tutti, aggiunse ancora Valerio, che non lo sappia, per ora, nessun servo, n amico. Addio, Andrea, torna subito, appena sai qualche cosa.
 Subito, miei poveri amici, non far, n penser altro.  Ed usc.
Valerio lo accompagn di fuori, lo guard allontanarsi, quindi rientr, chiuse di nuovo la porta; guard con occhi pieni di spavento e d'angoscia la Cassa, poi Bianca che singhiozzava colla testa sul tavolo.
 Non pianger pi, le grid, vieni  ed afferrandole un braccio, la condusse di fronte alla Cassa  aprila aggiunse con voce soffocata.
 Non ho la chiave, rispose tremante la giovane; la tiene sempre il babbo.
 Ma oggi, oggi  aperta, capisci?  aperta!
 Allora bisogna premere una molla segreta.
 Trovala.
 Non so ove sia, perch il babbo, nelle varie occasioni, mi diede sempre le chiavi, con le quali si apre anche la molla senza premere il chiodo.
 Ebbene, sai? io sono veggente: la Cassa non  chiusa a chiave oggi, le chiavi sono l dentro, il babbo crede che noi sapremo aprire, mediante la molla, e che allora.... allora vedremo tutto.
 Cerchiamo, cerchiamo, aggiunse ormai impaziente anche Bianca, essa  fra queste cento capocchie di chiodi, credo a destra.
E si misero tutti e due, ansanti e frementi, a toccare, a premere tutti quegli occhi di metallo lucente, ognuno de' quali pareva dicesse: no, no, no.
Valerio fremeva, ansava, tremava tutto, come colto dal freddo della febbre, e ogni tanto, imprecava contro quelle capocchie dure, insensibili, lucenti, che non cedevano mai. Bianca si sedette spossata due volte, e due volte riprese l'angosciosa ricerca. Finalmente, mentre tutti e due premevano qua e l con furia angosciosa, pazzi di dolore e impazienza, la molla improvvisamente scatt ed il gran coperchio verticale cal, dall'alto al basso, dinanzi agli occhi atterriti dei giovani.
 Vuota! Vuota!  gridarono entrambi cogli occhi immobili, fissi nel nero angoscioso, sul quale una busta sola bianca, grande, spiccava desolata, e sovr'essa... le chiavi. Bianca l'afferr, come si afferra una speranza quando tutto intorno  rovina.
A' miei poveri figli recava la soprascritta.
Quale disperata confessione in quelle tre parole!
Esse dicevano tutto; che rimaneva ormai loro a sapere? Bianca si sent mancar la vita e s'abbandon sulla vicina poltrona, senza lacrime, senza forza, con un fil di sospiro; la lettera le cadde di mano.
In Valerio succedeva invece l'opposto: il mite poeta diventava un combattente della vita, le sue forze morali si centuplicavano sotto il peso della sventura.
Tremante, ma forte, raccolse la lettera, trasse il foglio dalla busta e lesse:
Carissimi, una forza arcana mi trascina, la mia mente  annebbiata, la mia volont, morta. Seguo un destino, esso solo vuole ci che io faccio; che dico io? L'io in me non esiste pi; vostro padre spiritualmente non esiste pi; sono un automa, altro spirito mi guida, altra anima vuole per me. Non vi faccio intera la confessione della mia colpa perch... mi trema la mano dinanzi a voi; fui vostro padre!  Ora vi lascio poveri e disonorati; ci vuole il nuovo spirito ch' entrato in me, esso mi detta e vi dice: voi siete giovani e forti, l'onore ve lo riguadagnerete colle vostre azioni pi belle; la fortuna ve la rifarete colla forza di volont e coll'ingegno. Io non torno pi perch.... perch non posso tornar pi. Addio, non maleditemi!
Singhiozzando e ruggendo di dolore, Valerio aveva letto forte queste righe; suo padre non confessava il furto consumato in danno del socio, ma esso trapelava da ogni riga, ed era forse l'angoscia suprema di ogni parola vergata. E poi non l'aveva detto il ragioniere Vanchi che nella Cassa dovevano esistere duecento ottantamila lire, la met delle quali appartenevano al Socio? Ora la cassa era vuota, dunque.... suo padre aveva rubato tutto per partire col demone del suo destino, meglio fornito di denaro; ora lo giocherebbe, perderebbe tutto, e poi?....
 Dunque ha rubato, disse nella strozza, con profonda angoscia, oh Bianca, il babbo ha rubato! Che importerebbe esser poveri? ma egli ha rubato!
Il sangue gli era affluito al cervello, gli occhi apparivano iniettati di sangue; colle mani strette alla tempia, scrutava nell'abisso.
Bianca lo guard, fremette, ebbe un lampo di terrore per lui; allora, riacquist d'un tratto tutte le sue forze morali; la donna, forte o debole ch'essa sia, sente sempre altissima la sua missione di confortatrice nella sventura. Se si tratta di combattere, la donna debole pu cadere vinta, spossata; se si tratta di confortare, di sorreggere chi soffre, essa non  mai debole e sa resistere al dolore, alla fatica assai pi dell'uomo. S'alz, strinse col braccio il collo del fratello, lo baci sulla fronte e gli disse:
 Valerio, Dio ci ha dato un ingegno che altri c'invidia; sia esso la nostra luce, la nostra forza in tanta sventura. Il fatto ormai  avvenuto, chi lo pu distruggere? Neppure la nostra morte; siamo dunque come un generale sconfitto in una battaglia, il quale, da valoroso, non pensa alla fuga, ma alla riscossa. Il nostro povero babbo  pazzo, lo vedi dalla lettera,  pazzo! quali delitti non commette la pazzia? Questo pensiero salver il suo, il nostro onore.
 E credi tu che a tutti quelli che fuggono, sia pure per un'ammaliatrice, e portano con s i denari altrui, si dia loro, per scusarli, una patente di pazzia? No, Bianca, non illuderti!  Abbass la voce, si guard intorno, poi sommesso, con voce strozzata, aggiunse: Il vero  che siamo oggi figli di un ladro; di un ladro, capisci? Che m'importerebbe esser povero? Nulla! ma che egli dovesse essere ancora e sempre onesto. Fra un'ora, due, arriver Delfi, che gli diciamo? Nostro padre.... nostro padre ha....  Gli si annebbiarono di nuovo gli occhi; un nodo gli serr le fauci, diede in singulti, senza lacrime. E lei? e lei? che dir.... mormorava tra i singulti e lei?
Bianca comprese quale immagine cara si fosse cacciata in mezzo ai burrascosi pensieri di Valerio; oh come in quel momento ella avrebbe data la sua anima ad Armida, perch potesse confortare efficacemente il dolorante fratello; ma ben sapeva, Bianca, come la fidanzata di Valerio fosse una fanciulla tutta fatta di vanit, di ambizione, di sogni di grandezza e ricchezza. Come ella avrebbe potuto amare ancora Valerio giacente ora sotto il peso di tanto avvilimento?
Vi sono anime che, vedendo la persona amata cadere nella sventura, raddoppiano di amore per essa; ve ne sono invece altre che se la sentono come distaccare dal cuore; hanno forse qualche lacrima momentanea, forse, qualche impulso buono, inspirato da ci che di buono conserva, in generale, l'umana natura; ma l'io singolo ben presto si ridesta, e senza aver coscienza delle ragioni vere che agiscono sui suoi sentimenti, compie un lavoro interno di distruzione; l'affetto di prima a poco a poco impallidisce, come il sole che tramonta manda ancora alcuni sprazzi di luce, ma essi sono freddi e di poco momento, pi illusioni di luce, che realt, finch succede loro la notte, il dolore, l'obblio: la tenebra  entrata nel cuore, e sovr'essa piangono le stelle.
Bianca, Valerio ed Andrea erano fra le prime buone e sante creature; ma Armida apparteneva a queste ultime! Valerio era perci doppiamente sventurato.
 No, rugg di nuovo come un leone ferito, no; ella non deve sapere nulla, noi soli, noi due soli, sapremo, non un amico, non Delfi, nessuno, nessuno! Capisci? La colpa di nostro padre dove rimanere sepolta qui dentro.
E dopo qualche istante di muto affanno, Valerio riprese:
 Dimmi Bianca, non vi sono altri denari in casa?
 Qualche migliaia di lire, soltanto, le ho io.... sono tue; del resto, tutto quanto eravi in titoli nominativi o al portatore stava tutto qui dentro....! Capisci bene, se il povero babbo ha portato con s i denari del socio, tanto pi si sar presi anche tutti i suoi!
Valerio non parlava, colla faccia stretta nelle mani, non dava altro segno di vita che quello del singulto affannoso che gli sobbalzava, a volte, nel petto.
L'amorosa sorella continuava:
 E poi, non lo dice anche nella lettera che ci lascia poveri, poveri? Non illudiamoci, adunque, pensiamo piuttosto a conoscere appieno la nostra vera condizione presente; non ci siamo mai occupati d'affari, ce ne occuperemo ora.
Valerio non si muoveva, ma andava martoriandosi il capo colle unghie, coi pugni stretti, quasi volesse far schizzare, a furia di pressione e di tormento, l'idea, l'idea che lo doveva trarre all'azione, alla liberazione.
Una scampanellata allegra, di quelle che vogliono dire: Ohe! aprite, siamo amici risuon in quel silenzio doloroso. Giovanna buss alla porta dei padroni.
 Che vuoi?  chiese Bianca.
 Debbo aprire a chi suona?
 Ohe, apritemi, che fate? gridava il giovialone dal di fuori.
 Xenio! esclamarono i fratelli.
 Oh! l'idea, l'idea! S, s apri.  Giovanna usc.  Bianca, riprese Valerio, va in camera tua, hai troppo pianto e costui  troppo curioso! Non dove trapelar nulla! nulla! almeno dell'ammanco di cassa.
 Che fai! che fai? gli chiese turbata la sorella: guardati, guardati da costui!
 Mi guardo, ma tu fammi un piacere, va; ti dir tutto poi, ora convien che tu non ci sia.
Bianca, pur esitando, usc.
...
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...CAPITOLO 3. 
Xenio.
...
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...
Xenio era uno di quegli uomini, non dico caratteri, che sulle scene si chiamano inverosimili, e contro i quali si appunta la critica di mestiere, gridando all'offesa recata all'armonia dell'arte, ch, in tali casi, secondo loro, altera non rappresenta la natura. Xenio era un uomo a doppio fondo; audace all'estremo, sapeva per ben provare la pietra prima di posarvi il piede; vile e senza cuore di sua natura, sapeva essere generoso e magnanimo, quando ci era necessario per il suo meglio. Avarissimo coi servi, era per munifico cogli amici, dinanzi ai quali sapeva affettare una modestia che non era proprio nel suo cuore. Egli conosceva l'anima di tutti, e sapeva in cui fidare o no; nessuno invece conosceva la sua, ma tutti lo rispettavano ed amavano. A ci forse contribuivano le sue grandi ricchezze e la sua nobilt di vecchia data, di cui fregiava l'elegante biglietto da visita, senza per mai permettere agli amici che lo chiamassero conte; perch, diceva, suonavagli pi grato il suo nome, ch'era, per lui, un programma: Xenio.
La pi grande per, la pi invincibile e la meno dissimulata delle sue passioni, era quella per la gloria letteraria; egli voleva essere un ingegno grande, ad ogni costo; ma se trovava talora, per i suoi sonetti e madrigali, facile lode tra gli amici della sua tavola, altrettanto non gli avveniva colla critica lontana, indipendente, che sovente lo frustava e lo derideva sui giornali umoristici.
Egli allora se ne cuoceva, viaggiava per pi giorni, rileggeva i suoi scritti criticati, li trovava belli, perci credeva ad una critica invidiosa, a nemici invidiosi e sconosciuti, e tornava a stimarsi buon poeta e ad attendere.... come diceva lui, il suo astro. Dissimulatore e gioviale sempre, anche quando avrebbe avute ragioni di malumore, aveva finito col conquistare, se non proprio la stima, la simpatia di tutti, e tutti gli perdonavano la sua mania letteraria, credendolo, in tutto il resto, serio e di ottimo cuore.
Valerio, per, e Bianca non erano del parere generale: tuttavia, siccome Xenio non aveva mai fatto male ad una mosca, e, in fin dei conti, non tutti si pu essere anime elevate e nessuna  perfetta, cos avevano finito per accoglierlo lietamente, insieme agli altri amici, anche in casa propria.
Valerio, prima che entrasse Xenio, si pass una mano forte sulla fronte, quasi a spianarne le rughe improvvise; quindi si mise a frugare ostentatamente fra le sue carte.
 E cos? disse Xenio entrando, hai fatto colazione?
 S e tu?
 Io, certo, non sarei qui allora, vieni con me? Ho una bellissima giovane saura, comprata ieri a Sampierdarena; andiamo a trovare i suoi padroni di ieri?
 Non posso, grazie!
Oh! che hai da fare fanullone! Che frughi in queste carte, che cerchi?
 La Sfinge.
 La Sfinge? che sarebbe?
 La gloria!
 Tu non hai da cercar molto, Valerio, disse amaramente Xenio, essa ti ha gi baciato in fronte.
  vero, ed ho sentiti gli applausi rumorosi, le lodi altisonanti di questo mondo, che pur ne  tanto avaro.
 Taci, taci!  disse angustiato Xenio e sedette.
 Perch? Lasciami parlare, io ti comprendo, Xenio, io lo so: tu hai una grande passione, grande, capisci? E la difficolt immane, invincibile, la trovi sulla soglia; varca quella soglia, e il giorno dopo, il mondo sar a' tuoi piedi, anche se, di poi, dirai delle cose senza valore. Oh, Xenio, se tu sapessi quant' profondamente gioioso vedere il mondo che palpita d'ammirazione o d'invidia dinanzi a te!
 Taci, taci! non m'importa.
Ma Valerio non taceva; conoscendo a fondo il debole dell'amico, ei lo teneva in pugno, avvinto a quella sedia, che pareva in convulsioni essa pure; Valerio continuava:
 Oh! se tu provassi la brezza inebbriante che venta in volto la gloria? Sentirsi adorati dai generosi, temuto dai vili: morso dai botoli, ammirato dal volgo, invidiato da tutti! Vedere il grande, il potente che scende a te, ti sorride, ti stende la mano, e adorna della tua persona i pi alti gradini dal proprio soglio! Sentirsi alto alto, superiore a tutte le bassezze umane, allo stesso dio dell'oro; sentirsi vicino all'infinito, ove tutto  sublime, divino! ineffabile! Credi, Xenio, essa  tale commozione, tale ebbrezza, che non ha alcun riscontro in nessuna delle gioie che vi procura il vostro oro!
  vero, vero! Rispondeva Xenio, dimenandosi sempre sulla sedia come un ossesso, mentre un ronzio confuso di battimani gli intronava le orecchie, e una fantasmagora di illusioni, di folli desideri gli turbinavano nel cervello gonfio di vanit, desideroso di giungere altezze che, ora, poteva solo ammirare da una bassura molto, molto profonda.  vero,  vero, continu cogli occhi fissi a quell'altezza vertiginosa; ma, vedi, sar sincero con te, io non ho l'ali, pure vorrei volare alto anch'io; ma... mi invidian tutti costoro!.... Cio: gli amici no; ma certi imbecilli, critici di mestiere ch'io non conosco. Oh! se li conoscessi! Cerberi, Cerberi sono! Cerberi invidiosi e maligni!
Valerio aveva le labbra frementi per il grande sforzo che faceva su se stesso, temendo di tradirsi innanzi tempo, prima che il vanitoso fosse salito in tanto fermento, nella sua folle passione, da decidersi al gran passo, cui Valerio voleva trarlo.
 Sicuro, gli rispose, cerberi sono, che abbaiano ogni volta non si d loro quella tale spanna di fango, con che Virgilio si fece propizia l'ingorda belva infernale.
 Potessi dargliela anch'io! ma chi sono? dove sono? chi li pu prendere? E poi, se tace uno, ne saltan fuori canto.
 Anche questo  vero; pure c' un mezzo per farli tacere tutti d'un colpo, e poter ergersi sovrani ed intangibili sopra di loro e contro di loro.
Xenio, in preda ormai alle vertigini del desiderio di gloria, che gi pregustava, non si guardava pi; dissimulazione, ipocrisia, falsa modestia, avarizia, tutto, tutto era scomparso dall'animo suo, nel quale ormai non regnava che una passione assoluta dominatrice, che un'idea fissa e potente: raggiungere la gloria ad ogni costo; quella bramata gloria da lui intravista e che Valerio ora gli rappresentava con colori s abbaglianti. Coi denti che gli battevano per l'ansiet, coll'occhio quasi febbricitante, avvicin la sua seggiola a quella di Valerio, chiedendogli con voce e mani tremanti:
 Quale, quale; foss'anche la met della mia sostanza ch' pur vistosa!....
 Non tanto, Xenio, bastano centoquarantamila lire.
Xenio non si scompose per la cifra, era milionario, ma parve non comprendesse; Valerio, quasi certo ormai del raggiungimento del suo scopo, accalorava sempre pi.
 Non ti ho detto, soggiunse, che basta varcar la soglia?.... Ebbene, io ti do il mezzo di varcare questa soglia; tu mi dai in compenso quella somma e domani, la gloria  tua.
Xenio cogli occhi sbarrati, senza comprendere nulla, sudava freddo; Valerio implacabile continuava:
 Domani tu ti riveli grande d'un tratto, capisci? sbalordisci i tuoi ostinati detrattori con un lavoro che s'impone. Essi prima non credono ai propri occhi, poi, rimangono confusi, poi, ritirano le corna; i pi ostinati e superbi tacciono, gli altri gridano alla sublime, inaspettata rivelazione, il mondo si scuote, ti guarda.... ti ammira: la vittoria  tua.  Xenio si alz febbricitante, disilluso.
 Ti dissi gi, rispose, ch'io non sono ancora da tanto; ci vogliono anni di lavoro, di studio, e poi.... chi mi assicura che riuscir come tu dici? E poi.... io ho fretta; son gi ai trent'anni e le elezioni sono vicine!
Si morse le labbra, e impallid; come mai gli era sfuggita anche questa seconda rivelazione dell'anima sua? Evidentemente aveva perduta la testa, Valerio si era dunque impadronito di lui? Arrabbiato, prese il cappello per andarsene.
Valerio l'afferr per un braccio con tutta la forza della disperazione che aveva nascosta in cuore, e con voce rauca, concitata gli disse:
 Xenio, da tre anni, io mi son messo in capo di risuscitare il poema cavalleresco; riverberando tutta la luce degli antichi eroi sui cavalieri dell'umanit nei tempi nostri, e credo d'esserci riuscito. Tutta l'anima mia, sdegnosa d'ipocrisie e di menzogne, odiatrice d'una falsa civilt che ipoteca il valore dei grandi a servigio e vantaggio degli affaristi e degli sfruttatori d'ogni istituzione gloriosa, d'ogni sentimento generoso, io l'ho trasfusa nel mio lavoro.
I grandi, ultimi eroi del pensiero e della spada, hanno, per me, lasciate le loro tombe, ed armati della forza che Cristo spieg nel tempio, circonfusi di luce divina, smascherano i mercanti della scienza e della patria. Questo mio lavoro porter la gloria, lo so, lo sento. Ora sappi, che nessuno non ne ha mai sentito una riga, nessuno lo conosce; volevo gridare d'un tratto; griderai tu, e la gloria sar tua. A me, rimane la mente, ne far un altro che mi ricompenser di questo che ti cedo; ma, intanto, avr le migliaia di lire che mi occorrono entro un'ora,
Xenio, rinvenendo d'un tratto dallo sbalordimento, di un sobbalzo: Io? io? url, ma che mi credi? uno stupido? Valerio si sent agghiacciare il cuore:
 Ti giuro, rispose, che nessuno sapr mai nulla: tu padroneggi, per istante, il mondo; confondi i tuoi critici pi acerbi; poi, varcata questa maledetta soglia, presenti lavori veramente tuoi, ed avrai allora la soddisfazione maggiore, quella di vedere riconosciuto il vero tuo merito, prima no!
Xenio pensava, gli tremavano i polsi e le fibre del volto; pensava alle elezioni vicine; pensava che egli, conte, ricco e grande letterato, avrebbe potuto vincere, stravincere, perch l'arma del ridicolo, per le sue.... tendenze letterarie, non lo avrebbe pi potuto giungere. L'idea di vedere il riso di Mefistofele sparire in una contrazione rabbiosa dalle labbra, de' suoi schernitori, di vederli con lampi d'invidia negli occhi, disarmava quell'io pi di tragedia che di verit; epper, si riprese tosto, domin completamente se stesso, e soggiunse:
 Capisco, tu hai bisogno oggi di centoquarantamila lire e mi proponi un affare, ma domani, o per un verso o per l'altro, si sapr che il lavoro  tuo, ed io cadr nel baratro d'ogni scherno e d'ogni insulto. Non c' che dire, la proposta  veramente d'amico!....
 Ma se ti giuro....
 E chi mi garantisce? valgono forse a questo mondo, i giuramenti?.... Senti, non per farmi bello del lavoro altrui, ma per isfondare queste porte, come tu dici, che mi si chiudono in faccia, e poter poi camminare da me, sicuro di vincere, io accetterei; ma, vedi, bisognerebbe che noi due fossimo legati cos, che la scoperta della cosa disonorasse tanto l'uno come l'altro, e perci, l'interesse del secreto avesse lo stesso valore di onorabilit tanto per te quanto per me. Capisco, che chi rinuncia alla propriet morale dell'opera propria per danaro, non ci fa gran bella figura; ma tu saprai che ce la farebbe assai peggiore.... l'altro contraente. Aggiungi che, per te, lo scopo dell'interesse sarebbe, ad ogni modo, raggiunto; mentre per me.... no; anzi, avrei pagato per peggiorare le mie condizioni.... morali, tu se' savio, e intendi me' ch'io non ragioni.
Valerio si sentiva ormai le lacrime agli occhi; aveva esaurito tutti i suoi sforzi generosi, aveva potuto ideare l'immenso sacrificio, ma ora non poteva immaginare una vilt che egli non aveva e non avrebbe mai commesso.
Questa forza inventiva rimaneva invece tutta intera a Xenio, il quale, avendo gi concepita l'idea fondamentale della propria incolumit morale, posta come condizione, stava concretandola nel modo che gli offrisse la maggior sicurezza.
 Xenio, gli disse Valerio colla gola stretta, abbi piet di me, mi occorrono centoquarantamila lire, subito, capisci?
 Perch? perch?
 Perch, balen sinistramente nella mente di Valerio, perch... ho rubato, rubato a mio padre per il vizio del giuoco, ed ho rubato anche i denari del socio.  Aggiunse precipitosamente il povero figlio al colmo del delirio.
Xenio sembr colpito e commosso:  Confessalo a tuo padre.
 Non posso!
Xenio pareva riflettere, poi risoluto disse:  grave,  orrendo, pure non ti voglio abbandonare; ecco, tu mi lascerai una dichiarazione la quale impegner tanto il tuo onore quanto il mio, di modo che, tutti e due avremo lo stesso interesse a mantenere e far mantenere il segreto, cos che nessuno sappia giammai  giammai, comprendi?  quanto  avvenuto qui oggi tra noi. Ecco, io scrivo quanto esigo, da te, tu trascrivi, se credi, e firmi; se non vuoi, restiamo sempre buoni amici; chiudiamo quest'ora fra una parentesi della nostra vita, e la dimenticheremo affatto.
Valerio intontito, smarrito per quanto aveva detto, assent; Xenio prese un foglio colla scritta stampata di casa Malli, e verg queste righe.
Io Valerio Malli, ho rubato ieri centoquarantamila lire a persona affatto estranea, ed oggi, per rimediare alla colpa commessa, e, per aver salvi onore e libert, cedo al conte Xenio dei Vallanti un mio lavoro perch ne faccia quell'uso che crede e ricevo da lui, in compenso di detto lavoro e del mio segreto, la somma che devo rimettere al suo posto, pena l'infamia, se mancassi.
Quindi, porgendo il foglio a Valerio aggiunse. Onore per onore; vita per vita; o accetti, o addio!
Valerio, divenuto, da dominatore, schiavo di costui, e per le angoscie in cui si dibatteva e per la tremenda colpa che si era inventata, scorse rapidamente il foglio, poi, senza pi pensare a nulla, e reprimendo un singulto che gli schiantava il petto per escirne, trascrisse e firm.
Xenio prese quindi il foglio sul quale aveva scritto lui stesso, lo pieg lentamente e se lo ripose in tasca, dicendo: Questo  mio, va distrutto subito, e quest'altro  tuo ancora, tienlo, vado a casa a prenderti la somma in titoli al portatore, o in contanti come vuoi; tu intanto pensaci ancora, bada che faccio questo per te, per te solo! Dirai: allora, perch non mi presti il denaro senz'altro? Perch tu m'hai fatto capire che questo mezzo mi  troppo necessario per vincere, e....  mi valgo del tuo consiglio e della tua cooperazione mediante, s'intende, il compenso che esigi. Se per in questa mezz'ora tu cambiassi d'avviso e preferissi raccontar ogni cosa a tuo padre, allora distruggi il tuo scritto e.... amici pi di prima. Se no, rimanga com' stabilito; siamo intesi? Vado e torno. 
Batt leggermente sulla spalla a Valerio, in segno di protezione, gli strinse la mano inerte, ed usc.
Valerio cadde singhiozzando sulla sedia dopo che l'uscio si fu rinchiuso; poi si asciug prestamente gli occhi, apr lo scrignetto prese il suo manoscritto, lo svolse, lo guard, lo depose sul tavolo; vi pos sopra la faccia  pallidissima e rimase cos a lungo, mormorando:
Come farebbe una madre sciagurata, cos ti rifiuto, o figlio dell'anima mia; quanto amore trasfusi in te! con quanti palpiti ti diedi vita! Ed ora, va, va cogli ignoti, va coi tristi; tuo padre... ti scaccia.
Chiuse gli occhi e non s'accorgeva che le lacrime scorrevano mute dal ciglio abbassato. Si scosse... le vide... e sent una profonda piet di s; vide quel pianto dell'anima sua e si sent stringere il cuore; pass colla manica sul foglio bagnato, l'umor caldo fece dilagare l'inchiostro dalle lettere cos che, le parole I grandi Cavalieri dell'Umanit rimasero tutte sfregiate da un'ombra incomposta, simile a quella che le nubi fuggenti e rincorrentesi gettano talora sul sole. Valerio sorrise amaramente, baci lo scritto, ed esclam: O grandi, grandi eroi morti! spirati in esilio, o straziati in patria, datemi, datemi un po' di quell'alto coraggio ch'io ho esaltato, sentito in voi; siete pur miei! Addio, addio, vi guarder dall'ombra e dalla menzogna che da oggi mi avvolge; ma voi, voi che siete nella luce e nella verit, voi, voi mi benedirete! Addio visione del bello e del bene, addio poesia! il mondo  tutto rovina e menzogna, ora sono veramente nel mondo; sono uomo, addio! 
S'alz trasformato nel viso, che aveva preso un'espressione dura, leg strettamente collo spago il manoscritto, lo avvolse in un foglio colorato e lo ripose, unendovi la dichiarazione fatale, poi attese passeggiando febbrilmente, nella tema che Xenio si pentisse, si ricredesse.
Bianca vegliava; quando s'accorse che Xenio se n'era andato, s'accost all'uscio della sala, sent Valerio passeggiare, picchi.
 Vieni, Bianca.
 Sei solo?
 S, ma Xenio deve tornare subito. Spero!
 Che cosa?
 Le centoquarantamila lire fra pochi minuti; Le nostre.... diremo a Delfi che le teniamo noi.
Sguardi attoniti ed interrogativi di Bianca	: Che cos'hai fatto? che cos'hai fatto? colui non te le dona certo.
 Me le presta.
 Non  possibile.
 Tutto  possibile, quando si sanno trovare le vie per arrivare a certi cuori.
 Spero che non mi lascierai nell'ignoranza di ci che ti riguarda; anzi, che ci riguarda.
 No, certo, ma abbi pazienza, non  ancora finita.
 E perch non ti consigli con me? perch non ci consultiamo insieme? non hai mai fatto cos!
Valerio sospir, sapeva benissimo che Bianca avrebbe inorridito dinanzi al vile mercato; era egli cercava un'altra menzogna: sicuro! anche lei bisognava ingannare. Valerio non voleva perdere la stima di nessuno, neppure della sorella; e poi, perch darle inutilmente un altro dolore?  Saprai  rispose, per darsi tempo di trovare. In quel mentre si sent arrivare Xenio; Bianca dovette ritirarsi di nuovo.  L'amico entr ilare, non aveva affatto cambiato idea, anzi si era rinfrancato in essa.
 Eccoti, disse pacatamente entrando, se sei ancora deciso, qui ci sono tutte quante in contanti; le tenevo nella Cassa forte per la compera che volevo fare in questi giorni di una villetta svizzera; ma non ho fretta io, mentre tu hai fretta.  E andava sciorinando i biglietti da mille, che divideva in mazzetti da dieci ciascuno. Valerio, affatto muto, prese il suo Poema, la dichiarazione trascritta e pose il tutto vicino ai biglietti. Quale amara derisione! V'era un'anima in quel manoscritto, un'anima che piangeva, che perdeva ogni fulgore di bellezza e nobilt sotto la forza ferrea della materia, il bisogno; ella si vendeva, l'oro la comperava, trionfava la vilt; il Genio gemeva oppresso sotto il peso del ferreo bisogno, n le sue ali potevan trarlo di sotto la forza bruta ma strapotente, che lo aveva vinto e fatto schiavo.
Xenio, colla massima indifferenza, come se prendesse un pegno di nessun valore e quasi per far piacere all'amico, stese le mani adunche sul grosso rotolo di carta; torn a leggere la dichiarazione, poi la ripose nel portafoglio; quindi, quasi quell'aria gli fosse divenuta ad un tratto irrespirabile, stese la mano a Valerio per andarsene. Il poeta mostr non vedere quella mano, ma afferrato per un braccio il proprio compratore, esclam: Te lo raccomando!
Xenio di in una gran risata: Diamine, vuoi che lo butti via?
 Non toccarlo!
Xenio cap anche Valerio aveva dunque del disprezzo per il suo valore intellettuale? lo riteneva capace di guastare un poema ove avesse voluto modificarlo a modo suo? Si sent una vampa di sdegno alla fronte, ma subito si represse, e guatando negli occhi Valerio, gli disse lentamente: Spero non dimenticherai mai ci che scrivesti in questo foglio; perci questo lavoro non deve mai pi interessarti, come se tu non l'avessi pensato mai! Ora  mio, e capirai bene che i gusti sono differenti; oltre di ci, anch'io sento forte l'amor proprio e desidero che il poema diventi veramente mio, anche per un po' di vero mio merito. Il Manzoni disse d'aver tratto il suo romanzo da un manoscritto anonimo; io far realmente ci ch'egli finse; lavorer sul tuo poema secondo i miei gusti, uniformandolo a' miei concetti sulla vita, e sugli eroi, e solo quand'esso sar diventato gran parte dell'anima mia, quando molte delle mie notti le avr vegliate su queste pagine, allora solo pubblicher il poema; e credilo, ci sar parecchio ancora del tuo, ma molto pi del mio; il tuo lavoro sar stata la base, sulla quale io avr posto il mio piedestallo; ma tutto ci che ti pu interessare? Qual venditore s'interessa dell'uso che i consumatori faranno della sua merce? Hai compreso? Orbene, questo scritto non esiste pi per te; non pu quindi toccarti qualunque debba essere la sua sorte. Siam d'accordo?
Valerio sudava freddo, ma ormai il suo destino era irrevocabile; anzi l'idea del tempo che fuggiva, il ricordo del padre esposto, in quel momento, al disonore, forse al suicidio, l'assalsero con una febbre di spavento e di impazienza. Nella confusione dei suoi pensieri, stese la mano a Xenio per accomiatarlo pi presto.
 Scusa, Xenio,  stata una debolezza, dir, paterna; tu hai perfettamente ragione, arrivederci in momenti migliori.
 E ricordati... bada che le imprudenze sono fatali!   Disse Xenio spingendo la porta d'uscita, ed alludendo alla dichiarazione scritta.
 Vivi tranquillo, rispose Valerio, il segreto ci interessa nello stesso modo entrambi, e con la stessa forza!
La porta pesante separ finalmente quei due che la sorte, quasi a schernire ogni ideale umano, aveva posti di fronte l'uno all'altro; e aveva legati in un vincolo di connivenza funesto, come talvolta le forze telluriche, ne' loro sussulti feroci di collera, seppelliscono sotto le stesse rovine, il corpo del morto insieme al vivo, ancor anelante alla luce, alla vita.
Valerio non sentiva pi lacrime; il sacrificio era ormai compiuto, l'anima si abituava gi ad esso come il corpo si abitua alla spina conficcatasi tra le sue carni; guard il denaro: Basta!, disse, il genio  ancor mio, ed  intangibile! Si pu lavorare ancora! S'accost all'altra porta: Bianca!
Bianca accorse, entr, vide l'oro  l'oro di Xenio!? N'ebbe terrore.
 Valerio! e nostro padre? hai accusato nostro padre, Valerio?
 Sciagurata, url il giovane, cos stimi tuo fratello?
 E allora?
 Allora,  un affare come un altro! Oh! aggiunse con riso amaro, voi, donne, credete proprio molti uomini incapaci di generosit, nevvero? di forza di sentimento, di piet, nevvero? Ebbene, Xenio fu generoso, sentimentale, pietoso; gli ho detto trattarsi di un debito di giuoco, debito d'onore che non potevo confessare al babbo ed egli mi ha creduto, mi ha prestato ad un tenuissimo tasso, tempo dieci anni per la restituzione; ti par cattivo ora Xenio?
Bianca era sbalordita; a nessuno avrebbe ella creduto quella storia di generosit di Xenio, ma al fratello perch non doveva credere? Perch Valerio doveva mentire a lei, a lei colla quale aveva comuni sangue ed anima? Ma ella si era dunque sbagliata nel giudicare? Xenio valeva per cuore quanto Andrea, quanto il suo amico pi caro? Si cacci i capelli dalla fronte: Se lo dici tu, ti credo, rispose ancora esitante, ed ora che facciamo?
 Gi, ecco, ora che facciamo?
Valerio, felicissimo di cambiar discorso e trovando nel dovere di fare un grande sollievo all'anima ancora oppressa dal pensiero dominante, soggiunse: Le centoquarantamila lire si debbono al socio; poi inventeremo una lettera ben diversa di quella vera del babbo. Per lui, per tutti, il babbo sar partito per un viaggio di piacere, lasciando a noi e al socio l'incarico di condurre avanti l'azienda.
 Ma, noi non possiamo...
 Si sa, noi non possiamo, non abbiamo pi denari, ma questo lo sapremo noi soli; per il mondo, noi, poeti e letterati, rinunciamo all'industria, al commercio e ci ritiriamo in citt, a... a lavorare. Ora per, appena liquidati i conti con Delfi, io coll'aiuto d'Andrea, rintraccer subito il babbo, e lo ricondurr a casa; poi.... vedremo! Oh! Bianca, siamo giovani entrambi, abbiamo ancora l'onore, la giovent, l'ingegno nostri, tutte le nostre forze, perch dobbiam piangere, perch dobbiam morire? Purch al babbo non capiti disgrazia maggiore; purch riesciamo a strapparlo a quella trista e ricondurlo fra le nostre braccia, per amarlo, per assisterlo di pi, potremo essere ancora contenti, Bianca, Bianca, bisogna essere forti!
 Mi vedrai alla prova; non  timore il mio,  desiderio di conoscere precisamente il punto del labirinto a cui siam giunti, per poter orizzontarci meglio verso l'uscita.  Poi, dopo un'esitazione, riprese: E dimmi, e con Armida, come fai?
Il nome e la forma della domanda fecero su Valerio l'effetto di una scossa elettrica, ma subito si rasseren.
 Armida sapr ogni cosa come sai tu, e non mi amer meno per questo; essa  ricca, ama in me il genio, e il genio mi resta; far presto opere che mi faranno onore....
 Pubblicherai subito il tuo Poema?
 Appena l'avr finito.
 Oh! non l'avevi gi finito, proprio questa mattina? Ripet la sorella, senza per, neppur lontanamente sospettare il vero.
 S, rispose, dopo un'apparente distrazione Valerio, ma ho pensato di aggiungere altri due o tre canti; voglio finirlo pi tragicamente.
A Bianca sembr che questa diversione del lavoro dall'unit del concetto organico primitivo potesse essere tutt'altro che artistica; ma non era tempo di riflessioni letterarie, n pens neppure che, quella mattina il fratello non poteva aver ripensato al suo lavoro, onde non fece, al proposito, alcun'altra obiezione. Invece, fermando il suo pensiero sull'illusione che Valerio s'era fatto circa l'amore d'Armida, riflett: Chiss? non mi ero forse ingannata anche nel giudicare Xenio?
 Il sig. Delfi annunci Giovanna.
 Entri, entri; risposero i fratelli.
Cos dicendo, Valerio cacci in fretta i biglietti da mille nella Cassa forte, che chiuse tosto: mentre Bianca andava sulla soglia ad incontrare il socio di suo padre.
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CAPITOLO 4.
 Nella Lotta.
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Delfi, del cui carattere sappiamo gi qualche cosa, entr sereno, come si entra in casa d'amici che si amano e si stimano, e dai quali si sa di essere del pari contraccambiati. Egli era ancora ignaro di tutto.
 Buon giorno, figliuoli, disse entrando, state bene eh? E Malli pure;  uscito?
 S, ma!.... Rispose incerto Valerio.
 Che cosa c'? Chiese con noncuranza l'industriale.
 C' ch' partito improvvisamente per un viaggio di.... di divertimento ed ha lasciato a me l'incarico di sostituirlo nell'azienda; il fondo di Cassa  l, oggi si regoleranno i conti tra noi, come se fosse qui lui!
Delfi, che stava deponendo il soprabito, rimase esterrefatto col braccio alzato. Diamine, diamine, esclam meravigliatissimo, quando  partito? non poteva aspettarmi almeno oggi? Perch non mi ha scritto? dove  andato, con chi  andato?
E cacci con moto nervoso il soprabito sulla seggiola, che stava sotto l'attaccapanni.
Quelle domande erano troppo naturali e legittime; ma Valerio, impreparato a tutto, e dovendo inventare nuove bugie, arross e cerc, l per l, invano nella sua mente; per fortuna, lo soccorse subito la sorella.
 Signor Delfi, pur troppo, bisogna armarci, noi, di coraggio, voi di pazienza.
Il babbo sembra che sia impazzito improvvisamente, egli  partito senza dire quando ritorner; non ne sappiamo di pi. Lo cercheremo, vedremo di sollecitare il suo ritorno poi....
 Quel che pi importa, soggiunse Valerio,  che la somma che vi si deve, sig. Delfi,  l....
 Chi vi chiede questo, ragazzi? Quello che vi chiedo, se potete rispondere,  il perch di questa improvvisa, inspiegabile partenza, che mi ha l'aria di un vero atto di follia. Del resto, so benissimo che Pietro Malli  il primo galantuomo del mondo; che non farebbe mai il menomo atto disdicevole per s o per figli suoi; intanto oggi non voglio affatto liquidare non voglio parlar d'affari, aspetteremo lui! Diamine, non sar andato in capo al mondo, spero.  E, riprendendo il suo soprabito, guardando in faccia i fratelli turbati, riprese: Animo, ragazzi, torner fra mezz'ora, preparatemi intanto la colazione, mangio con voi, siete contenti?
 S, s  risposero con sorriso forzato i fratelli, contenti infatti, che, per il momento, egli se n'andasse.  Al vostro ritorno, sig. Delfi, troverete il ragioniere, e....
 Va bene, va bene, aggiunse il socio, egli avr certamente tutti gli ordini; via, via, nulla di straordinario in fine, arrivederci.  Strinse la mano a tutti e due, e li lasci.
Appena fu uscito: Presto, presto, disse Valerio, prepariamo una lettera opportuna che fingeremo scrittaci dal babbo dopo la sua partenza.
 Ma e la scrittura? Delfi la conosce la mano del babbo.
Il giovane, pens un istante, poi rispose:  Siamo in piena commedia o tragedia, come tu vuoi; bisogna saper recitare: la lettera la terrai in mano tu e la leggerai tu stessa forte a Delfi; sappi fare, perch egli non possa osservarla da vicino e molto meno, non abbia modo di prendertela. Ed ora stammi attenta.  Suon, venne Giovanna.
 Prepara per tre.
 Cio, per quattro, aggiunse la ragazza; non c' a colazione anche il sig. Delfi?
 Prepara per tre  soggiunse secco Valerio, e manda Tommaso ad avvertire il ragioniere Vanchi, perch sia qui fra un'ora.
 Ih! quanti misteri,  pens la pettegola, ed usc per adempiere ai comandi de' suoi padroni. Poco dopo, mentre i fratelli stavano lambiccandosi sulle parole che il babbo doveva aver loro scritto, dalla sua prima stazione, per il socio e per essi, torn il loro amico Andrea.
 Dunque?  chiese ansioso Valerio.
 Che avete saputo, nostro buon amico? domand tremante Bianca.
 Che Pietro Malli e la sua compagna hanno preso il biglietto di 1a classe per Nizza; ma il loro viaggio non si fermer certo a questa stazione; sono persuaso che colei lo condurr, pi presto che potr, a Monaco, per disfarsene, poi, anche pi presto.
 Oh! se potessi raggiungerlo a Nizza, prima che quella trista possa carpirgli... il patrimonio che ha preso con s!
Si morse le labbra; perch quasi gli sfuggiva il terribile segreto. Andrea, per, senza addarvi in apparenza, comprese in parte la terribile verit. I suoi amici ricevevano certo da quell'avventura un gran colpo nei propri averi e si propose, in cuor suo di vegliare, per aiutarli, quindi rispose:
 Certo, ma non ti sar facile raggiungerli: la sirena dev'essere troppo addestrata a questo genere di rapina: sta sicuro che non si fermeranno molto in alcun luogo. Ad ogni modo, la prima tappa  questa: Nizza. Vuoi che ti accompagni, Valerio sino a Nizza?
 No, no, mio padre non deve arrossire in faccia ad alcuno.
 Non c' di che, Valerio; debolezze umane! Via, un uomo, anche a cinquant'anni pu cadere nei lacci di una sirena: il peggio sarebbe se egli ve la conducesse in casa qual madre;  sopratutto questo che bisogna impedire, caso mai, colei potesse cambiar parere.
Bianca a quell'idea inorrid. Oh la mia casa, la mia santa casa! esclam.
 Ad ogni modo, il da farsi, oggi,  questo, riprese risoluto Valerio: liquidare i conti con Delfi, avvertirlo che la cartiera rimane, per alcuni giorni, senza direttore, ed io partire subito questa sera per Nizza, e di l, dietro a loro, finch ritrover mio padre. 
Gli altri due assentirono; intanto Giovanna venne ad avvertire che la colazione era pronta; i fratelli volevano trattenere l'amico, ma questi, pensando ch'essi avrebbero dovuto parlard'affari con Delfi, addusse suoi obblighi particolari e s'avviper uscire, promettendo che sarebbe tornato verso sera.
Valerio, salutatolo, pass nella stanza attigua: allora, Andrea, soffermatosi sulla soglia, si volse a Bianca che pareva ancora come colpita dal fulmine, e sembrava aver dimenticato che egli l'amava, che l'anima di lui palpitava in quel momento con la sua in un dolore comune.
 Bianca, le disse, voi sapete che sulla terra avete un amico il quale non cambier mai di cuore per cambiar di eventi: checch avvenga di vostro padre, della vostra sorte, della vostra condizione, io sar sempre l'uomo che vi ama e che vi deve la felicit della vita: quella poca che  permessa ai mortali, e che nasce dall'amore.
 Grazie,  rispose tristemente Bianca, chinando la frontepura, sotto il peso di un disonore non suo.
Andrea la guard fisso, ella dubitava od era in quel momento irrigidita dalla sventura improvvisa, dalla visione paurosa d'un avvenire ignoto, e non meno minaccioso? Egli le si avvicin, le prese la mano inerte, gliela baci: Bianca, voi siete troppo santa, perch possa toccarvi alcuna macchia; voi siete come Beatrice fra i dannati  la miseria umana non vi tange,  la gemma potr oscurarsi all'occhio profano, se mista al fango, ma il suo fulgore, la sua purezza rimangono intatti: essi sono in lei, ne formano l'essenza incorruttibile. Bianca, voi siete la gemma immacolata fra i tristi traviamenti degli uomini.
La giovane si sent commossa, volse lo sguardo soave, pieno di lacrime, a quell'uomo s raro al mondo, e, in un impeto di fiducioso abbandono, esclam: Andrea, oggi, non ho che il cuore da darvi, ma se questo cuore lo apprezzate tanto,  vostro da molto tempo; lo sar sempre.
Gli occhi d'Andrea rifulsero di felicit, strinse nelle sue le mani della fanciulla, la baci sulla fronte e conchiuse: Coraggio, Bianca, coraggio; quando non si  soli in mezzo alla folla dei cattivi o degli indifferenti, il coraggio  un dovere. E la lasci.
Bianca comprese e gli fu grata; ma la sventura morale che colpiva il padre suo non ammetteva, in quel momento, conforto; per siccome l'avvilirsi non avrebbe giovato a nessuno, cos ella comprese come, da quel giorno, le incombesse un grande dovere; quello di non versare sterili lacrime, ma di oprare accanto al fratello che non aveva neanche la fortuna d'aver riposto tanto felicemente, come lei, il suo cuore.
Passata nella sala da pranzo, trov Valerio e Delfi che discorrevano tra loro animatamente; il giovane voleva ad ogni costo liquidare, quel giorno stesso, almeno la partita corrente: il socio rispondeva che non capiva quell'urgenza ostinata; che egli doveva fermarsi in Genova almeno una quindicina di giorni, e che intanto Malli sarebbe tornato.
 Ma devo partire anch'io  scatt Valerio impazientito.
Delfi corrug la fronte, e in quel momento, in quel momento solo, intu che gli si nascondeva qualche cosa; s'accorse allora del pallore insolito di Bianca e lesse negli occhi torbidi di Valerio un profondo turbamento. Uomo d'affari, ma di gran cuore e gran coscienza, parato a guardare in faccia qualsiasi sorte, a molto perdonare e poco colpire, comprese che quelle due anime erano afflitte nell'amor proprio e non volevano che il loro dolore fosse scandagliato. Veglier, disse fra s, poi forte:
 Allora come volete, caro Valerio, del resto, vedo assai volentieri che lasciate, per poco, il cielo azzurro della vostra poesia, per scendere in terra fra la polvere degli affari. Ma s, vedremo, liquideremo fra poco: siamo uomini, eh?
Si parl d'altro, e il semplice asciolvere giunse presto alla fine.
Delfi, pi che di tutto, si preoccupava di Bianca, del suo pallore, della lacrima mal repressa, del nessun appetito che adduceva.
Delfi da molto tempo l'amava, l'amava profondamente: egli era gi un giovane fatto, quando ella era ancora fanciulletta. L'accarezzava, allora, l'aiutava ad arrampicarsi sugli alberi del giardino per cogliere nespole e pere; pi tardi l'affetto quasi paterno era diventato pi timido, rispettoso, quasi pauroso di s; poi, un bel giorno, il povero uomo aveva dovuto confessare a se stesso che egli l'amava di passione, l'amava colla pi ineffabile tenerezza. Egli, per, si reput indegno di lei! Maggiore di dieciotto anni, affatto ignaro di scienza e d'arte, punto elegante nel vestire, piuttosto tozzo della persona e non bello di viso, per quanto di maschia ed aperta fisonomia, quand'egli vedeva quella figurina gentile, esile girare pei fiori del giardino, nella sua candida veste di fanciulla angelica, si diceva: Specchiati, specchiati, Delfi, fruga nel tuo talento, e poi vedi se sei degno di tanto.
Cos passavano i mesi aggiunti a mesi, ed un bel giorno, Delfi, senza nulla aver perduto della sua passione, e senza neppure aver nulla osato, s'accorse che l'amata creatura aveva dato il suo cuore al pi caro amico di Valerio. Per un istante, se ne arrovell l'animo, si diede dello stupido, del senza fegato; poi, a poco a poco, si calm, pensando, come se tirasse delle somme:
 Infine  pi bello colui, ha la stessa sua et,  elegante e poi  uno scienziato come lei, mentre io, ahim! non m'intendo che di carta e stracci. E poi specchiati, Delfi, soggiungeva, e pensa alla tua et.
Cos si andava ancora ripetendo, quasi come un ritornello, ogni volta che, guardandola, se ne sentiva commosso. Quel giorno, adunque, vedendo Bianca tanto abbattuta e pensierosa, ne fu penetrato sin nel profondo dell'animo, e subito, preso da maggior turbamento, drizz le orecchie come un buon cane da guardia, che senta alcun che di sospettabile nella casa.
Poco dopo, giunse il ragioniere, i tre uomini passarono nello studio; Bianca and a preparare, tutta triste, la valigia per Valerio.
I conti, per parte di Vanchi, erano perfettamente in ordine; Valerio consegn le centoquarantamila lire dovute al socio.
Delfi ne stacc quaranta mila e le restitu al ragioniere, dicendo Lasciatele nella Cassa insieme a quelle che depositer Malli al suo ritorno.
Valerio impallid. L per l, avrebbe voluto opporsi, ma ci poteva svegliare sospetti maggiori nel socio e suscitare un mondo di domande, cui Valerio avrebbe sempre dovuto rispondere col mentire. Tacque. Delfi osservava e rifletteva.
Bianca, ormai completamente padrona di s, lesse la finta lettera, che aveva scritta d'accordo col fratello; in cui Malli diceva che lasciava gli affari per un tempo indeterminato. Ma Delfi, di fine intuito, vide ancor pi buio di prima e scosse il capo.
Valerio s'alz nervoso, l'industriale lo imit; poi calmo, sorridente, gli stese la mano dicendogli:
 Partite pure, ma tornate pi presto potete; fino al vostro ritorno provvedo a tutto io qui, poi riparleremo. 
Si lasciarono.
Delfi, giunto in istrada, pensava. alla lagrima furtiva al tremito di Bianca, mentre leggeva la lettera e diceva tra s; Attento, Delfi,  tempo ormai di far oprare qualche cosa di bene al tuo grande e stupido amore.
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CAPITOLO 5. 
In Viaggio.
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...Alla sera, Andrea, venne a vedere che si facesse: fu in breve, informato di quanto i fratelli volevano solo fargli sapere; Valerio era gi pronto; la carrozza, addetta alla Cartiera, aspettava al cancello del giardino, Giovanna vi port la valigia, e Valerio, impedito alla sorella che lo seguisse per tema che qualcuno la vedesse piangere, s'avvio con Andrea.
Salirono entrambi, in carrozza. Valerio diede un'occhiata alla sua variopinta, sorridente casetta; essendo festa, non c'era che qualche operaio nella fabbrica, egli guard ogni cosa, come se vi lasciasse l'anima per sempre, la sua bell'anima, fidente, poetica, ignara del male e de' suoi aspetti ingannatori; ignara delle lotte della vita e delle miserie umane ch'egli aveva spesso cancellate, senza averle viste mai; chin il capo abbattuto e trasse un lungo sospiro.
Alla stazione, discosta qualche chilometro, Andrea offr di nuovo il suo aiuto, raccomand all'amico di scrivere subito subito qualche cosa, comunque fosse, e si lasciarono.
Valerio aveva, per poter far fronte a qualsiasi necessit del padre, portate seco le poche migliaia di lire, di cui poteva disporre; arrivato a Nizza, conoscendo le abitudini ricche di suo padre, scese ad uno degli alberghi di maggior lusso. Fingendo di cercare alcuno, fece il giro di tutte le sale, nulla! Pass ad un altro albergo, ad un terzo, nulla! S'attent allora, arrossendo e tremando nella voce, a chiedere conto dei due fuggitivi ai padroni, ai direttori d'albergo, ai camerieri, nulla; o solo indizi vaghi, che di nulla lo potevano assicurare.
O a Parigi o a Monaco, pens, ma poi riflett: se quella trista vuole disfarsene presto, l'avr condotto senz'altro a Monaco, dove il poveretto non potr certo rimanere a lungo: in poco d'ora, sar spogliato di tutto.
Immaginando, allora, che suo padre potesse suicidarsi, si sent la febbre dell'impazienza; aspett, passeggiando lungo quel bel mare che non poteva allora ammirare, il momento della partenza; poi di nuovo, in viaggio per Montecarlo.
Giunse al luogo funesto quando l'aurora spiegava la sua luce iridescente sui fiori della valle e sulle candide vette dell'Alpi, Qual sorriso di cielo, quale fascino di natura! Ancora il canto della sirena, e poi quel luogo sarebbe parso veramente, all'occhio del forestiero, il giardino incantato d'Armida!
E le sirene pur non mancavano: donne di varii aspetti, di varie et: dalla fanciulla dal volto angelico, alla vecchia menzognera, cui il belletto del viso teneva, da molto tempo, luogo della giovinezza e del rossore.
Come dicemmo, era prestissimo, non si vedeva ancora alcun forestiere; solo pochi lavoratori s'avviavano alle officine od ai campi; il grande malfattore, il palazzo della bisca, era tutto chiuso; sembrava riposare come un feroce e truce sultano tra le palme e i fiori, sotto archi d'acacie e di edera, mentre invisibili odalische, creature angeliche per bellezza e per dolore, muovevano ventagli di bianche piume sul mostro umano addormentato.
La luce dorata del sole apparve presto sulle alte cime dei monti circostanti e avvolse poi, come in un incendio, le finestre ammaliatrici del famoso Casino.
Era l che molti, salendo quel pendio, avevano fissato lo sguardo come ad insperata fortuna, ed era di l che molti avevano guardato gi nell'abisso, ove li chiamava il suicidio.
Valerio si sent stringere il cuore come in una morsa; guard altrove: una pastorella accarezzava una morbida pecora che le lambiva la mano colla dolce incoscienza di chi non sa di vivere. Accanto alle due innocenti creature, apparve poco dopo una gazzella vestita di rosso, dagli occhi fulgidi, maliziosi, arditi; coglieva margherite sul margine del ruscello. Di lontano, veniva correndo, per raggiungerla, una sua compagna in altro leggiadro abbigliamento multicolore; tutte e due guardarono il nuovo personaggio ammiccando fra loro o sogghignando.
Valerio non si accorse della loro arditezza; idealista sempre, egli non vide che la purezza di quelle fronti rosate, il carminio sulle labbra sorridenti di giovent, le chiome fluenti, e quelle personcine care, svelte, pieghevoli, da lui cantate in poetiche creazioni, le quali sembravano sfiorare la terra come spiriti, e lasciarsi dolcemente baciare dalla brezza mattutina.
Se Valerio non si fosse trovato l per una ragione tanto grave, avrebbe pensato ad un poema d'amore, e dalla sua alata fantasia sarebbero certo sbocciati i versi idillici pi dolci e penetranti. Ma la dura realt gli s'impose, le guard di nuovo, ed esse pure lo fissarono; egli ne sent come un contraccolpo al cuore! Ah! non era quella la forma spirituale che la sua anima di poeta aveva poco prima intravisto attraverso le linee pure dei sembianti:
 Sono sfrontate costoro  pens, ed ebbe, nella sua onest istintiva, quasi un moto di repulsione.
Ma.... si corresse, volse il passo, e s'avvicin a loro; esse gli sorrisero, egli s'inchin leggermente. La pastorella guardava, continuando a sprofondar la manina candida nel vello della pecora.
 Bon jour, diss'egli.
 Italiano o francese? chiese, tra il grave ed il comico la multicolore gazzella. 
 Italiano.
 Meglio, soggiunse l'orifiamma: Venite al casino? 
 S, e loro ?
 Noi abitiamo in paese, ma siamo assidue anche noi!
 S?  disse senza meraviglia Valerio; poi: Ci sono molti forestieri? 
 Tanti, tanti, ma sempre nuovi.
 Non c' modo di fermarne uno pi d'un mese,  aggiunse l'orifiamma con volto mesto.
Valerio la guard, sotto quelle ciglia di fanciulla senza sogni, intravide la lacrima di un rimpianto; forse ella aveva amato in un'ora, e quell'ora eternata avrebbe potuto redimerla facendole sentire, nella grandezza santa dell'amore, l'abbiezione di chi lo simula con labbra sacrileghe; ma la visione sognata, qual meteora luminosa, era scomparsa col ritornar del giorno, e l'anima ripiegata su se stessa, era tornata errabonda nel deserto senz'affetti, perduta per sempre!
Valerio comprese, e ne sent profonda piet.
 Ora, ce ne sono molti?
 Qualche centinaia; la gran sala s'apre a mezzogiorno.
In verit, a Montecarlo non si tratta di una sala, ma di vastissimi appartamenti pieni d'ogni lusinghiero allettamento; i quali per, come i raggi al centro, mettono tutti alla gran sala della roulette; ma per le affigliate.... non esiste che questa.
 Ieri, soggiunse Valerio, arrivarono molte persone?
Le due risposero ridendo  era un ingenuo colui, non aveva altro da chiedere?
 Ma s, dissero in tono canzonatorio, a decine a decine, non avete visto anche voi? 
 Ma io arrivo in questo momento.
 Ah! Ebbene, giacch, signore, siete nuovo, volete venire con noi lass, al belvedere?  E accennarono un poggio su cui ride eterna la primavera.
 Grazie rispose il giovane gi annoiato; debbo aspettare qualcuno.
  qui per dar la caccia all'amante, disse piano la multicolore alla compagna. 
Valerio sent, abbass mesto il capo, e le salut, lasciandole.
Esse gli risero di nuovo in faccia, ed allacciandosi a vicenda colle braccia la vita s'allontanarono cantarellando: Libiam nei lieti calici, che la bellezza infiora.
Valerio passava ora accanto alla pastorella, coll'occhio fisso a terra.
Signore! chiam la piccina, e gli offr un mazzolino di viole irrorate dalle lagrime della rugiada. Valerio col pensiero a tutt'altro, diede un soldo e rifiut i fiori.
 Signore  ripet la fanciulla con voce offesa e offrendo ancora il mazzolino col braccio teso.
Valerio la guard, essa non aveva che quello,  Tienlo per un altro.
 No, no, voi l'avete pagato.
 Te lo dono.
 No, no, allora non voglio il soldo perch non l'ho guadagnato.
Valerio mormor: Oh santa onest in mezzo a questa profonda corruzione! Accarezz la pecora, guard la fanciulla nei grandi occhi cerulei e vi lesse la vera, la santa poesia dell'anima. Accett le sue viole, diede un'altra moneta, poi entr in un caff poco distante.
Finalmente, il gran palazzo, che si era chiuso allo spuntar dell'alba, si riapriva ai raggi d'oro del meriggio. Molti uomini pallidi, disfatti, di tutte le et, si avviavano lentamente su per i pendii fioriti.
I giovani, con certe faccie emaciate, giallognole, colle labbra violacee, gli occhi grandi, infossati nel cerchio livido, parevano mummie rideste; i vecchi colle labbra tremule penzolanti, la canizie scomposta, gli occhi come sperduti nelle tumide occhiaie, colle gambe che ostentavano un'energia da gran tempo perduta, vacillanti in verit, aiutati da un elegante bastone, salivano il calvario del disonore e della miseria morale.
 Infamia, infamia, mormorava Valerio, e costui  principe, e si vanta di portare corona, il biscazziere! Ma l'Europa civile non si vergogna di tollerarlo? Che dico tollerarlo? Non avrebbe costui domani diritto a tutti gli onori regi? Non  principe regnante? Ah! la giustizia, ch' gigante fra i pigmei, come si fa nana fra i giganti!
E saliva, saliva, anche lui, pag l'entrata e scomparve nella gran casa d'Averno.
Quivi l'arte e la natura parevano essere state chiamate a gara a mostrare i loro tesori di bellezza, di armonia, di splendori; fiori non mai veduti, dalle tinte pi svariate e soavi, profumavano gli arazzi di un'arte squisita, simulanti soavissimi volti, apparsi e scomparsi nei sogni iridescenti di Faust. Severe cornici d'oro, che davan riflessi azzurri e verdi quasi avessero in s i colori mobili del cielo e del mare, racchiudevano opere d'arte somma di tutte le nazioni, ma specialmente italiane. Ed ogni quadro, ogni statua, ogni cesellatura recava la sua spiegazione brevissima, quasi miniata, in tutte le lingue europee.
Le donne che si movevano in quel luogo, o che posavano su quei divani orientali, o che comparivano e sparivano dalle portiere, sembravano tutte apparizioni fantastiche d'un mondo scomparso; ora sembravano dee avvolte nel peplo aurato, ora fantastiche ancelle dell'Elena greca, quali appaiono, nel terzo atto del Faust, agli occhi del popolino stupito; ora procaci Messaline, ministre splendide e truci di sanguinari imperatori; e da tutte emanava il fascino che toglie altrui la coscienza, e la volont, che soggioga.
Una delle tante, ancora disoccupata, prese per mano Valerio che pareva uno stupido; gli fece fare il giro di molte sale; gli mostr i tesori delle bellezze artistiche col profuse; lo inebbri con acri profumi di fiori esotici, e quando le parve d'avergli paralizzato il cervello, lo condusse nella sala rossa. Valerio era invece completamente presente a se stesso; durante il giro delle sale, non aveva fatto che cercare alcuno tra le persone; il che gli dava quell'aria di novizio intontito, avvertita dalla sirena; anche nella sala rossa cerc di nuovo se fosse tra que' volti alterati, un volto ben conosciuto.
Bench di fuori il sole poggiasse sul meridiano tuttavia l dentro splendeva la luce d'una gran lampada che proiettava sui volti guatanti nel torrente dell'oro la luce rosso-cupa della tappezzeria.
Tutto era cupo l dentro: dal silenzio angoscioso, sovrano, insidiatore, al tappeto verde su cui luccicavano irresistibili i monti di monete; dal rumore stridulo della roulette che girava ogni quarto d'ora, alla voce monotona e secca del direttore del banco, che col famoso ritornello Signori si giuoca invitava e figli e padri a gettare nella bocca del mostro l'onore, la vita, la pace delle loro famiglie. E quasi tutti giocavano; e i monti di monete d'oro si formavano e sparivano, come d'incanto, e il banco, ingoiava il lauto prezzo del suo delitto, mentre delle anime disperate uscivano dalla sala per trovarsi, al di fuori, in faccia o al gelo della morte o allo squallore eterno d'una vita piena di vergogna.
Valerio s'avvicin al banco, punt cinque lire; la sirena sorrise di disprezzo e ne pos sul banco cinquanta. Valerio non volle capire la lezione; vinse, ritir le sue cinque lire e torn a giuocare solo la quota vinta: vinse ancora. Evidentemente il giuoco voleva conquistarlo, allettarlo, attirarlo; sorrise a quella rete invisibile che si propose di disprezzare, e la disprezz, continuando impassibile a giuocare la posta minima accettata.
Intanto cercava inutilmente tra i giuocatori, il padre, o almeno un volto comunque conosciuto, nulla! Un solo momento gli apparve una signora che credette di riconoscere, ma quella tosto scomparve, n gli fu pi dato rivederla. Qualche ora dopo, usc senza aver potuto perdere un centesimo.
Era scoraggiato, stanco, non aveva dormito la notte prima, e quel giorno, pieno d'emozioni, l'aveva sfibrato; sentiva sommo bisogno di un sonno ristoratore, ma il padre, il padre ov'era? Qual pericolo correva in quel momento? Era forse in altra bisca a Parigi, mentre egli perdeva il tempo inutilmente a Montecarlo? Si sent stringere la gola dall'angoscia; smarrito, senza alcun indizio, senza consiglio, sedette sopra un sedile di pietra inverniciato ed arabescato, perduto tra i filari di alloro, e di aranci, e si strinse la sua povera testa fra le mani.
Era gi caduto il sole; nella mattina erasi verificato il suicidio di un giovane trentenne, ma nessuno se n'era commosso; ed ora, l'ultima luce piangeva su quella bara, senza preghiere e sulla quale non sarebbero mai caduti n lagrime, n fiori.
Valerio, senza forza di pensiero, ricacciava invano il pianto, quando una voce, la voce innocente della mattina, Signore, signore! chiam. Si volse istintivamente come un uomo che nel deserto senta l'unica voce umana che gli porti il vento.
 Venite, venite, replic la pastorella, laggi, laggi!
 Che c'? chiese Valerio.
 Un che muore, si  ucciso.
Valerio, punto meravigliato, ma attratto, segu la ragazzetta. In fondo alla lunga via fiorita, gi dalla riva che chiudeva un largo torrente spumante tra grossi sassi, egli scorse un'ombra nera che gemeva. Nessuno intorno, altro che la povera pastorella; Valerio discese in fretta dalla riva, verso la persona che giaceva vicino all'acqua e pareva che volesse trascinarsi sino dove il torrente, piombando dall'altezza verticale di due metri, rendeva possibile la morte sotto la violenza della colonna spumante.
Alla luce ormai scura del crepuscolo, Valerio vide subito una testa bianca. Gli balz violentemente il cuore nel petto, quasi precipit sin l, prese quelle testa fra le mani, la guard  un urlo soffocato  era suo padre!
La contadinella che l'aveva seguito, anzi l'aveva guidato sin l, ora lo guardava dalla riva.
 Presto, presto, le disse Valerio dal fondo, corri, chiama una carrozza.
La fanciulla vol. Valerio si chin sul ferito, ne ascolt il respiro, il cuore: la vita durava.
Si sent pi forte; inzupp il fazzoletto nell'acqua che lambiva i suoi piedi, bagn le tempia, gli occhi al povero vecchio; quindi, ansante, tremante, ma coraggioso, cercava ove egli si fosse ferito. Ma era buio ormai; le stelle non avevano che raggi pallidi di piet, e i fanali lontani e le superbe onde di luce elettrica, che si riversavano l ove trionfavano la vita ed il vizio, non giungevano fino a quel recesso ove si svolgeva il dramma della colpa e della piet figliale.
Torn finalmente la fanciulla con una vettura chiusa; il cocchiere, senz'esserne richiesto  era abituato a quegli uffici  scese sino al giacente.
  morto?
 No.
 Allora possiamo trasportarlo. Dove?
 Albergo Stella d'oro.
Il cocchiere non parl pi, si chin assieme col giovane sul ferito, tutti e due lo presero e, con non poca fatica, lo portarono sulla riva e lo misero nella carrozza. Valerio guard la contadinella che teneva lo sportello aperto, e non essendo capace di pensare a una ricompensa:
 Vieni domani alla Stella  le disse, chiuse rapido lo sportello, e la carrozza part.
...
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CAPITOLO 6.
 Il Demente.
...
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...
La ferita di Pietro Malli era grave, ma non era mortale; la palla era penetrata in cavit ma non aveva trovato la via del cuore, n leso alcun altro organo vitale. Lo sventurato sarebbe dunque vissuto, per sentire il rimorso della sua colpa; ch non il dolore o la stanchezza della vita l'avevano tratto al triste passo, ma i traviamenti dello spirito, ma una passione folle per chi non ne era degno! E... sventurato l'uomo, che, potendo, colla forza della volont allontanare da s un dolore, vi s'abbandona invece ciecamente sino alla fine.
Quando Malli riaperse gli occhi, dopo il riposo della notte, incontr quelli del medico; Valerio stava dietro questo, spiando le prime parole del padre. Malli fece uno sforzo per alzarsi a sedere, e, con meraviglia del medico che lo credeva molto indebolito, ci riusc. Ma l'occhio vitreo, fisso, gir lentamente, rivelando l'assenza completa del pensiero; la facolt della memoria era rimasta tremendamente colpita.
 Chi siete?  disse al medico.
 Un amico.
 Ah! va bene e.... sono in casa vostra? Perch? come vi sono venuto?
 Quetatevi adesso, saprete tutto poi.
 Niente affatto, voglio sapere, perch ho il vuoto qua dentro  e si toccava la fronte, ho il vuoto qui, voglio sapere.
Valerio aveva le lacrime negli occhi.
 C' qui vostro figlio, lo chiamo?  soggiunse il medico.
 Mio figlio? ripet smarrito il demente, non ho figli io, andate via.
Valerio non pot pi trattenersi, usc dall'ombra, e gett le braccia al collo del padre singhiozzando: Padre mio, padre mio.
Il vecchio si lasci abbracciare come inebetito; poi si svincol bruscamente dal figlio, lo guard negli occhi, e diede in un riso secco, stupido che svel al povero giovane la tremenda verit:  Padre? padre? padre, io? balbettava insensatamente, Malli.  Per, attraverso al velo della mente ottenebrata, brillava una luce, incerta, strana, rotta in mille colori, ma che gli dava una lontana visione di ci che aveva fatto.
Valerio poggi la fronte sulle spalle del medico e scoppi in singhiozzi; e il vecchio rideva, rideva secco a scatti, di quel riso senz'anima, ch' il triste testimonio della pazzia incipiente.
 Coraggio, disse il medico a Valerio, pu essere debolezza mentale passeggiera; si riavr, torner in s.
L'amoroso figlio accolse in cuore la speranza del medico. Gi la sera prima aveva telegrafato alla sorella una parte, la migliore, della verit: allora, le scrisse che egli doveva rimanere al capezzale del padre; lei stesse tranquilla che sarebbero tornati tutti e due sani e salvi e il cielo sarebbe tornato a sorridere sulle loro teste riunite.
Uscendo, un'ora dopo, per impostare la lettera, vide sulla porta le pastorella, si commosse: quanto fa bene la vista dell'innocente bont, sempre, anche nel dolore! Trasse da tasca una moneta.
No, no, rispose la fanciulla, non l'ho guadagnata.
Poi, dopo breve pausa: Mi volete al vostro servizio?. Valerio, commosso, rispose:
 Per che fare? sei troppo piccina.
 Per dar da bere all'ammalato; non ha sete l'ammalato?
Valerio pensava che il padre suo, forse, ne' suoi vaneggiamenti avrebbe potuto tradirsi e che quella fanciulletta non avrebbe capito nulla.
 Ebbene, disse, proviamo, aspettami qui, vengo subito. 
Poco dopo, la fanciulletta entrava nella stanza dell'infermo; questi non si mosse, non disse verbo; guard tutti collo sguardo lento e stanco del bue abbattuto, e quando essa gli si avvicin per inumidirgli, con una spugnetta inzuppata, le labbra arse dalla febbre, egli succhi docile e inerte la spugna, come avrebbe fatto un bambino senza vitalit.
Intanto che, passavano cos, nell'albergo di Montecarlo, le ore e i giorni, nel villino di Genova, si viveva nelle peggiori angustie. Delfi si era messo in capo di voler sapere da Bianca la verit circa il mistero che intuiva e non conosceva.
Di fuori tra amici e conoscenti, si vociferava della fuga di Malli con un'avventuriera; da qui risa, meraviglie e fantasticherie di tutti i colori: nessuno per sapeva dell'appropriazione indebita; e Xenio stesso credette che Valerio avesse dovuto ricorrere a lui, per rimediare al proprio fallo, solo perch, appunto quella mattina, suo padre era fuggito. In fondo, per, tutti, pi che accusare, ridevano, come si usa, per simili colpe, nella nostra cristiana societ, e aspettavano, di giorno in giorno, la ricomparsa dell'industriale con o senza la rondinella.
Delfi, credendo poco o nulla a simili dicerie, lo aspettava pi di tutti, e s'impazientiva ogni sera, e diceva a Bianca che quella mancanza assoluta di notizie gli faceva male male; che lei certo ne sapeva qualche cosa di pi; e che era un'offesa che gli facevano quel voler nascondere la verit a lui che era tanto amico e galantuomo.
Andrea, pi gentile e pi fine, taceva, ma soffriva anch'egli per la mancanza di confidenza in lui per parte della fanciulla amata.
Bianca, non sapeva pi come tenere il suo segreto, quando un giorno ricevette l'annunzio da Valerio che sarebbe presto ritornato col padre quasi guarito.
 Ecco, disse a Delfi mostrandogli, per la prima volta, una lettera del fratello, domani o dopo saranno qui e Dio voglia....
 Che cosa?
 Nulla!
 E allora che cosa volete che voglia Dio?
 Che, il babbo stia bene, perch temo che non possa pi riprendere gli affari!
 Perch? che cos'ha vostro padre;  ammalato?
 S!
 E non mi diceste mai nulla? Perch? perch non mi si dice nulla? Che sono dunque io per voialtri? Non sono pi un amico? Non sono pi il socio? Ecco a che m' valso il mio cuore, la mia vita di galantuomo! A crearmi dei diffidenti, nevvero? Degli amici che non sono amici, dei confidenti che non si confidano; bel, bel risultato; bella vita!....
 Oh signor Delfi, interrompeva Bianca con lacrime negli occhi, che avrei potuto dire se ne sapevo quanto gli altri?
Bianca mentiva, ma quella menzogna era fatta di piet figliale; Delfi ne sub il fascino inconsciamente, s'inchin dinanzi alla santa fanciulla, come a cosa sacra, misur l'ampiezza del proprio egoismo e gli parve d'essere stato ingiusto. Si sent tremare il cuore, la guard trasognato e soggiunse tra i1 riso e le lacrime:
 Quanto siamo stupidi noi uomini, perdonatemi, Bianca, perdonatemi! Molto corti d'intelletto, avvolti nel mistero, noi dappertutto non vediamo che misteri! Perdonate, Bianca, ad un povero uomo, il quale non sa che di carta e stracci.
La giovane non cap gran che del discorso di Delfi, ma fu contenta che egli si fosse tranquillato, disponendosi a lasciarla in pace; perci gli stese la mano in segno d'amicizia. L'industriale avrebbe voluto mangiarsela quella manina candida che si nascondeva tutta nella sua grossa, ma si accontent di stringerla come in una carezza, poi le chiese di nuovo scusa, e se ne and.
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CAPITOLO 7. 
Armida.
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Oh! la bella, l'angelica fanciulla: gli occhi color del cielo, la sua bocca di rosa e le linee raffaellesche, lambite da onde dorate di capelli finissimi, dicevano a tutti un poema d'amore. Quand'ella sorrideva, c'era un'anima sulle sue labbra, un'anima che avvinceva l'anima altrui nelle sue ali, e pareva dirle, in un bacio spirituale, come Amore e Psiche: amami.
Valerio se n'era perdutamente innamorato, ma ella innamorava tutti, perci non c'era nulla di straordinario in quel tremendissimo amore del giovane.
Per Armida aveva una passione strana, rara nelle donne; ella non amava tanto nell'uomo la bellezza, la ricchezza, la forza, quanto amava la gloria, ma non gi per lui stesso, che, allora, sarebbe stato sentimento nobilissimo; ella amava l'uomo celebre per s medesimo. Come l'oggetto di piccol valore richiede un ampio e ricco ornamento per crescersi pregio dinanzi all'occhio volgare, cos Armida, d'intelletto men che mediocre, ma ambiziosissima di vedersi, in qualche modo, in un'aureola di grandezza, desiderava circonfondersi nei raggi folgoreggianti della gloria d'un uomo, per passare, sposata al suo nome, nella luce della celebrit.
Vanto ed aspirazione ben meschini per chi li consideri dal lato della fatua vanit, di quella vanit, s ben personificata, dai nostri favolisti, nella zucca che sulla cima dell'olmo che la sorregge, dice a tutti anch'io domino il mondo.
Pure, il fatto di amare un uomo per il suo genio  nobilissimo per se stesso, ove abbia per causa l'ammirazione del grande, l'adorazione per tutto ci ch' baciato dal sole, ed Armida sapeva mostrare essere appunto di tal natura il suo amore per Valerio. Questi, dal canto suo, non molto ricco di fortuna, ma ricchissimo d'ingegno e gi celebre per lavori lodatissimi, immaginava di poter fare all'adorata fanciulla un trono aurato di gloria, d'amore e di ricchezza.
Da pi giorni, ella non riceveva lettere dal fidanzato, ma non se ne preoccupava gran che, sapeva troppo d'essere amata! Quando un giorno, le capita la visita di una di quelle tali Mimose pudiche, da salotto corrotto, che portano in giro, come i cantastorie, i delitti e le miserie del mondo, e con tutte quelle frange e ricami fantastici che pu loro suggerire una maligna fantasia.  Povera Armida, il tuo nobilissimo fidanzato  messo a ben dura prova! io ti ammiro!  le disse Mimosa.
 Per che cosa?
 Ma, sei adorabile, sei un angelo tu.
 Eh! quante illustrazioni, si pu sapere a che cosa le devo?
 Quanto sei prudente, cara: basta, non parlo pi.
 Scusa: se son prudente io, non lo sei tu, perch, cara mia, non si pu mettere in curiosit una persona, per poi dirle: Ora rimanti colla tua voglia di sapere.
 Ma proprio, non sai nulla di Malli?
Armida corrug le ciglia, difatti non ne sapeva nulla da pi giorni; tuttavia rispose imperturbabile: Non me ne curo gran che; per da qualche tempo, non lo vedo, deve essere successo qualche cosa, lo sai tu? dimmelo.
Mimosa abbass gli occhi ed arross!
 Oh! fece Armida, pi sincera, che c'? uno scandalo forse?
Grandi segni affermativi con grandi cenni del capo. Armida impallid.
 Possibile?  rispose con ira sorda  forse Valerio?!
 Non Valerio, il padre, il vecchio, capisci? il vecchio!
Armida respir, il suo orgoglio di donna amata era salvo; ora s'inalberava il sentimento della dignit e dell'onore; calma, ma inesorabile e terribile nel suo sorriso da sfinge, si butt riversa sui guanciali del divano, e, ventandosi lentamente, chiese colla massima indifferenza, quasi distratta:
 Che ha mai pasticciato quel vecchio imbecille?
 Oh! un pasticcio con guarnizione; ma vuoi proprio sapere?
 Ma s, divertimi un poco.
 Ecco: si tratta di una principessa decaduta, divisa dal marito, anzi divorziata, la quale s' innamorata del cenciaiuo.... Oh! scusa.
 Oh! n pi, n meno.
 Dunque.... del vecchio Malli, e lo vuol sposare a tutti i costi, regalandogli un paio di figli nati dai sette ai dieci anni fa....
 Una principessa, che vuole sposare un cenciaiuolo!  esclam Armida, rompendo in una risata sarcastica  e vuol intrecciare il suo blasone ad un cencio? E tu me la conti? ma sai che se  vera,  bella?  esilarante?
E non finiva di ridere.
Mimosa se ne sent punta, e, per vendicarsi, aggiunse: S, sarebbe da ridere, se la principessa non fosse stata una cortigiana a cui un principe soddisfatto ha donato un titolo; e se il vecchio Malli non avesse gi diseredati Bianca e Valerio, per adottarsi i due principini, punto reali.
  ricca oggi la cronaca  soggiunge sarcastica Armida che non credeva troppo a tutto quel romanzo a vapore  ma sai che a furia di farmi ridere mi hai fatto venire il mal di testa?
 Non sono punto una visita piacevole, allora, Armida! Me ne vado?
 Ma che, ma che? Non farmi ridere di pi; piuttosto, aspetta.  suon, entr un cameriere.
 Dite alla mamma se pu venire qui un momento.
La mamma comparve quasi subito:  Mamma, le disse Armida, fammi un piacere, tieni compagnia, qui, alla mia buona amica; io ho un gran mal di testa.... sai? come ieri.... mi  tornato.... si vede che mi fa male la conversazione anche oggi; scusami tu cogli altri; io vado a coricarmi un po'. 
Mimosa, bench umiliata, sorrise malignamente.  Oh signora, disse rivolta alla dama, sarei importuna se la togliessi in questo momento alla figlia indisposta, tanto pi, che l'amore di una mamma pu guarir la figlia di qualsiasi male. 
Lanciata questa nuova freccia, con mille sorrisi, inchini, e moine, finalmente se ne and, ma con in cuore un: ben ti sta.
Appena uscita Mimosa pudica, Armida si gett scompostamente sul divano, gridando con voce soffocata.
Oh! mamma, che orrore!
E narr, con voce piena d'ira angosciosa, le dicerie sentite.
La signora Paola, una donna alta, secca, tutta scatti, gi vedova da molti anni, non era migliore n peggiore della figlia, era soltanto diversa. Vedendosi accanto quell'angelo di bellezza, che tutti ammiravano, ella avrebbe voluto per la sua creatura un principe ricco a milioni; osteggiava quindi, in massima, il fidanzamento avvenuto, ma davanti all'imperiosa volont della figlia, la vedova doveva sempre piegare. Perci il nuovo avvenimento, anzich affliggerla, la rallegrava quasi; si chin sulla bella figliuola, ne accarezz i capelli scompigliati, ricomponendone sulla fronte, sulle orecchie i riccioli; e le disse lentamente:
 Caro angelo, la triste leggenda, con varianti diverse, fu narrata poco fa anche a me: ed aspettavo che colei se n'andasse per parlarne teco; ch sentendola da me, non avresti sofferto. Ma tant', la cosa non cambia, piuttosto, occorre sapere la verit vera, per prendere decisioni e saperci regolare nel rispondere, convenientemente per noi, alle dame che ci onorano della loro amicizia.
 Sicuro, rispose Armida, asciugandosi i begli occhi, sicuro, alle dame pettegole e curiose.
 Non dir cos, a tutte ci preme sapere le cose altrui, altrimenti come vivremo in societ? Chi avrebbe pi nulla da dire? Dunque ascoltami; noi dobbiamo, da tempo, una restituzione di visita a Bianca Malli, ci andiamo oggi stesso; da lei sapremo la verit vera; poi decideremo, nevvero, angelo mio?
Qualunque donna, nel caso di Armida, dato il suo profondo egoismo personale, avrebbe sentito nello strano e doloroso avvenimento che colpiva il fidanzato, la fine del proprio amore, quindi la soluzione d'ogni promessa. Ma Armida, come dicemmo, aveva una strana passione, la passione del riverbero della gloria dello sposo sopra di s; ma se, per la sua grande bellezza, le sarebbe stato facile trovare, anche l per l, un nobiluccio ricchissimo, non le sarebbe stato punto possibile trovare, un giovane come Valerio, su cui la fama riverberasse gi tanta luce di gloria.
Strano! Valerio non aveva critici che per lodarlo, non aveva invidiosi, non aveva rivali!
La sua forma era nitida, classica, limpida e semplice come cristallo; il pensiero altissimo, sobrio, robusto intelligibile a tutti; il vero sposato alla poesia del bello e del gentile, senza che la nudit soavemente velata, perdesse nulla della sua castit, o appassionata o angelica. Egli innamorava del suo stile e de' suoi concetti i grandi e i piccoli, e dilettava cos le colte come le modeste intelligenze: potente virt dell'affetto profondamente e veramente sentito, senza ombra di vanit o d'interesse!
Egli amava Armida perch era potentemente bella e perch, ella gli diceva di amarlo per il suo genio, ed amava in lei il candore dell'animo, al quale credeva, come amava il candore verace della sua fronte; ed era grande e vero nel suo affetto, com'era grande e vero ne' suoi scritti; e per la sua grandezza vera e sentita, le moltitudini l'adoravano ed i rivali non osavano misurarsi.
In questo silenzio generale della critica ostile, in questa unanimit di applausi, gongolava l'anima vanitosa di Armida, che attribuiva a s quelle nobilissime ispirazioni, mentre invece le nobilt era tutta nell'anima bella di Valerio, quantunque egli s'esaltasse alla contemplazione di quegli occhi di cielo, di quel viso paradisiaco della sua fidanzata.
Un'ora dopo, Armida, splendente di gioie, giacch la signorina gi si ornava di diamanti, ma pi fulgente ancora di bellezza, scendeva, accompagnata dalla madre, dal suo cocchio dai cuscini verde-mare, presso la porta della casa di Valerio.
Bianca stessa le ricevette e le introdusse nella sala pi elegante della palazzina.
Non era la prima volta che Armida si recava a visitare la sorella del fidanzato, bench la disprezzasse dal profondo dell'animo, perch, come tutte le donne mediocri e civette e ligie agli uomini, tanto ammirava il sapere di questi, quanto detestava l'intellettualit femminile, la quale, per lei, doveva finire l dove finisce di piacere agli uomini. Bianca le leggeva ci nel profondo dell'anima, ma fingeva di non capire e ne rideva di cuore.
Quel giorno, per, non aveva naturalmente volont di ridere; anzi per non mostrare il volto abbattuto, non aveva alzato le cortine delle finestre. Armida diede per ci segno di fastidio:
 Oh perch cos chiuso? Bianca, sembriamo in chiesa, apri, apri; aria e luce ci vuole.
Bianca lasci libero il passaggio all'aria e alla luce.
 Oh cos, respiro; e com' che da molti giorni non ti si vede pi al corso, n ai giardini, n ai nostri splendidi passeggi, in riva al mare?
 Gli , rispose titubante Bianca, che sono assenti il babbo e Valerio, ed io, qui, devo badare a tante cose!
 Oh dov' andato Valerio senza dir nulla a me? Bei modi da cavaliere perfetto!
 Infatti, aggiunse severamente la madre, tutti ne sanno qualche cosa fuorch noi!...
Occhiataccia della figlia, che si vedeva rovinar le uova nel paniere dalla affrettata imprudenza materna.
 Ma ora ce lo dir Bianca, aggiunse Armida, nevvero? da che siam qui! Se per, ci non ti mette in imbarazzo, altrimenti taci pure, non importa.
Quella concessione di tacere, era un comando di parlare, sotto pena di lasciar correre le pi atroci accuse. Bianca parl:
 Mio padre, disse, dovette partire per affari urgenti, perch, signore, il commercio ha sovente convulsioni di attivit, per le quali, si richiedono provvedimenti rapidi, se no....
 E Valerio.... chiese lentamente Armida fissandola con occhi arditi, sicuri, da giudice inquisitore....  e Valerio deve provvedere anch'esso alle convulsioni degli affari? Anche il mio poeta s' dato dunque al nobile commercio?
Bianca fremette, sent, come in un impeto plebeo, la voglia di schiaffeggiare l'anima plebea della bella fanciulla, e Dio sa che avrebbe risposto, se l'immagine del fratello dolente non le si fosse, in quell'istante, innalzata dinanzi a dirle Non odiare quella fanciulla.
 No, rispose Bianca a se stessa, io ho ben di meglio che l'ira per umiliar costei e raccolta tutta la nobilt del suo intelletto, aggiunse forte: Mio fratello  una di quelle anime tanto superiori alle altre, che pochissime, neppur noi, povere comuni intelligenze, possiamo giungere a comprenderne tutta la nobilt, e tale nobilt nessuna miseria morale, per quanto la tocchi d'appresso, nel commercio dei cenci, o nel commercio della vita, la pu offendere. Egli, da buon figlio, ha seguito il padre, bisognoso della sua assistenza. Valerio, per il dovere,  capace anche di strapparsi il cuore, ci che nessuna di noi farebbe certamente, nevvero, signora Paola?
Costei balbett:
  un parlare che non capisco; io so soltanto che noi madri, per i nostri figli, per il loro onore, si andrebbe nel fuoco, ma so anche che questo dovere, certi padri non l'intendono affatto, e pare vadano invece nel fuoco, o nel fango per qualcun altro!
Il dado era gettato. Armida avrebbe voluto arrivare allo scopo per via diversa; avrebbe voluto vedere Bianca scoppiare in lacrime e narrare fra i singhiozzi la colpa del padre, il sacrificio, l'umiliazione del fratello; invece se la vedeva innanzi dura, superba, quasi avesse lei il diritto di sprezzare gli altri. Ne prov una rabbia indicibile, e bench ne sentisse tutta la sconvenienza, pure, quasi, approv l'aggressione villana e brutale della madre.
Bianca, colla sua sagace intelligenza, comprese l'una e l'altra, e nella sua purezza, si sent cos grande, pur nella sventura che lambiva il suo onore, che, invece di aver dolore e vergogna per s, sent, nel cuore una profonda piet per quelle anime pigmee; tacque un istante.
Intanto Armida, ruminando la sua stizza, non sapeva da che parte rifarsi; donna Paola passeggiava per la sala, sbattendo il ventaglio; Bianca, finalmente, dopo aver gustato quell'imbarazzo delle sue inquisitrici, si alz dalla poltrona e disse:
 Signora Paola, gentile Armida,  vero, usciamo dal parlar coperto; tanto si capisce che le dicerie che corrono vi furono dette. S, mio padre fu preso, come tanti e tanti uomini, per i quali del resto c' una larga condiscendenza nel codice dei costumi, fu preso, dico, da un capriccio, ed  partito improvvisamente con una delle tante donnette leggere che corrono il mondo, e che si meritano quel disprezzo che colpisce tanto il nostro sesso in generale. Che vogliono, signore?  un dispiacere per la famiglia e un turbamento nell'azienda;  anche un dolore forte per noi, perch egli si  strappato alle sante cure dei figli, ed  in mani corrotte e mercenarie....
 Oh! non si tratta di una principessa decaduta, che vorrebbe sposarlo?
 Le solite fantasie inventatrici di chi, narrando il male altrui, ne sente pi compiacenza che compianto; si tratta invece, di una delle tante mondane che girano il mondo, gettando lacci ai malcapitati per il pane d'un giorno o poco pi; ben pi misere costoro, ma non pi spregevoli di quelle, che gettano lacci all'anima per tutta la vita. Pare anzi che l'avventuriera non sia che un'emissaria della Bisca di Montecarlo e che l'abbia voluto trarre col per carpirgli denari. A buon conto, Valerio s' recato alla famosa Bisca; ha ritrovato suo padre, e torneranno insieme a casa fra poco; io finger d'ignorare la verit, gli uomini ne rideranno.... naturalmente, e tutto finir cos. Ecco a che si riduce il gran fatto commentato in mille modi  e aggiunse:
 Una sciocchezza! che, per una donna sarebbe delitto obbrobrioso, ma per un uomo,  una nuvoletta che si risolve in fumo.
 E a Montecarlo avr giuocato?  Chiese la vecchia avara.
 Certamente, s, soggiunse sorridente Bianca, ma non si tratter che di qualche migliaio di lire; oh!  nulla per noi, in commercio ci sono tante oscillazioni nel capitale, che di queste inezie non ci si accorge neppure. Ed ora, signore mie, ho loro detto tutto quanto desideravano sapere, non ho pi nulla da aggiungere.
Era una licenza bella e buona, ma Armida non era solita a quella specie di congedi, si morse le labbra, e non volle subirla: Hai detto tutto tu, Bianca, ma non io; e perci, da buona ospite, lascerai ora a me la parola. Tu dicesti che  una nuvoletta che si rivolge in fumo, peccati soliti degli uomini, di cui tutti ridono; ah! no; non rido io. Il Pietro Malli d'oggi non  pi l'integerrimo Pietro Malli di ieri; e checch ne dicano le tue belle teorie moderne, io te ne posso, bench non sia letterata come te, opporre altre non meno moderne.
Tu sai che ogni volta che un delinquente si presenta sul banco degli accusati, i medici alienisti ne cercano tutte le scuse e le attenuanti nelle caratteristiche dei padri. Cade con ci l'intangibilit della vostra teoria che ognuno  figlio delle proprie azioni.
Non voglio gi dire che tuo fratello potrebbe aver nel sangue le tendenze paterne, no, no; per, vedi bene che, per la vostra bella scuola positivista, si ritorna quasi all'antico, allora che i falli dei padri gettavano un'ombra sul capo dei figli, facendone spesso curvare le fronti superbe. Ad ogni modo, non intendo con questo temere per il vostro avvenire; Valerio ha troppo ingegno, troppo valore morale per nutrire nelle vene alcun che delle debolezze paterne, ed io rimango oggi per lui, quella che ero ieri. Per, se gli preme la mia mano, il mio affetto, appena che sar arrivato, digli che venga da me; se lo crede, sai, altrimenti non importa, restiamo intesi cos. Faccia lui! Ed ora ho finito anch'io, e.... sempre buone amiche, nevvero Bianca? noi non badiamo a queste inezie della vita  aggiunse con ironia viperina la bella fanciulla. La sorella di Valerio rispose dignitosamente:
 Come vuoi, Armida, ripeter le tue parole a mio fratello.
 Bada, per, che le prime, le dissi in risposta alle tue, non erano per lui; del resto, Valerio conosce il mio cuore, e sa quanto, per me, il suo ingegno valga pi che tutto l'oro e tutto l'onore del mondo.
Bianca assent automaticamente, aperse la porta, e le donne si lasciarono, cos altere tutte e tre, senza stringersi la mano. Di fuori, i cavalli scalpitavano. Ai giardini ordin Armida, bisognosa di trovare negl'inchini e nell'ammirazione del volgo un nuovo incremento al suo orgoglio! E la carrozza part, mentre Bianca, tendendo l'orecchio a quel frastuono della ricchezza, si stringeva la tempia fra le mani esclamando: Povero Valerio, povero mio fratello!
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CAPITOLO 8.
 Il Ritorno.
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Qualche giorno dopo, in una sera triste e piovigginosa, Bianca, vestita quasi di nero, tutta sola, saliva in una vettura pubblica, facendosi accompagnare alla stazione; quivi trov Andrea che l'aspettava, si strinsero silenziosamente la mano, ed entrarono nel recinto della tettoia. Attesero alcun poco.
 Bianca, le disse Andrea, Valerio mi scrisse ieri che il babbo ha la mente un poco alterata, ma che bisogna non lasciarsi impressionare; qui, fra noi, che l'amiamo tanto, guarir presto, torner l'uomo di prima.
Bianca, guard l'amico come trasognata, mentre un brivido di gelo le correva nelle vene. Qual nuova sventura dunque l'aspettava?
 Oh Andrea, esclam, che cosa mi dici? Valerio non me ne fece cenno; parl tanto di male fisico, ma... oh! Andrea siamo dunque proprio perduti?
 No, mia povera amica; cuori come i vostri non si perdono mai, non  qui il luogo di dirti tutto, parleremo a casa tua, questo solo ho dovuto dirti, per incarico di Valerio, perch non ti spaventasse subito qualche stranezza del povero uomo.
Bianca era diventata pallidissima, si sentiva il cuore tremante; intanto, un movimento pi vivo, un accorrere di manuali, e voci di largo largo avvertivano della comparsa in lontananza del treno: poco dopo, esso appariva in vista, tetro e solenne come il destino dominatore degli uomini e delle cose.
 Coraggio  disse Andrea, e presala per la mano come una bambina, la trasse con s fra la folla, che si accalcava sul lungo gradino sotto cui correva il binario.
Valerio era affacciato ad uno sportello col volto terreo, ma non scese subito; lasci che la gente sfollasse. Bianca lo guardava ansiosa, non vedendo il padre, faceva cenni, ma Valerio, di lass, le imponeva calma e silenzio. Il treno era di quelli che hanno finito la propria corsa e che perci, dovendo fermarsi nella stazione, si vuotano completamente. Valerio, quando vide la tranquillit intorno a s, si rivolse al vecchio padre e lo aiut ad alzarsi per discendere. Malli obbed meccanicamente, in un mese era diventato completamente bianco; le spalle pi incurvate, i lineamenti del volto contratti; l'espressione franca, gioviale, onesta, d'un mese prima, era completamente scomparsa. Appena egli apparve allo sportello aperto, Bianca gett un grido soffocato; Andrea gli stese le braccia, Malli si lasci andare, s che a stento pot essere sostenuto dal petto robusto del giovane amico che lo accolse fra le braccia.
 Oh! babbo, babbo.  mormorava Bianca.
Malli non la guard neppure, e Valerio la supplicava di tacere.
Fuori nella piazza, proprio dinanzi alla gran porta, aspettava un'ampia vettura chiusa, gi noleggiata da Andrea. Vi salirono mesti e muti tutti e quattro, quindi, senza che alcuno parlasse, giacch tutto era stato predisposto, il cocchiere prese la via della cartiera.
Era notte, nessuno li aspettava, perch nessuno, secondo le istruzioni di Valerio, era stato avvertito. Arrivati, scesero tutti e tre i giovani, ma il vecchio non voleva pi muoversi.
Quale strano ricordo o visione gli era apparsa alla mente ammalata? Anzich vedere i figli, egli aveva dinanzi a se un fantasma, a cui diceva continuamente.
 No, no, sei Lucifero tu, Lucifero! Ah s! con te e per te! Vorresti? no?
 Babbo, vieni, scendi, sei a casa tua! co' tuoi figli, Bianca  qui, t'aspetta  gli diceva Valerio.
 Figli? url il demente, figli? Non ho figli io! son morti.
Bianca piangeva disperatamente; la lotta dur quasi un'ora, finalmente, un po' per amore, un po' per forza, coll'aiuto anche del cocchiere, fu strappato di l e condotto in casa. Il demente si guard attorno e diede in una gran risata secca, lugubre; poi sedette, fiss gli occhi a terra e non parl pi. Egli non aveva riconosciuto l'asilo di pace e d'amore, in cui aveva vissuto di lavoro e di onest per tanti e tanti anni, e dove aveva cresciuti que' due suoi figli tanto virtuosi e gentili, che nessuno avrebbe mai trovato in loro un sentimento cattivo.
L'anima sua, tanto semplice e buona, aveva, ad un tratto, troppo deviato; se l'era presa il demone della passione, ma era nata buona e per essere buona, perci, non aveva potuto acclimatarsi coll'atmosfera del delitto, e non potendo fuggirla, col distruggere il fallo commesso, n'era impazzita.
Bianca gli s'inginocchi dinanzi, gli pose la testa addolorata sulle ginocchia; poi, alzando il volto lacrimoso, colle mani giunte, lo guard fisso negli occhi spenti, ripetendo:
 Babbo, babbo mio!
Malli la fiss un poco senza moto, senza sguardo, poi, con una scossa del corpo l'allontan, ruggendo:  Vattene, lasciami, Lucifero! Lucifero!
Poveri giovani! piangevano tutti e tre; pareva loro impossibile che l'anima potesse sussistere senza pensiero; che quel volto ancor vivo fosse senza mente, che la vita fisica potesse cos crudelmente scindersi dalla vita morale; ed aspettavano, aspettavano il ridestarsi rapido di quel letargo spirituale. Per fortuna, poco dopo, il demente si addorment, fu portato allora nella sua camera.
 Chiss, esclam Bianca, domattina risvegliandosi?
 Speriamo, coraggio  rispose Andrea, profondamente commosso.
E baciata la mano della sventurata amica, li lasci tutti e tre a quella pace apparente, ma solenne nella sua immensit, che la notte stende su ogni cosa.
L'ammalato dorm profondamente, anche per la stanchezza del viaggio, ma le due anime giovani, che ancora sentivano il vero ed il bene della vita, non trovarono riposo. Bianca non conosceva completamente come si fosse svolta la tragedia del padre, e si struggeva per il desiderio di conoscerla. Valerio, pure, era agitato dal pensiero fosco del domani e per il suo avvenire distrutto, come per le umiliazioni che avrebbe dovuto subire.
Pensava: E Armida? Che aveva fatto Armida in quel tempo? Che aveva pensato di lui? conosceva ella la gravit della sua sventura? E Xenio aveva taciuto, bench ne avesse tutto l'interesse? E Delfi non aveva sospettato nulla? e che gli si direbbe ora?
La sera, i due fratelli erano stati cos compresi del dolore per la demenza del padre, che il pensiero, inerte nella contemplazione desolata di tanta rovina, non aveva potuto volgersi ad altro. Ma ora che lo spettacolo doloroso si era per poco allontanato dai loro occhi, tutte le altre cure avevano assalita l'anima loro, e sotto quei tristi pensieri, come un corpo vivo tra i rovi, la mente si contorceva, spasimando. Suonarono le due, le tre di notte, poi batterono le quattro, le cinque, e finalmente, spunt l'alba. Bianca si vest in fretta; origli alla camera del padre, egli dormiva tranquillo nella serenit dell'incoscienza; ella scese in giardino, offerse la fronte scottante all'aria fredda, ed aspirando a larghi sorsi la brezza, se ne sent refrigerata. Guard le finestre del fratello, erano aperte; prov uno spavento come di nuova sciagura; ma Valerio si affacci subito col viso risciacquato e mentre si asciugava, le fece cenno che stava per scendere. Scese infatti.
 Non hai dormito, povera Bianca, le disse cingendole in atto di protezione le spalle; vorrai sapere, nevvero? Ebbene, tutto  triste. Coraggio, siamo in due, ed  gi un gran conforto, ci consiglieremo a vicenda.
Le raccont poi tutta la dolorosa odissea che gi conosciamo ed aggiunse che nelle tasche del povero babbo, non si erano trovate che dieci lire: tutto, tutto era stato dilapidato in quei pochissimi giorni.
 Oggi ritorna Delfi, che gli diremo?  chiese Bianca.
Valerio chin la testa in atto disperato, ma la rialz tosto fieramente, come uomo preparato alla battaglia, e rispose alla sorella:  Non si pu certo nascondergli lo stato del babbo; ma questo, mentre  maggior sventura per noi, ci salva per dal dover dare ulteriori spiegazioni dell'accaduto. La somma che ha voluto riporre in cassa gliela restituirai, poi, gli diremo che la sostanza, che ci rimane.... basta per noi.
 Ahim, che ci rimane? esclam dolorosamente Bianca.
 Solo il nostro genio, le rispose il fratello, lo so, ma vedrai. Diremo, dunque, che la vogliamo impiegare diversamente, noi lascieremo la villa, gli affari della cartiera, e, ci ritireremo nell'alta citt, a far.... vita diversa.
 E credi tu che Delfi non vorr vedere, sapere, scovare?
 Faccia ci che crede, il segreto  nostro; e noi sapremo s bene serbarlo che nessuno lo penetrer, nevvero?
 No mai!
 Vedi? questo per me  tutto; grazie del tuo aiuto, Bianca mia.
 Ed ora, soggiunse la sorella, un tasto doloroso, e... Armida?
Il giovane fu come scosso da una scintilla elettrica, e rimase impietrito, immobile, pensando.
 Sa tutto, prosegu Bianca, cio sa quello che dice la gente, non quello che sappiamo noi; fu qui con sua madre per sentire la verit, mi disse che t'aspettava, appena tu fossi arrivato; ci vai?
 Certo, rispose Valerio, intrecciando le dita convulsamente,  tempo; non le ho mai scritto per non tradirmi, e non ti disse altro?
 S, ma non saprei ripeterlo; pare per che non ti voglia lasciare, nonostante l'accaduto.
 Certo, certo, ripet Valerio in orgasmo, sei tu che hai sempre dubitato; io mai, purch sia salvo il nostro onore, Armida mi amer sempre; piuttosto, sar necessario che io mi renda degno di lei col farmi pi grande, pi conosciuto, pi lodato. Supereremo presto queste difficolt, tranquilleremo i nostri nervi; poi lavoreremo, nevvero? Ed il nome di Malli potr ancora onorare anche una regina.
Bianca taceva e pensava. Ci vai subito? riprese.
 Subito, oggi stesso, appena sar ora opportuna.
Sedettero sopra una panca e parlarono dei particolari per assestare alla meglio la loro condizione, poi rientrarono in casa ed attesero, ciascuno ad altre faccende.  Alle dieci in punto, giunse Delfi; egli sapeva dell'arrivo di Malli, ma ignorava il suo stato mentale, ed aveva in tasca un cumulo di rimproveri da muovergli per amore, diceva, dei figli di lui.
 Buon giorno, Bianca, e il babbo?
 Sta nella sua stanza.
 Chiamatelo e lasciatemi solo, vi prego, con lui un momento.
 Ma....
 Che c'?
 Debbo prevenirvi, signor Delfi, di una nuova disgrazia?
 S? mi date una nuova goccia? una alla volta? Avevate paura che il mio petto debole ne rimanesse colpito a morte, facendogli bere tutta la verit in una volta? Non sapete ch'io vi amo, vi amo.... come i miei figli? Che darei tutto per voi? Su dunque, dite, che c' di nuovo?
Bianca arrossendo e tremando, con voce mal ferma, disse dello stato mentale del babbo, tacendo, naturalmente del furto e del tentato suicidio.
Delfi non si sconcert affatto, e rispose:
 Lo dissi io che non poteva esser che pazzo, pazzo; ed io che lo volevo rimproverare, povero amico! Oh non  nulla, povera Bianca, guarir, guarir, non  nulla! Burrasche della vita:  come un fallimento, che ci cade sul collo; ci si scuote un po', si ricalcitra, poi ci si rassegna; la Ditta accomoda i suoi affari, poi si fa la pace e la si serve ancora; e talvolta, essa fa pi giudizio di prima. Cos sar del babbo vostro. Sono contento che Valerio abbia cominciato ad interessarsi di cenci; tirer avanti lui, io lo guider; i denari ci sono e basta, se commetter degli errori, si rimedieranno; oh! non siamo tutti fallibili? Ma son contento, contento che ci si metta lui; del tempo di far poesie gliene rimarr ancora, oh se gliene rimarr! Non voglio mica ammazzarlo di lavoro, no! Solo che diventeremo pi amici di prima!
Bianca ascoltava estatica, ammirando quella fede, quella bont franca, quella generosit spontanea, senza apparato, quasi inconscia di s; e, per la prima volta, sent un tenero sentimento per quell'uomo buono, leale, che al bene ed al lavoro aveva dedicata tutta la sua vita! Quell'uomo che li amava tanto, senza che essi lo sapessero; a cui, forse, dovevano tutto, mentre lo avevano sempre creduto legato al babbo, solo per il vincolo degli affari.
Ma in quel punto, si squarci il velo di rosa che aveva fino allora coperti gli occhi di Bianca: Che faceva in fine suo babbo nella fabbrica? Un po' di contabilit, passeggiate di prammatica nei laboratori e.... teneva la Cassa; quella Cassa che lo aveva tentato al delitto. Ma un'azienda, in cui lavoravano un migliaio d'operai, voleva ben altro lavoro. E tutto, tutto aveva fatto Delfi. Grandi guadagni non c'erano stati, perch Delfi era onesto, pagava bene gli operai non volendo scioperi, come diceva, ed aveva loro istituito una Cassa per le malattie, per gli infortuni sul lavoro, per la pensione ai vecchi; quindi non avevano potuto fioccare nelle sue tasche i milioni, ma eran venute, ugualmente, le centinaia di migliaia, l'agiatezza, la tranquillit per tutti. Ed a chi la dovevano?
A quell'uomo semplice e buono, che viaggiava in seconda, talora in terza classe, che vestiva stoffe mediocri, e mangiava alla meglio e quando aveva tempo. Ed ora? ed ora, qual ricompensa avrebbe da loro avuta, per tanto bene?  Bianca non aveva cuore di rispondere; aveva letto negli occhi, nella lacrima mal repressa, nel timore vago dell'amico, l'amore per lei e ne sent una profonda piet.
Delfi, vedendola divenire pi triste e rimanere immobile, come se non capisse, se ne stizz e, rudemente ma colla voce tremante, aggiunse:
 E dunque? Non capite? Ma che? potete capire voi, signorine? Valerio, ov' Valerio? Valerio  uomo, chiamatelo.  E colla confidenza che gli era abituale, premette il bottone del campanello. Entr Giovanna, senza che Bianca esterrefatta ancora, sapesse parlare.
 Chiamatemi Valerio.
 Eccolo, rientra ora  rispose la donna.
Valerio infatti ritornava da una corsa fatta alla casa di Andrea; strinse la mano a Delfi e gli chiese mestamente: Sapete?
 Pur troppo, ma abbiamo gi accomodato tutto con Bianca; voi supplirete negli affari il babbo, finch sar guarito.
Valerio trasecol e guard Bianca; questa si rivolse a Delfi e rispose:
 Nostro buon amico, non mi avete lasciato il tempo di rispondere: il babbo  seriamente colpito, Valerio non vuol saperne d'affari, n vuol lasciare il suo intenso lavoro intellettuale; io voglio dedicarmi tutta a loro, n saprei che fare da sola,  quindi necessario che ci lasciamo. Noi tre andremo ad abitare altrove, e qui, voi potrete mettere persone pi utili e capaci....
 Che! che! interruppe Delfi, rosso, scalmanato, quasi piangendo; voi, voi lasciar questa casa! Voi andar via da qui, dove siete nati, cresciuti; dove io, giovane, ho giocato spesso con voi fanciulli! Mai, mai!  un odio, che avete per me, questo,  una cattiveria: ma che vi ho fatto io? Perch mi volete male?
E sbuffando come una macchina, il collo rosso, le vene turgide, sedette raspandosi i capelli neri e folti, leggermente filettati di bianco.
A quell'esplosione d'intenso affetto, in forma tanto rude quanto sincera, rimase profondamente commossa l'anima gentile di Valerio, e pens se mai, se mai, la vera poesia della vita fosse ben altra di quella che splendeva ne' suoi canti, che fiammeggia sulle punte delle spade; che spazia, interstellare, nell'universo, o riposa, cupida ninfa, tra gli olivi ed i rosai. Non lo sapeva Delfi ch'egli era un buono a nulla nell'intricata matassa degli affari? E che di capitali non ne aveva molti? Perch dunque tanta passione per lui, per la sorella fidanzata ad altri, per il loro padre delirante? Eran fatti di bont e d'amore quel volto largo e rosso, quel corpo grosso, quelle mani larghe che non sapevano ancora la carezza d'amore, n le blandizie del piacere e della vanit?
 Delfi, gli disse Valerio commosso, se proprio vi fa male vederci partire, ci ritireremo nell'angolo meno utile della villa, e resteremo qui; ma io non posso prestarvi l'opera mia, n impiegare ancora nella cartiera il denaro di mio padre.... ho altre intenzioni. Perdonate, buon amico, siamo tutti un po' egoisti.
 Ho capito, rispose Delfi, che in realt non aveva capito niente; fate pure da voi, non importa, ma non lasciatemi qui solo, mi basta. E dovete restare, con vostro padre, nei locali ove siete stati finora; non mi dovrete nulla,  un obbligo vecchio che ho contratto con vostro padre. Accanto a questa, sorger fra un mese, come d'incanto, un'altra casa per gli uffici, con tutti i locali occorrenti, pi adatti; voi non vi moverete di qui, siamo intesi?
I fratelli si guardarono tristemente, e taciti, assentirono.
 Va bene, soggiunse Delfi, cos, va bene; ed ora voglio vedere Malli, mi conoscer certo, ricorder: oh! mi voleva tanto bene! Diavolo, diavolo che  successo in quella testa?	 E si alz per recarsi nella camera di lui, come aveva fatto tante volte, arrivando di buon mattino.
Malli stava seduto in un'ampia poltrona; coll'occhio fisso sul mare che azzurreggiava da lungi, colla bocca semi-aperta, e lo sguardo vitreo, scoteva lentamente il capo a destra ed a sinistra, somigliando a quegli automi di cera, che son mossi da meccanismi invisibili e simulanti grottescamente una vita, che non esiste.
Delfi credeva di trovarlo delirante come per febbre, in preda ad un'esaltazione pi morale che altro, e facilmente calmabile con un po' di buone parole e una brusca sgridata; invece si trovava dinanzi a un morto vivo.
 Oh Pietro, oh Pietro, grid, ohe! che fai, non mi riconosci?
Il pazzo gir l'occhio lentamente, lo fiss, ebbe come un sussulto; ma fu un lampo, tutto pass. La notte scese di nuovo nella sua mente; egli ritorn a fissare il mare, senza pi curarsi d'alcuno, pareva maturasse Dio sa quale fiero proposito.
 Diavolo, diavolo, continuava Delfi, non l'avrei mai creduto, ma come  stata, come  stata? Possibile, possibile? Un medico, presto, un medico!
 Verr fra poco, Valerio rispose; ma quello di Montecarlo mi disse gi che c' ben poca speranza.
 Possibile? Possibile? mormorava angosciosamente Delfi; possibile che non si possa guarire? Ma li trover io i medici, io li trover, ne conosco tanti io, ed i pi bravi del mondo.
E cos dicendo, usc, quasi scappando, da quella stanza di dolore; persuaso per, in cuor suo, che il rimedio ci doveva essere, che c'era di sicuro. Dal fondo della scala disse a Valerio che lo seguiva:  Torner fra poco, non posso certo star lontano; e in quanto a voi due siamo intesi, non se ne parli pi.
E mentre infilava la porta ripeteva:  Non se ne parli pi!!
Usc! guard il mare e corse a lui, come ad amico; a lui, al mistero, all'eterno ribelle, al grande domabile e non mai domato; amore degli uomini e loro insidiatore. Sorgeva il vento; egli lo prese in pieno petto ed esclam:  Sferzami sferzami pure, che impazzisco anch'io; ma c' o non c' un'anima qua dentro?  E si picchiava il cervello.  E che ci sta a fare, quando siamo pazzi?
Ma la sua mente equilibrata, pratica, di bravo, operoso negoziante, non poteva a lungo tenersi sulle speculazioni filosofiche; per il che, voltosi di nuovo al mare che accennava a burrasca: Sferzami, sferzami esclam, ci mi vale e cammin, cammin, a lungo, senza quasi pi badare ove andasse o che dicesse.
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CAPITOLO 9. 
La promessa.
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Appena Armida ebbe, quel giorno, lasciata la casa di Bianca, sent dirsi da sua madre.
 Respiro, finalmente, ora la finirai con cotesti cenciaiuoli.
Passava in quel memento il contino Perez; Armida si volse lentamente a lui col suo pi languido sorriso. Egli s'inchin profondamente fermo su due piedi; pronto a lasciarsi travolgere dalle ruote, se il cocchiere, pi prudente, non l'avesse destramente scansato.
 Colui si farebbe schiacciare per un tuo sorriso, aggiunse la madre vanitosa.
 Ed io non mi incomoderei neppure per lasciarlo schiacciare quel cervellino vuoto; tanto non ne verrebbe fuori nulla,  un asino ben vestito.
 Ma  conte, ma  ricco.
 Che m'importa? non ne ho abbastanza io dei denari per continuarmi questa vita di lusso? Quali amici mi condurrebbe in casa costui? De' sciocchi come lui stesso! Quali personaggi visiterebbero il mio palco in teatro? Bellimbusti insignificanti, buoni solo a far chiacchierare la gente. Quali belle cose mi saprebbe dire, quali madrigali offrirmi? Uhm! sarei una madame qualunque con piena la casa di pettegole e loro corteggiatori, ed io? confusa con tutte costoro e valutata n pi nemmeno delle altre. Invece.... quello che tu chiami il cenciaiuolo, non senti com' lodato, ammirato da tutti? Perfino il Re ha voluto stringergli la mano. I primi personaggi del mondo lo cercano e lo onorano; quando sar sua sposa, dar convegno nel mio salotto a quanto hanno di meglio la letteratura, l'arte e la scienza; sar come una stella, sempre a contatto dei soli della gloria; anzi sar da me, che la gloria verr a prendere le sue corone d'alloro per cingerne i Grandi, miei amici.
La madre impazientita per la fissazione della figlia, ed anche perch da quel discorso non capiva nulla, l'interruppe bruscamente.
 Insomma tu vorresti, nonostante quello che accade, sposare ancora il figlio di Malli?
Passava, in quel momento, un carro di fieno cos carico, che tutta la via n'era ingombra, la carrozza dovette fermarsi; intanto si trovarono l anche alcuni amici di Valerio tra cui Xenio. Costui guard sprezzantemente la bella fidanzata della sua vittima, e cacciando all'aria il fumo del sigaro, prese una manciata di fieno dicendo ai compagni:
 Prendete ce n' per tutti.
Armida intese, e disse alla madre:
 Quella universa pecora vuol forse sprezzare noi e i suoi amici? Basta essere istrione come vanitoso, per dimostrare tanto sprezzo verso chi vale; io lo sdegno profondamente costui.
E volt la bella testa a la via che si sgombrava, mentre la madre si sprofondava in inchini verso il contino che s'era degnato di fare appena un cenno di saluto. Finalmente, il cocchio rientr nel gran portone del palazzo; Armida, sempre agitata, disse alla madre in preda a corruccio:
 Senti, mamma, non tenermi il broncio ch' peggio sai; ho le mie idee, mi piace cos; con ci non ti giuro che sposer Valerio a qualunque costo, no; vedremo: quello che ti assicuro si , che oggi, per me, nulla  ancora mutato, ma non mi seccare, che tanto,  inutile.
Ci detto, la boriosa figlia piant in asso la madre che si preparava a ribattere, e sal alle sue stanze. Donna Paola se la prese colla cameriera che la vestiva, poi un po' alla volta s'acquet, sperando negli eventi.
Armida era stata prevenuta, sino dalla mattina, della visita del fidanzato; avvicinandosi l'ora, s'era abbigliata tutta di bianco coi capelli tempestati di perle e soffusi di polvere d'oro. Sull'abito leggermente scollato, una crocetta preziosa, e nelle orecchie, due stelle di brillanti, i cui riflessi gareggiavano cogli occhi azzurro-scintillanti del suo bel volto di rosa sbocciata in sul mattino. Quando Valerio, entr nel salotto, tutto addobbato di celeste, vide un angelo di bellezza e di candore seduto sul molle divano, colla manina penzolante d'in sul cuscino.
 Perdono, mia diletta, disse quasi inginocchiandosi.
 E per che cosa, di grazia? qual fallo avete commesso, Valerio?
 Son partito senza avvertirvi, non vi ho scritto di l; se sapeste quanto ho sofferto!
 Ah! ah! disse ridendo Armida, pare che vostro padre ne abbia fatte delle belle; speriamo che non gli assomiglierete nevvero? E a che punto siamo col romanzo in.... ritardo? 
Se Valerio non fosse stato cieco d'amore, avrebbe sentito in quelle parole volgari per lui, lo stridente contrasto fra quella apparizione angelica e quell'anima che si rivelava; tanto pi confrontandola col tatto fine e delicato della sorella e colla manifestazione rude ma di generoso compianto del buon Delfi. Ma egli guardava il bianco velluto del collo e quella manina dolce, abbandonata all'offerta, senza concedersi; e traeva dalla materia bella, tutta la bellezza del sentimento, che era soltanto nell'anima sua.
 Mio padre  a casa ammalato, rispose arrossendo.
 S? meglio! E la.... donna?
 Scomparsa, per fortuna; non lo rivedr mai pi.
 Benissimo! Allora, tutto accomodato, l'incendio si risolve in fumo; ne ho piacere per voi, povero Valerio.  E cos dicendo gli don quella manina rosea, vellutata, che il povero innamorato mangiava cogli occhi da mezz'ora.
Egli la strinse, colle sue, in una calda effusione del cuore; era un grande dono che ella gli faceva; se ne sent commosso sino alla punta dei capelli, ed os sfiorare colle labbra la punta delle belle dita.
Armida mostr di non accorgersene; quindi, riprese la molle posizione di prima, e soggiunse: Valerio, io vi amo contro il volere di mia madre, contro il giudizio delle mie amiche, contro tutto e tutti; ma io, lo sapete, vi amo per il vostro genio, per vorrei che questo genio splendesse ancor di pi. Siete giovane per la gloria,  vero; ma io non amo la gloria delle tombe; voglio la gloria dei vivi, dei giovani e dei forti; e voi potete afferrarla, bench giovane, perch siete forte. Mi diceste un giorno che avevate quasi pronto un grande Poema sull'epica contemporanea, ov'?
 Sto componendone gli ultimi canti poi lo pubblicher.
 Sta bene, ma intanto, perch non leggerne alcuni passi, i pi belli, qui nelle mie sale? Fareste scoppiar qualcuno d'invidia. Io lo voglio; promettete di farlo?
E gli stese di nuovo la mano con tanta dolcezza, che Valerio la strinse inebbriato e promise colla piena fiducia di poter mantenere.
Uscito dalla casa di Armida, Valerio si sentiva il cuore inondato di gioia. Egli non l'aveva dunque perduta, ella non gli aveva chiesto nulla delle sue ricchezze, non gli aveva fatto alcuna colpa della condotta di suo padre, nulla! Gli aveva solo chiesto conto del suo genio; esigeva i frutti aurei del medesimo. Ne aveva ben diritto! Oh!non cos, le principesse e le regine avevano imposto e ottenuto, talora, capolavori dai letterati di corte? E non era ben degna la sua Armida d'essere adorata e servita quale regina?
Con tali pensieri, Valerio torn a casa sua, ma appena entrato, lo colse il gelo del cuore; trov Bianca pallidissima.
 Che hai?  le chiese.
 Ho parlato col nostro ragioniere, Vanchi, gli ho chiesto lo stato dei nostri averi; mi rispose che il babbo, gi da un mese aveva realizzati tutti i capitali vendendo titoli, crediti, merci, tutto quello che poteva fruttar denaro, ed egli ora non sa ove abbia collocate le somme ricavate. Unico capitate rimasto a conoscenza del ragioniere, era la somma deposta nella Cassa, e tu sai qual uso ne abbia fatto il babbo. Di tutto l'altro che possedevamo, nessuna traccia. Non ci rimangono adunque che quelle poche migliaia di lire, che io ti ho date e che tu hai riportate a casa quasi per intero, e le braccia per lavorare.
 Quale rovina, esclam angustiato Valerio, e non sapere far nulla per risorgere, per riconquistare! Siamo letterati, pur troppo, letterati e null'altro!
 Ma la letteratura non arricchisce, fratello mio, se non rarissime volte, e a stento, e cogli anni! E se mai... non  il tuo genere d'arte, ma la letteratura mercereccia, quella che arricchisce; e questa, n tu, n io la sapremo produrre mai! L'unico spiraglio di speranza di men fosco avvenire, sarebbe che confidassimo a Delfi quello che ci accade  tacendo, naturalmente, del furto  e che tu ti assumessi, ugualmente, la direzione degli affari. Delfi  buono e generoso, ti compenserebbe largamente, e in pochi anni ci renderebbe ricchi ancora!
S'interruppe, guard Valerio, quasi stupita di quel pensiero spontaneo ch'era sorto in lei, ma che non poteva parere naturale alle loro intelligenze aristocratiche e specialmente alle aspirazioni quasi nobiliari del fratello.
Questi, infatti, era diventato rosso in viso, crucciato negli occhi; sembrava respingesse, pur riluttante, un'ombra, il cui comando egli non voleva subire; era l'ombra della Ragione che gli appariva per la bocca della sorella. Scosse fortemente il capo per cacciarne indietro, insieme coi capelli, gl'incombenti pensieri, e, calmo, ma profondamente amaro ed ironico, con voce sdegnosa, esclam:
 Bianca, io! io fare il cenciaiolo? Io, nato per far vibrare le corde pi eteree dell'anima, i concetti pi alti del pensiero? Io, l'amico amato e desiderato delle pi grandi menti che oggi onorino le nazioni, e loro fratello affezionato, perdere i giorni sui registri d'entrata e d'uscita, sulla qualit e peso dei cenci, sul valore della carta, sul conteggio e la distribuzione delle paghe settimanali? Ma ti par possibile questo rimpicciolimento del pensiero, questa inazione forzata del genio, per ottenere un miserabile benessere materiale che nulla dona all'anima? Vivere sotto un tetto, di fronte al mare, in faccia alle stelle, con un sol pezzo di pane in corpo, ma colla mente sgombra di piccole cure, e tutta sacrata all'adorazione dell'ideale, alla sua proclamazione sulla terra, agli insegnamenti pi alti e pi santi; ecco ci che solo vuole e pu fare l'anima mia. Mi inspirer certo all'armonia rumorosa e intensa di queste cinghie che volano quasi cantando, di questi ingranaggi che stridono, di queste dinamo che gemono nel cedere al lavoro, alla volont umana la forza potente che esse sprigionano, e che, come il pensiero, vince lo spazio e la materia. Ma tutto ci deve entrarmi nell'anima intellettiva e creativa come idea inspiratrice, non quale cura per un miserabile pane quotidiano. Ti pare, Bianca?
L'angelica fanciulla non era simile ad una moglie astiosa e gretta cui premesse sopratutto il mantenimento del lusso e dell'agiatezza nella casa; comprendeva appieno gli ideali del fratello e li divideva, perci, pur sentendo che l'utile, l'opportunit richiedevano ben altri propositi, sorrise al giovane poeta e rispose:
 Lo sapevo che avresti risposto cos, anch'io lo pensavo: sar dunque tua compagna nel lavoro e nell'attesa, ed anche nella povert dorata e poetica che sapremo formarci, la povert dei letterati di professione!
 Ma no, Bianca, non saremo poveri, vedrai, il mondo migliora.
Bianca sorrise ancora, questa volta tristemente, perch non divideva l'ottimismo del fratello; in questo mentre, il colpo d'un potentissimo calcio nella porta li scosse. Erano nella sala della Cassa-forte, vuota purtroppo; si guardarono sorpresi e corsero alla porta, ma questa si aperse nello stesso istante ed apparve la figura triste e cupa di Malli. Il vecchio, abbandonato solo per qualche tempo, aveva lasciata la sua stanza; guidato dall'inconscio istinto, aveva trovata la scala e s'era indirizzato, macchinalmente, ov'era solito dirigere i suoi passi una volta, quand'era padrone di s.
I fratelli, vedendolo l, emisero un grido soffocato; il padre entr senz'altro, truce, solenne; aveva nell'occhio un lampo di fosca intelligenza, come di un lontano ricordo, come di un sogno fatto, di cui si cerca, con uno sforzo potente, di riafferrar le fila, di fermare le immagini.
I due giovani, che parevano come affascinati dall'apparizione improvvisa, non si mossero.
Malli si guardava attorno, pareva studiasse ogni seggiola, ogni quadro, ogni arazzo; avanzandosi, voltava le spalle alla Cassa, n si curava affatto dei figli presenti; pareva solo cercare qualche cosa, o qualcuno. Prese un libro, lo guard con curiosit, senza pensiero poi lo ripose; prese un foglio, lo volse, rivolse, senza pensare a leggerlo, cos come avrebbe fatto un bambino, poi lo butt via appallottato; non un sospiro, non una voce, sembrava l'ombra del padre di Amleto.
D'un tratto, infil risolutamente la porta della camera attigua e scomparve. I figli ebbero un lampo di divinazione, lo seguirono e chiusero a chiave l'uscio che metteva alla sala, perch il demente non vi rientrasse. Ma qualche cosa d'istintivo pass nella mente del pazzo, e fu un lampo di luce sinistra.
 Aprite! grid ai giovani con una voce tonante, che fece rimbombare la casa.
 Babbo, arrischi Bianca.
Ma il nome di babbo faceva infuriare il delirante, respintala brutalmente, ripet con maggior grido:
 Aprite! ed assest un altro terribile calcio alla porta, test chiusa.
Valerio credette prudente aprire; tornarono cos tutti e tre nella sala della Cassa.
Malli vi si ferm immobile, irrigidito come se fosse diventato di marmo; guardava il mobile fatale, quasi questo fosse una fiera di cui temesse l'assalto. Indi cominci a sospirare profondamente a cacciarsi le mani nei radi capelli, a straziarli, come volesse strappare il pensiero che non voleva uscire. Sempre ansando e sbuffando, seguito in ogni suo atto dai figli atterriti, si avvicin alla Cassa, e parve, d'un tratto, colpito da un ricordo vago, confuso, che voleva riafferrare con uno sforzo supremo.
Si abbranc al mobile colle mani convulse, lo scosse, lo tast da ogni parte.
Finalmente, guidato dall'abitudine, come un sonatore che tocchi i tasti del piano senza guardarli, premette, fra i mille, il chiodo del segreto.
La Cassa si aperse di scatto, ed apparve vuota e nera come una tomba che aspetti una spoglia mortale.
Malli gett un urlo, quell'abisso della sua colpa, aperto innanzi a lui, scav come un solco di luce nella sua mente ottenebrata. Ricord, ricord.... ma ricord solo in parte; ricord che egli aveva preso del denaro non suo, che, da galantuomo qual'era, doveva restituirlo.
Allora, si guard, si frug in ogni tasca, cercava il portafoglio non trovandolo ruggiva, fremeva, aveva singhiozzi senza lagrime.
Valerio cap l'allucinazione del povero pazzo, e, pian piano gli pose nelle mani il suo portafoglio. Malli guard il figlio furibondo, quasi volesse riconoscere in lui un ladro che gliel'avesse rubato: indi s'acquet, strinse, strinse a lungo l'oggetto per lui prezioso, come a gustare la sensazione della certezza del possesso; poi l'aperse pian piano, ne estrasse i pochi biglietti da cento, da dieci, da cinque, le lettere, i fogli insignificanti e li dispose in fila nella Cassa con somma compiacenza, e man mano, sorrideva, pareva liberarsi da un gran peso, come chi compie un'azione bella a doverosa.
Certo, il poveretto credeva di restituire tutti i biglietti da mille che aveva sottratti, e liberarsi, cos, dal peso del rimorso inconscio che gravava unico, isolato, senza rapporto cogli altri fatti, sulla sua profonda demenza. Quand'ebbe finito, per, una luce maggiore rischiar la sua mente, chiuse la cassa e cerc la chiave. Non trovandola, guard Valerio, mentre gli occhi suoi dicevano Ov' la chiave?
 Dammi la chiave, disse Valerio a Bianca.
Questa gliela porse, e Malli li guard tutti e due fissamente; indi girando l'occhio dall'uno all'altro, riafferr un'altra circostanza della sua vita: la partenza! la sua partenza! Egli sapeva, in quel breve istante, d'essere partito, di avere abbandonato i figli.
E come mai, allora, li aveva davanti? Perch era in quel luogo incerto, del quale non aveva piena conoscienza.
Credette sogno la realt, e dando nelle smanie, si pose ad urlare:
 Via, via, via!
E brancicava colle mani qua e l fra i mobili e si picchiava la testa, dibattendosi, smaniando sotto l'incubo, come se volesse svegliarsi per forza. La scena era spaventosa.
I fratelli temevano da un momento all'altro una disgrazia, mentre le loro parole lo rendevano pi furente, la loro forza era impotente a calmarlo.
Per fortuna, in quel momento, entr Andrea, che, compreso subito di che si trattasse, allontan i fratelli, poi preso il pazzo per mano, e intimandogli silenzio e quiete, per via di suggestione, lo condusse nella sua camera, dove il povero vecchio, sempre sotto la suggestione d'Andrea, come un fanciullo, s'addorment.
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CAPITOLO 10. 
Vita nuova.
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Nella villetta silenziosa, intorno alla quale, per, ferveva la febbre del lavoro, della vita vissuta nell'ansia dell'attimo che fugge, della motrice ruggente, quasi dimenticati da tutti, lavoravano intensamente, giorno e notte, Valerio e Bianca. Nulla era cambiato nella casa, nulla vi era stato portato di nuovo; neppure i fiori freschi, pompa speciale de' bei vasi di porcellana bianca, non rallegravano pi quell'aria chiusa, su cui gravava il pi tremendo del fati: il fato che opprime, che serra in morse di ferro l'ali del pensiero. Le cure dell'ammalato costavano assai, medici alienisti celeberrimi erano stati chiamati da tutte le parti, e convenientemente pagati. L'esterno decoro, necessario ad ingannare la curiosit della gente, costava anch'esso, perci il poco peculio rimasto in cassa si era assottigliato d'assai, e perch non isparisse totalmente, bisognava procurar di compensare, con somme aggiunte, le somme sottratte.
Bianca, sotto pretesto di voler esercitarsi, dava lezioni di lingua tedesca, letteratura italiana, e lingua inglese. Valerio lavorava per gli editori, ma siccome le lezioni che dava la sorella erano assai pi rimuneratrici che i suoi editori, cos, spesso, lasciava la penna dotta per l'insegnamento delle regole grammaticali, fingendo di supplire sua sorella indisposta; ma in realt, perch ella stava, nella stessa ora, sbucciando un'altra zucca di scolaro, che voleva imparare un poco di latino o d'altro. Entravano, cos, in casa le centinaia di lire mensili, bastanti per mantenervi una relativa agiatezza, che costava per loro un lavoro giornaliero sfibrante il pensiero ed asfissiante l'anima.
Bell'ironia della sorte che tocca ai nove decimi dell'umanit: soffrire per poter godere! per procurarsi un poco di bene; un bene comprato a prezzo di dolori!
Oh! padre Leopardi quanto poco torto avevi tu!  Valerio non si lamentava, pareva anzi che quella ricchezza, ossia quel benessere materiale fossero maggiormente suoi e pi nobili, perch erano merito suo; ma, alla sera, quando, guadagnato col lavoro materiale tutto ci che occorreva alla vita, egli si chiudeva nella sua camera, e al lume della lampadina elettrica, chinava il capo sui fogli che dovevano accogliere lo spirito vivo dell'anima sua, quello spirito era assente dal suo cervello.
L'anima stanca non dava pi scintille, la materia piegava sotto la fatica, gli occhi rifiutavano la luce della lampada, si abbassavano, si spegnevano; e la lampada splendeva guardandolo come se essa fosse stata la faccia d'un angelo pietoso che vegliasse sopra l'assopito.
Valerio dormiva cos, riverso sulla poltrona, colla faccia illuminata; allora la sorella, la vigile sorella, temendo l'infausta influenza della luce sulle pupille velate dalle palpebre, entrava pian piano, toglieva la luce e lasciava l il dormente.
Delicatissima cura!
Essa sapeva che, svegliandolo, egli avrebbe, malgrado le sue forze esauste, ripreso il lavoro; lasciandolo invece dormire, egli avrebbe ristorate, almeno in parte, le sue forze.
Avveniva allora che Valerio si svegliasse sull'alba, arrabbiato d'aver dormito, ma poi, contento che fosse appena l'alba, riprendeva la penna e scriveva, scriveva un nuovo poema dal titolo Santi Trionfi. Quei trionfi egli li immaginava in immense citt aeree, rifulgenti in un ideale lontano, in un tempo ancora ignoto; ove gli scomparsi nei secoli si ritrovavano, ch lo spirito, secondo lui, si trasformava come la materia, ma non moriva, essendo unica la legge fondamentale dell'universo.
E l gli spiriti, sdegnosi delle umane nequizie, fondavano una nuova umanit vincendo uniti la natura, perversa, che vinta li abbracciava, pentita, tutti in materno amplesso, portando in mezzo a loro l'albero della Pace vittoriosa sui demoni della guerra universale. La sua fantasia ardentissima aveva centuplicate e rese pi meravigliose le gesta degli eroi scomparsi, da Achille a Garibaldi, ma tutte le aveva rivolte alla idealizzazione della vita o al combattimento contro le forze prepotenti degli uomini cattivi per il trionfo pieno dei giusti e dei buoni.
Era tutta una umanit nuova, un ordine sociale nuovo che ferveva nella vastit meravigliosa del suo pensiero, pur non uscendo dal limite del verosimile! per procurarsi un poco di bene; un bene comprato a prezzo di dolore!
Era dunque ancor sublime il concepimento del quadro del nuovo poema di Valerio; era grandioso per linee architettoniche, fulgore di tinte e altezza inarrivabile di concezione, ma il cervello esausto del poeta, dissanguato dallo spreco di forze che faceva nell'improbo lavoro intellettuale rimunerativo, non aveva pi fosforo da consacrare alle produzioni geniali dell'intelletto. Impallidiva perci lo splendore delle immagini, e la concezione stessa appariva sbiadita sotto il velo della forma stanca. Simile ad una grandiosa visione lontana lontana, su cui si stenda, cinereo, un velo di nebbia.
Valerio sentiva e comprendeva, e.... sdegnato, buttava il lavoro aspettando l'inspirazione; e questa, infatti, veniva bella, smagliante come un'aurora di maggio; ma, in quelle ore, egli doveva lavorare per guadagnarsi l'agiatezza, e quando aveva lavorato, si sentiva stanco, il cervello reclamava il suo diritto al riposo.
Intanto, Armida ben lontana dal pensare e comprendere le lotte spirituali dell'amante, andava ogni giorno chiedendogli:
 A quando la nuova affermazione del tuo genio?
Finalmente, il giovane dovette mantenere la sua promessa. La lettura di alcuni canti del nuovo poema di Valerio Malli fu annunciata ai quattro venti della citt; si trattava di un avvenimento artistico, perch il valore del poeta era gi celebre da molto tempo; e siccome Valerio aveva sempre seguito una linea ascendente, cos tutti si aspettavano ora il lavoro che doveva condurlo all'apogeo della gloria.
Que' suoi nuovi canti erano dedicati alla pi fulgida stella dei pubblici passeggi, e dei palchetti in teatro, all'ispiratrice del genio, ad Armida la pi bella! Perci, i madrigali che scrivevano per lei gli amici di casa e gli ammiratori senza speranza salivano alle stelle sino a turbare il sonno degli dei.  Armida apparentemente umile in tanta gloria si dava l'aria di concedersi in premio al valore, e andava dicendo d'esser felice di poter dare, col suo amore, la gioia al genio, l'inspirazione all'artista, il raggio all'immortalit.
Nella gran sala aurata del palazzo d'Armida, i grandi specchi fronteggiantisi ripercotevano le innumeri lampade che spandevano torrenti di luce, mentre le teste bianche o calve o fluenti di chiome giovanili stavano tutte in attesa del certo trionfo, che doveva essere sanzionato e consacrato all'immortalit, in quella sera stessa.
Erano tutti letterati o scienziati o artisti, grandi e piccoli, i quali, o gi sazi di lodi, o assetati delle medesime, o giunti al meriggio, guardavano a quel sole che tutti abbagliava. Eranvi anime di vera grandezza intellettuale, rispettose e amanti del merito, ma vi erano anche mediocrit orgogliose, il cui valore principale  sempre quello di rilevare il debole nelle opere altrui per metterlo in evidenza, tacendo, naturalmente il buono che non conoscono o non apprezzano. Cos, con questa loro capacit anatomica sulle opere altrui, fanno credere d'aver essi solo familiarit colla perfezione, epper, d'essere geni occulti, valori indiscutibili  improduttivi per disdegno dell'imperfetto  ma aventi un valore reale ed un sapere profondo, che si guardano per bene dall'esporre al pubblico giudizio.
Critici temuti ed insindacabili, questi, perch nulla hanno mai prodotto di proprio, mentre, colla loro pedanteria tarperebbero le ali al genio  che in fondo odiano  se il genio avesse penne per le loro forbici, invece che uno spirito di fiamma, noncurantesi della miseria morale che lo lambisce, ma non lo pu tangere. Eranvi dame graziose, saputelle, piene di sentenze cadenzate, di belle frasi francesi: le intellettuali del ventaglio, che sanno leggere la critica negli occhi del vicino, e scuoter la testa, ed arricciar il naso e far gesti d'impazienza coll'aria pi finemente comica di questo mondo, mostrando, cos, il loro giudizio sfavorevole.
N mancava il mondo delle aristocratiche civettine che si studiano di piacere e di attrarre l'attenzione, mostrando l'aria pi annoiata, e la noncuranza pi affettata di questo mondo per tutto ci che non  femmineo. Pudica Mimosa si trovava a suo bell'agio in quell'eletta compagnia; e siccome l'amica quel tal giorno l'aveva sfidata, si pu dire, colla mano aristocraticamente inguantata, cos, ora essa stava all'erta, desiderosa che si offrisse il momento opportuno di poter restituire all'amica l'umiliazione che questa aveva inflitta a lei.
Quella sera, tutti parlavano del prossimo matrimonio che doveva avvenire tra il poeta e la splendida e ricca contessina.  ora e tempo, dicevano le provvide e tremebonde mammine, che si aspetta?  pi di due anni che sono fidanzati; forse che la cartiera non ha ancora macinati stracci abbastanza? Forse che Armida sia pentita del suo momento di giovanile entusiasmo, e tra il s e il no, sia ora di pensiero contrario? Chiss? Questa sera, poi, questa festa intellettuale, per lui, tutta per lui, in casa della fidanzata, dovrebbe certo precedere di poco le parole sacramentali: Vedremo!
In fondo, anche Armida pensava nello stesso modo riguardo a s, ma ella se ne infischiava un po' degli usi tradizionali del suo bel mondo. Intanto, sapeva che la donna inspiratrice fu sempre l'amica semplicemente, anzich la moglie del poeta; poi si compiaceva di tenere certi suoi aspiranti in una trepida speranza di casi imprevisti; poi, assaporava quel periodo di tempo in cui la fanciulla passeggia ammirata ed invidiata, accanto al fidanzato per le vie della citt; sentendosi quasi un essere privilegiato, e superiore a tutte le altre che ancora tremano di timore nell'attesa, o che, avvilite, per la trascorsa et, piegano il capo rassegnato, esclamando: Infelici coloro che si maritano!
Ma di tale ipocrisia, esse non ne hanno n colpa, n merito; perch, se le loro parole sono discordi dalla verit, che forse sentono interiormente, esse le devono pur dire per assecondare la societ, che getta il ridicolo sul desiderio pi santo e divino che Dio abbia posto nell'anima e nel sangue umano: il desiderio dell'amore.
Armida, d'intelligenza mediocre, ma di astuzia finissima, intuiva, comprendeva questo arrovellarsi di tante sue ammiratrici e il contrasto interno di cui erano inconscie vittime; perci, certa che a lei mai sarebbe toccata la loro sorte, godeva maggiormente del suo trionfo, in quel tempo appunto in cui la nuova condizione della fanciulla attrae di pi l'invidia e l'ammirazione: il tempo del suo fidanzamento.
Poi, Armida, oltre queste ragioni generali, ne aveva una propria: aspettava che Valerio raggiungesse il maggior fulgore della gloria, e, in quel fulgore, sposarsi a lei. Ella sperava molto dalla nuova rivelazione del suo genio, ch'egli avrebbe data in quella sera, perci aveva estesi gli inviti a quante celebrit aveva potuto attirare nella propria cerchia, e per le conoscenze dirette, e per le conoscenze altrui.
Valerio, invece, era pallidissimo; colla coscienza propria del vero artista, e del vero ingegno, egli non era punto contento del suo lavoro, non vi ritrovava se stesso, non vi sentiva l'anima sua! Egli era stanco, sempre stanco, sfiduciato della vita e delle promesse del mondo: se Armida, non lo avesse, inconsciamente, sorretto col suo bel volto, egli avrebbe buttato la penna d'autore per prendere quella del contabile, del direttore di fabbrica: ma il suo amore era l cocente, instancabile, inesorabile come la vampa d'agosto che domina implacabile nel cielo e sulla terra, e pur sospinge il colono al lavoro. Bisognava andare avanti ad ogni costo, anche a costo di morire.
Dopo molto bisbigliare e sorridere, e rimbalzare di frizzi, di galanterie, pi o memo schermistiche, finalmente, Armida apr la festa al piano con una splendida pagina di Mozart; le successe una bella inglese, che accese le fantasie col Cigno gentil del Lohengrin; poi, un bel marchesino cant la romanza della Gioconda La bella mia verr dal ciel  la bella mia verr dal mar e giunse finalmente la volta del poeta.
A questo punto, entr Xenio.
Armida aveva trovato il modo di farlo intervenire alla sua festa; sapendolo invidioso di Valerio e sommamente vanitoso, ella pens, che egli avrebbe certo sofferto del trionfo dell'amico, che avrebbe confrontato il valore di lui colla propria nullit e se ne sarebbe arrovellato.
Armida si riprometteva da ci una finissima vendetta per l'indifferenza ch'egli aveva sempre mostrato per la bellezza di lei.
Xenio era abbigliato colla pi perfetta eleganza; strinse la mano a Valerio  che dovette, in quel luogo, corrispondere  e gli disse forte:
 Son venuto qui coll'animo felice di sentirti, di apprezzarti sempre pi: son certo di partire col cuore entusiasmato per l'amico, per l'arte, per la fede nel genio del nostro paese.
Tutti approvarono le parole di Xenio, il quale da quella sera cominci ad acquistarsi la simpatia di quella frivola ed artificiosa societ, cui egli parve, per quelle parole, diventato d'un tratto il pi serio, il pi intelligente degli uomini.
A Valerio pass in quel memento innanzi alla mente la visione del suo poema venduto, degli anni sudati su quel lavoro veramente inspirato, e cesellato, che era il prediletto della sua mente e del suo cuore. Egli solo sapeva quanto valore fosse in quelle pagine, pensate colla mente lucida e tranquilla, col cuore lieto e fidente negli uomini e nell'avvenire! e sent una lacrima corrergli al ciglio.
Mentre stava cercando una risposta qualsiasi, Xenio aveva gi preso il suo posto presso lo spettatore pi autorevole e di maggior ingegno che fosse tra quell'accolta di presunti eletti, e ricominci a tessere gli elogi di Valerio.
 Attendiamo  sentenzi il prudente dotto, e raccolse coscienziosamente la sua attenzione.
Valerio gi leggeva, ma  critico retto e intelligentissimo anche di se stesso  sentiva tutte le imperfezioni, le debolezze della sua nuova creazione.
A volte, la lettura si elevava, e riappariva il grande, il sommo poeta gi conosciuto, ma, poco di poi, tutto ricadeva nel monotono, nel forzato, nella scoloritura dei concetti, vestiti di forma perfetta, ma morta, senza, cio, anima inspirata. E Valerio, che sentiva ci, dentro di s, soffriva mille torture ed esprimeva nella lettura trascurata, a cui per disdegno negava il colorito, il non assentimento dell'animo suo all'approvazione dell'opera propria.
I pochi veramente eletti lo comprendevano e lo compiangevano; gli altri si profondevano in lodi esagerate, false nell'intenzione e nella forma; lodi che esasperavano di pi l'anima retta di Valerio. Armida, infatuata di s e dei suoi propositi, non capiva niente e credeva di trovarsi dinanzi alla grande, aspettata apoteosi del suo fidanzato. Quando la lettura, durata circa un'ora, fu terminata, Valerio andava respingendo francamente ogni lode, non rispondeva neppure a quelle goffe, ed a coloro ch'egli stimava, rispondeva come un fanciullo colto in fallo: Scusate, far meglio un'altra volta e ne respingeva le lodi non sincere.
Ma c'era chi si pappava e gustava, in vece sua, tutte quelle lodi false: era Armida, i suoi occhi brillavano come i diamanti che le fulgevano nelle orecchie, e la sua bellezza, in quella sera, pareva un sole tra gli stellati specchi e le diverse bellezze che l'attorniavano.
Xenio non l'aveva mai vista tanto bella, ed avrebbe, in quel momento, date altre centomila lire all'amico per farsela cedere; ma egli conosceva, il perch Armida amasse, o meglio, desiderasse Valerio; onde, sapendo che la sua corte non sarebbe stata neppure apprezzata, egli disprezzava, segretamente, la fanciulla, non tributandole che le cortesie d'uso. Quella sera per anche coll'aiuto del dotto Palme, suo vicino di posto, egli aveva compreso perfettamente la situazione falsa dei due fidanzati, e la gust come una sua particolare vendetta contro la superba; anzi, per godersela maggiormente, si avvicin alla fanciulla e le disse millantatamente:
 Contessina, la letteratura italiana avr, da oggi, un'altra Beatrice divina, di cui non si potr certo impugnare l'esistenza, giacch tutti noi l'adoriamo vivente e ne facciamo fede. Poi in cuor suo. Vedrai domani.
 Grazie, conte, rispose Armida, badate per che voi non adorate in me che un pianeta illuminato dal suo sole; meglio  rivolgere a questo direttamente la vostra adorazione, per la luce che egli manda sui cervelli nostri.
 Insolente  pens Xenio, ma non raccolse la palla che gli si lanciava, anzi disse forte:  Noi sappiamo ammirare l'uno e l'altro perch inutili e vani sarebbero i soli, se non vi fossero i pianeti che fanno propria la luce di quelli e se ne ammantano per risplendere alla loro volta.
Armida , nella sua tronfia vanit, credette d'aver ottenuto sull'anima del conte una grande vittoria, e, volendo spassarsela maggiormente, gli chiese a bruciapelo:
 E voi che fate? A quando una vostra lettura la quale affermi il vostro talento, che pure ha gi dato liete promesse?
E rideva maliziosamente, sapendo quanto fosse egli vuoto e pretenzioso.
 Prestissimo  rispose Xenio colla massima seriet, e la salut galantemente.
La sala si sfollava, Armida, presso Valerio e la madre, riceveva gli omaggi coll'aria di una regina, sicura di essere superiore a tutti e invidiata da tutti.
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CAPITOLO 11. 
Delusione.
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Se Armida avesse potuto seguire tutta quella gente nella via, nelle loro case, nei caff, avrebbe imparato a conoscere un po' meglio il mondo e come, quasi sempre, il conto in cui esso ci tiene sia alquanto diverso da quello in cui ci teniamo noi. Seguiamo noi, in vece sua, quella gente, e cogliamo a volo le loro parole.
 Signor Palme, che ne dice?
 Nulla,  una nube passata su quella mente splendida, per  giovane molto; altra  la notte, altri sono gli eclissi; io credo ad un eclisse momentanea, in breve, l'astro torner a splendere.
 Molto indulgente signor Palme  ripet un giornalista, stato bocciato all'esame di Laurea, perch.... non l'aveva preparata lui  altro che nube, rapida discesa, dica: dov', dov' l'ingegno tanto celebrato?
 Anche nelle opere minori, i veri geni, continu l'acerbo critico, rivelano sempre se stessi, ma qui manca tutto: inspirazione poesia, arte, armonia, grandezza di forma, tutto, questi nuovi canti di Malli sono un'accozzaglia di immagini accumulate l dalla fantasia sbrigliata, e nulla pi. E qual'elocuzione? Sbiadita, povera, stentata.
 E che verso?
 Metricamente, gi, son versi, ma dov' la poesia?
 Io, diceva a sua volta Mimosa pudica, sbadigliavo, non ne potevo pi d'ascoltare una nenia simile; e che immagini sguaiate! Vi ricordate quel vecchio Nettuno che sta ammirando le sue impudiche Naiadi?
E un'altra:  E quella stupida di Armida che si crede di sposar un genio?
 Ed  per tal genio che dimentica i cenci? Se sapesse come ci fa ridere la sua superbia!
 E quando sar maritata al cienciaiolo, avr ancora diritto di tener la corona di contessa sugli sportelli del suo cocchio? Non perdono i titoli di nobilt le donne che si sposano ad un plebeo?
Xenio volle punire un poco quelle linguacciute, ed intervenne fra loro, dicendo: Del resto non c' bisogno d'esser contesse per essere ossequiate, quando si  tanto belle come Armida!
 Hum! gran bellezza; la bellezza dell'asino, cio della giovent: lasciate che ella invecchi un po', che perda le cos dette rose del volto, e poi vedrete che le rimarr della sua gran bellezza!
 Le rimarr sempre la sua superbia, ribatt un'altra.
 Oh perder anche quella! Essere la moglie di un cenciaiuolo! Chi la vorr pi per amica?
 E Xenio di rimando: Tutte le donne che avranno buon senso, perch una donna che ama nell'uomo l'ingegno  pi nobile di tutte le blasonate di questo mondo.
Le pettegole non osarono ora contraddire, tanto pi che Xenio era giovane, ricco e.... libero di s, quindi non era prudente contraddirlo troppo!
Cos con questi e simili discorsi, si preparava l'avvilimento di un'anima grande, a cui un po' di riposo del cuore e della mente avrebbe potuto restituire tutte le energie, tutte le potenti inspirazioni del genio sovrano.
L'indomani, Armida usc in pompa magna sul suo cocchio tirato da due superbi cavalli: a fianco la madre e dirimpetto Valerio, pi pallido che mai; incontrarono molti amici: saluti soliti, secondo l'usato cerimoniale dell'etichetta, ma nulla di pi!
Si fermarono anche nello spianato intorno alla banda che suonava, com' uso in molte citt, in dati giorni: nessuno si avvicin alla carrozza a far complimenti al poeta; qualcuno si appress, ma parl ben d'altro. Silenzio perfetto!
Armida cominciava a stizzirsi, non comprendendo quel vuoto, quel mutismo che si faceva intorno all'avvenimento artistico, pi saliente della cronaca di quella settimana; finalmente, comparve Andrea, l'amico pi caro di Valerio, e, si vociferava, anche di Bianca. Andrea si appress senz'altro:
 Contesse, permettetemi che vi presenti i miei omaggi pi sentiti.
 Grazie, rispose Armida, impaziente di ansiet, perch non siete venuto ieri sera?
 Perdonatemi, signorina, ho la mamma in letto da pi giorni e non avrei potuto, in coscienza, partecipare ad un divertimento per quanto solo squisitamente intellettuale.
 Oh! me ne duole assai, povera signora, mander presto a chiedere notizie.
 Grazie.
  stata davvero una fatalit, signor Andrea, avete perduto una serata che sar indimenticabile per l'amico vostro.
 Valerio pu fare sempre di bene in meglio, perch l'ingegno  una propriet sacra ed intangibile, rispose Andrea. E s'affrett a congedarsi; strinse la mano all'amico, come in atto di chi dice: coraggio s'inchin alle signore, e via.
 Tutto qui? pens Armida, se neppure Andrea, l'amico insospettato di Valerio, esce in lodi, n si congratula con lui, che succede? E Valerio perch non  lieto, non  soddisfatto? E per la prima volta, dalla sera solenne in poi, cacci i suoi sguardi negli occhi chiari di lui. Essi erravano, come smarriti, sullo sfondo del cielo azzurro che si spiegava dinanzi; tristi, leggermente ve-lati di stanchezza, pareva che cercassero qualche cosa non fuori di s, ma in se stessi, come fa chi si angoscia per richiamare alla mente un nome, un'idea momentaneamente sfuggita, ma che spera di riafferrare subito.
Armida cominci a dubitare:  Mi hanno dunque ingannata?  si chiese.
Cos, nel suo cuore arido e supremamente egoista, non sorgeva il pensiero affettuoso, la parola confortevole per l'amico afflitto, ma il pensiero di se stessa, del cruccio che glie ne poteva venire. Caratteristica speciale delle anime piccine, che dinanzi alla sventura altrui, erompono, prima che in ogni altro, nel lamento del piccolo danno che ne potr loro derivare.
Simile a quel marito che dinanzi alla moglie morta di parto, ahim, diceva con rammarico: oltre la spesa del battesimo, ho anche quella del funerale!
Armida, nel silenzio che si vedeva stendere intorno, cominci a sentire un profondo malessere.
 A casa!  ordin al cocchiere; e quivi giunta, scese lestamente, poi, ai piedi dello scalone, licenzi il fidanzato dicendogli:
 Mi son presa un forte mal di capo, per un po' di giorni desidero riposare; aspettate che vi chiami.
Valerio sent nella sua voce, e anche nel modo, qualche cosa di nemico, gli trem il cuore, e la guard negli occhi: erano crudi, le linee del bel volto rigide; la madre dopo breve saluto, era gi scomparsa.
 Armida, egli le disse, non lasciatemi solo coll'anima mia per troppo tempo.
 A questo mondo bisogna essere forti  rispose laconicamente, ma meno dura, Armida; quindi datagli la mano a baciare, con aria annoiata e stanca, lo lasci ai piedi dello scalone, mentr'ella saliva senza pi voltarsi e scompariva dagli occhi desiosi e intontiti dell'amante a cui pareva come apparizione bella e inafferrabile di fulgente sogno.
L'indomani, Armida si fece portare in camera quanti giornali pot avere, prossimi o lontani, e diceva in cuor suo: Gran brutta genia i giornalisti, tutti pseudo-letterati! Invidiosi, invidiosi tutti! Tanto pi uno s'innalza dalla sfera comune, e tanto pi essi lo colpiscono co' loro strali; si gonfiano, costoro, con quell'aria da giudici superiori, da compassionanti gli sforzi altrui, quasi che tutti fossero presuntuosi e loro, loro soli, sapessero. I superuomini! Si gonfiano da s e nessuno li pu sgonfiare, perch sono essi i monopolizzatori della fama degli ingegni; n scoppiano mai come la rana della favola.  Vediamo, possibile che sieno tutti snobisti?
E si pose a sfogliare, sfogliare, a spiegazzare con avidit e con rabbia tutta quella carta stampata: nuova delusione. I giornali locali portavano un'ampia cronaca della festa; le signore vi erano tutte annoverate, descritti i loro abbigliamenti, dalla pettinatura alle scarpette; si parlava benissimo delle sonatrici e dei cantatori, e in fine, quasi incidentalmente, si accennava al poeta, dicendone poco o nulla, od accennando ad una delusione per parte degli ascoltatori. Armida si sa, regnava idolo principale, sull'altare degli incensi e gli aggettivi attribuitile erano tutti di grado superlativo; ma che le importava di s? Ormai ci era tanto abituata a quelle adulazioni, che le venivano a noia, tanto pi che le parevano la cosa pi naturale di questo mondo; ma era Valerio, Valerio che essa avrebbe voluto vedere magnificato; era la gloria di lui, aurea e diversa che tutte le altre, ch'essa avrebbe voluto veder riverberata sopra di s; e invece? Quale freddezza!! Si rivolse ai giornali di fuori:
 Chiss, pensava, forse i corrispondenti varranno meglio di costoro; i corrispondenti sono sempre persone gi conosciute altrove, che si son gi fatti strada; quindi sono pi sinceri, meno invidiosi.
Guard il Secolo, il Corriere, la Stampa, qualche Rivista; o non c'era cenno, oppure, si diceva: Aspettiamo la pubblicazione integrale del lavoro, allora leggeremo per intero e.... giudicheremo. Il che equivaleva a dire: La promessa lascia alquanto a desiderare, ma non vogliamo per ora, criticare.
Armida, in fatto d'ambizione, non era la donna dei mezzi termini; o il sole senza macchie, o nulla! Quand'ebbe finito, cap che quel giudizio unanime, concorde doveva avere qualche fondamento di verit, e credette che il suo fidanzato, cos miseramente caduto, dopo tanti e ripetuti trionfi, non potesse in verit, avere quel genio infallibile ch'essa aveva sognato; onde se ne sdegn profondamente, e pensando quanto ella gi fosse compromessa agli occhi della gente, conchiuse, mettendosi le mani sotto il mento o chiudendo gli occhi: Ed ora che facciamo?
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CAPITOLO 12. 
Cuori amanti.
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Il velo che copriva la mente di Pietro Malli era dei pi strani; egli non riconosceva pi n la casa, n la cartiera, n i figli, n gli amici; tutto era morto in lui, ma gli sopravviveva un vago ricordo del suo delitto, ricordo, per, che gli era solo ridestato dalla vista della cassa forte. Quando riusciva a penetrare nella sala, si piantava innanzi a quella con volto truce, e minacciava un essere della sua mente ch'egli chiamava costantemente Lucifero; poi si metteva ad urlare che voleva partire, partire, andar lontano lontano, e cercava valigie, cavalli, e minacciava tutti come un ossesso perch, diceva, di essere imprigionato.
Un giorno, capit in casa Andrea, mentre Bianca e Valerio erano occupati nelle loro lezioni. Andrea non li disturb e volle fare un po' di compagnia al povero pazzo, per vedere quali idee ancora lucide sopravvivessero in quel cervello avvolto nella notte. Egli nulla sapeva ancora della cruda povert de' suoi giovani amici, ed il lavoro in cui li vedeva immersi lo attribuiva ad una febbre d'attivit innata nelle loro tempre, ed anche al desiderio di coprire coi loro guadagni la lacuna lasciata dal mancato guadagno del padre.
Del resto, anima nobile, dato anch'esso agli studi, punto pratico degli affari materiali della vita, non aveva mai cercato di approfondire il perch di quella attivit, secondo lui, non necessaria: e niente curioso, non si era mai chiesto troppo conto di quello strano lavoro. Sempre innamorato di Bianca, attribuiva quel suo nuovo pallore al dolore costante per lo stato del padre, e credeva essere proprio dovere non disturbare mai, con domande indiscrete, quel santuario domestico, in cui si davano la mano dolore ed amore. Solo la singolare demenza del vecchio Malli attraeva non poco la sua attenzione, lo studiava spesso, ma non si era accorto mai che quand'egli veniva a trovarsi in presenza di lui, i due fratelli, con un pretesto o altro, ne li separavano. Quel giorno per, era solo, e, non per far cosa contraria al pensiero de' suoi amici, il quale del resto non conosceva, ma solo per studiare il doloroso fenomeno, si accost al Malli.
 Nostro buon amico, come va?
 Lucifero! gli rispose Malli.
 Oh! chi  Lucifero? Chi ?
Il pazzo lo guard fisso, un lampo d'intelligenza gli balen negli occhi chiari: fece un cenno di affermazione, poi si alz, afferr Andrea per un braccio e lo condusse nella sala della cassa; quivi, spingendolo verso di essa, disse con voce sepolcrale.
 Lucifero  l.
 Cerchiamo rispose Andrea, e fece atto di aprire la cassa.
 No, disse Malli, zitto, dormono.
 Chi? chiese Andrea, sempre pi incuriosito.
 Loro loro, guai poveretti, non toccare.  E cadde in un profondo scoramento.
Andrea, studiava: chiss che contraddicendolo quel cervello, nell'ira non si scotesse?
 Voglio aprire, disse al pazzo fissandolo, voglio aprire, voglio prendere i denari.
Il vecchio divent minaccioso, e si mise ad ansare fortemente come se avesse fatto delle scale di corsa, Andrea andava palpeggiando i chiodi della cassa, credendola chiusa a chiave, non pensava mai che essa si potesse aprire cos; d'altra parte era tanto sicuro della stima e dell'amore dei suoi amici, che non si dava pensiero di sorta.
Malli, vedendo il compagno cos affaccendato, si alz di scatto e come afferrato ad un filo, sempre ansando e quasi ruggendo sommesso, lo seguiva dietro le spalle in ogni movimento, mormorando coi denti stretti Lucifero, Lucifero!
Ad un tratto, la molla scatt e l'imposta s'aperse ancora solennemente dall'alto al basso.
Un ruggito formidabile eruppe dal petto del demente:  Ladro, ladro, url, rovini i tuoi figli, la tua famiglia, il tuo nome; ladro! ladro! ladro! li hai rovinati!
E pronunciando queste ultime parole, la voce gli si era fatta lacrimosa, i forti singhiozzi parevano schiantargli il petto; singhiozzi senza lacrime, prodotti da un inconscio dolore, stridenti come tempesta senz'acqua sui tetti riarsi.
Andrea ne fu spaventato:  Vedete gli disse, non prendo niente, lasciamo star tutto; dobbiamo chiudere?
E gett macchinalmente lo sguardo nella cassa; era vuota, solo, allineati, sul nero piano, stavano alcuni foglietti da lettera un po' bianchi, un po' scritti; erano ancora quelli che vi aveva distesi quel giorno Malli stesso. Valerio ne aveva tolti i pochi biglietti di banca, il resto era ancora l.
Andrea si sent stringere il cuore, ch egli ben sapeva essere stata, quella cassa, sempre piena di banconote; per, rapidamente attribu subito quel fatto, al non essere il mobile pi adibito alla cartiera, per il ritiro dei Malli dagli affari; per questo, dopo un secondo, non ci pens altro. Intanto il demente fissava esso pure quei fogli bianchi e pareva cercasse ben altro. Cacci dentro la testa, poi un braccio, tocc, frug; poi di nuovo, ad urlare con voce strozzata, quasi temesse di svegliar qualcuno.
 Ladro, ladro, diceva ad Andrea, rovina della tua famiglia, del tuo nome, ladro!  Poi, come penetrato da somma piet per Andrea, lo prese per mano: Vieni, presto, fuggi, fuggi; guai se si svegliano; laggi il porto, la nave. Lucifero; va, va, va via!  E chiusa con una spinta la cassa, trascin Andrea verso la porta, mentre, sempre col dito in croce sulle labbra, andava dicendo: Tutto, hai tolto, ladro, fuggi, Lucifero  l; fuggi.
Andrea chiam Giovanna a cui consegn il povero demente che la segu come un bambino, pur voltandosi man mano verso Andrea per gridargli: Fuggi, fuggi, fuggi!
Da quel giorno Andrea rimase profondamente commosso e preoccupato;  vero che nessuna importanza si doveva annettere alle parole d'un pazzo; ma esse, pur troppo, rispondevano a certi misteri, di cui Andrea non sapeva darsi ragione, ed ai quali, in verit, non aveva mai molto pensato.
 Dunque, diceva tra s, nella pazzia di Malli c' un ladro, un ladro che ha rovinato qualcuno; poi.... c' chi dormiva e non doveva essere svegliato; poi c' il porto e uno che fugge. Ma non v'ha qualche analogia fra ci e gli ultimi avvenimenti di casa Malli? E non vi sono talvolta anche certi esseri, ancora ragionevoli, i quali tendono ad attribuire agli altri, le male azioni che essi medesimi hanno commesso? Non si spiegherebbe con ci la fissazione in Malli di chiamarmi ladro, quando mi sono avvicinato alla cassa? Non ho conosciuto io un mio amico che, ristucco della sua amante, andava dicendole: Tu non hai cuore, tu fingi, tu non mi ami, non ti voglio pi perch non mi ami? Mentre la poveretta si moriva di dolore per lui ed il volubile era lui stesso? Eppure non era pazzo lui! anzi occupava fior d'ufficio onorevole; e costui, ch' veramente pazzo, non farebbe tale sostituzione di s in altri, in un modo pi tragico? Non avr egli veramente rubato, ma a chi? E Bianca? Oh povera Bianca qual cieco fui io a non vedere il tuo dolore, il tuo martirio, a non avere una parola per te e per l'amico mio pi caro! Ma.... e se mi sbagliassi? Ohim! che labirinto! Come se n'esce? E Delfi?
A questo punto del suo soliloquio, si trov come uscito da incespicati sentieri, e dinanzi ad una strada maestra.
 Ecco l'uomo, esclam, ecco quegli che sapr sbrogliare la matassa, ecco chi sapr trovar la luce ed aiutare i nostri comuni amici. Eh! vana letteratura, vana scienza! tu constati i fatti, li narri, poni i quesiti della vita ma.... l'uomo, l'uomo pratico e di buon senso li scioglie.  E con questo proposito in cuore, rientr nella propria casa.
Andrea era ben lungi dall'immaginare l'amore di Delfi per Bianca; lo sapeva amantissimo di quella famiglia, legato, per gli affari, al vecchio Malli; onesto sino allo scrupolo, ma ad altro non pensava. Delfi aveva gi fatto innalzare, come d'incanto, un'altra palazzina di fronte a quella de' suoi amici, e meglio adattata ai bisogni della cartiera. Dal suo studio, posto nella nuova casa, egli poteva vedere sempre le finestre di Bianca, sovente, Bianca stessa; qualche volta, con un pretesto o l'altro entrava nella sua casa, la salutava, e ci gli bastava, non concedeva di pi al suo amore.
Anch'egli aveva notato quell'andirivieni di scolari nell'antica palazzina; pi volte aveva visto, dopo mezzanotte, il lume nelle stanze di Valerio e di Bianca: ma, abituato a star cogli uomini attivi, lavoratore egli stesso, bench ricchissimo, non ci aveva fatto gran caso; anzi stimava di pi i suoi giovani amici, tanto amanti del lavoro. Il giorno della scoperta d'Andrea, egli stava appunto nel suo studio, rivedendo, col ragioniere Vanchi, la chiusura di alcuni conti correnti; quand'ebbe finito, licenzi il suo primo impiegato, poi incroci le braccia e guard la finestra di Bianca, era chiusa. In quel momento stesso, entr Andrea.
Delfi si sent un tuffo al cuore, era umano anche lui, e quel giovane bello, pallido, dagli occhi pensosi, dal portamento signorile era il suo rivale! Per il generoso industriale represse subito quel moto istintivo; allarg le grosse braccia come ad un amico, sinceramente, e grid:
 Oh signor Andrea, qual buon vento?
 Cattivo vento, signor Delfi, son qui per un sospetto doloroso.
 Eh? parlate, parlate, che cos'?
 Avete mai osservato la vita che conducono i nostri giovani amici?
 Tranquillissima, attiva; buoni, buoni sempre
 Valerio non viene pi al club n al teatro, n ai caff. Bianca d troppe lezioni, si logora, e questo non pu essere puro dilettantismo.
Delfi aggrott le ciglia, si dimen un poco sulla sedia, poi, come parlando tra s, rispose:
 Diavolo, diavolo! io li ho lasciati quasi ricchi; in cassa avevano centoquarantamila lire, il padre ne possedeva altre centomila in titoli diversi, che negoziava per conto suo, quest'ultimi, nella sua folle fuga pu averli perduti; ma le centoquarantamila erano ancora in cassa, quand'io arrivai, ed egli era gi partito, non pu averle toccate pi. Poi, i figli rifiutarono di continuare la societ, con me, che avrebbe loro fruttato assai, il che vuol dire che si trovarono ancora abbastanza provvisti, altrimenti....
Andrea pensava, non ci trovava il bandolo; pure, intuiva, comprendeva che un mistero affliggeva i due giovani.  Signor Delfi, concluse, i nostri amici, non so come, ma so che sono poveri, lavorano per vivere: e Valerio, nell'angoscia che lo opprime e in un lavoro sfibrante ed ingrato, spegne la fiamma del suo genio; di pi non riesco a comprendere, ma questa deve essere la verit.
Delfi scatt in piedi, nervoso, ansimante; a lui le cose intricate, inspiegabili non piacevano, anzi lo facevano soffrire; franco e leale, anche negli affari, egli abbandonava subito i clienti che cercavano tendergli inganni; per il che non era avvezzo a quella specie di selezione tra il vero e il falso nelle pratiche della vita. Sicch accettata subito come vera la rivelazione di Andrea, rispose:
 Andiamo ad interrogarli; richiesti da.... me e da voi, dovranno pur dire la verit.
Ed afferrava il cappello.
 No, no, disse Andrea, non cos, non ne caveremmo un'acca; se han taciuto finora, se tacciono, vuol dire che, nella loro coscienza o dignit, non vogliono parlare; e le nostre investigazioni li farebbero doppiamente soffrire, obbligandoli a simulare.
Delfi si gratt l'orecchio:  La sapete lunga voi, che si fa adunque?
Anche Delfi, l'uomo degli espedienti, l'uomo d'azione, si sentiva il cuore gonfio, ma la testa vuota; non aveva un'idea da eseguire. Andrea, ne fu scoraggiato, ma ripreso poi animo, soggiunse:
 Facciamo cos, Delfi, non diciamo loro nulla affatto de' nostri dubbi: io sono ricco, cercher di sposare subito Bianca, senza far motto della dote gi esibita dal padre, anzi, dichiarer che nulla voglio; voi cercherete un impiego lucroso per Valerio, e cos i nostri amici ritorneranno agiati.
Delfi si sent piantare un coltello nel petto; non avrebbe dunque pi riveduta la sua amata fanciulla, che gli appariva, come un angelo del cielo, quando ella apriva quella benedetta finestra! Colui gliela avrebbe rapita dagli occhi per sempre!
Il sangue gli si rimescolava nelle vene; per dominarsi in qualche modo, apr la finestra e sbatacchi le imposte con un colpo secco e forte, che sembr una sparo; ingoi abbondante saliva amara che gli era salita in bocca, e battendo sul tavolo le nocche dure delle grossa dita, cogli occhi a terra, pareva pensasse profondamente.
Andrea, (gli amanti, quando non sono gelosi, sono sempre un po' ciechi) di nulla accorgendosi, aspettava il responso di quell'uomo, da lui stimato eminentemente pratico e taceva, guardandolo con rispetto.
Delfi, frattanto, vinto di nuovo quest'altro colpo pi grave, faceva questo ragionamento tra s:  Egoista, egoista: che ti importa, quand' per il suo bene? Tanto, non  il suo promesso sposo, costui? Non la deve sposare una volta o l'altra? E non  una fortuna che essa abbia trovato un galantuomo degno di lei? Specchiati, specchiati, Delfi, e poi vedrai se non ti verr la voglia di darti un pugno nella testa!
A questo punto, sollev il capo, e disse, come se concludesse:
 Avete ragione, Andrea, andiamo.
 No, non insieme, capirebbero che si  capito, noi abbiamo due uffici diversi dobbiamo compierli in momenti diversi; o prima io, o prima voi.
 Bene, allora prima io, aggiunse quasi lieto Delfi, ho giusto qualche cosa che fa per Valerio.
 Badate, a non far capire che noi abbiamo compreso, almeno in parte, la dolorosa istoria, perch, se tacciono, debbono averne qualche forte ragione.
 Ma che devono avere! malinconie, poesia! Male abituati, ecco! troppo delicati, troppo sentimento, troppo amor proprio. Oh! vedremo.
Quando Delfi entr in casa Malli, Valerio, cogli occhi cerchiati di livido, stava traducendo dal tedesco, per conto di un editore, una minuta e faragginosa storia della civilt egiziana; aveva vegliato tutta la notte, riposando solo dall'alba all'ora in cui l'affettuosa sorella era solita portargli il caff. Ora aveva ripreso il lavoro e vi attendeva alacremente. Bianca, in un'altra stanza, faceva imparare le declinazioni latine ad uno scolaretto di ginnasio.
Delfi tese l'orecchio e cap. Valerio si alz frettoloso e col suo pi franco sorriso, lo fece sedere accanto a s, mai pi immaginando che quella mattina l'industriale si era munito di una speciale penetrazione indagatrice:
 Che cosa sono quei minuti geroglifici? Disse gettando l'occhio sull'ingiallito libro tedesco.
  una storia dell'Egitto.
 Che ne fate?
Valerio arross:  La traduco in italiano.
 Vorreste per caso fare un'altra Aida? dev'essere egiziana,  vero, l'Aida? ho visto sul palcoscenico le trombe egiziane.
Valerio sorrise.  Il personaggio d'Aida, veramente, no; ma la leggenda  egiziana.
 Ho capito, e voi studiate questa leggenda?
 Ma no, non ne varrebbe la pena, faccio ben altro; si tratta di storia autentica, ovvero di leggenda storica, irta di nomi impronunciabili, di date, di frasi indecifrabili.
 E perch fate questo lavoro? non  poesia cotesta!  aggiunse sensatamente Delfi, piantando i suoi occhi scrutatori in quelli di Valerio.
Il poeta sent di essere sorpreso nel sacrario delle sue cose intime, e se ne stizz.
 Ma perch volete sapere queste cose, signor Delfi?
 Perch, rispose questi pieno di penetrazione, avevo bisogno di voi, per un lavoro di valore e temo che siate troppo occupato per poter accettare.
 Vediamo, di che si tratta? Appena finito questo lavoro, chiss?
 Vorrei farmi direttore di un grosso Banco di sconto, che ha molti affari all'estero, e perci mi occorrerebbe, per compagno, una persona fidata che conoscesse quelle lingue che io non conosco, giacch io non so, a mala pena, che un po' d'italiano.
Valerio si rabbui, pensando che, per un simile impiego, sarebbe occorsa una grossa cauzione, e rispose:
 Voi sapete, caro amico, ch'io la sostanza che posseggo, l'ho impiegata diversamente.
Delfi si guard bene dal chiedergli come o dove; ormai cominciava a comprendere qualche cosa, per, subito soggiunse:  No, no, voi non sareste che un altro me stesso; l'interessato sarei io solo, voi mi rappresentereste presso gli stranieri e avreste un compenso degno del merito, cio: dalle 20 alle 30 mila lire all'anno.
 Ho capito, disse Valerio, un impiego insomma, un impiego presso di voi, che mi offrite.
 Un impiego? no, ripigli Delfi, cui pareva di aver umiliato il suo giovane amico; no, un impiego, ma un posto di fiducia quale rappresentante della mia persona, della mia volont, come se foste un mio figlio.
 Ma, caro Delfi, quanti, quanti bravi giovani industriosi, abili, capaci, in queste cose, pi di me, potete trovare!
 Credete voi che sia facile aver tanta fiducia in chichessia come nel figlio del primo amico, dell'amico pi onesto che si abbia avuto?
Valerio si sent stringere il cuore come in una morsa di ferro: ahim! l'amico pi onesto aveva tradito, aveva rubato; ed egli era suo figlio! Chin il capo come colpito da una mazza; non voleva rispondere, perch la voce gli sarebbe uscita tremante, e fingeva di pensare.
Delfi, ormai sulla strada delle penetrazioni, osservava quel capo nobilmente altero, che in quel momento, appariva abbattuto come una quercia colpita dalla folgore, e pensava: Diamine, che  successo? Qualcuno deve averla fatta grossa in questa casa; Bianca, quell'angelo, no: allora, o il padre o il figlio. Veglia Delfi, veglia,  il tuo dovere.
 Dunque? Chiese poi, battendo ritmicamente la punta del piede come fanno le persone insofferenti di lunga attesa.
 Dunque, rispose Valerio, datemi tre giorni di tempo, poi risponder; perch, capite bene, mi trovo dinanzi ad un caso di coscienza: che ne so io di simili affari? Quando me ne sono occupato? Occorre una scienza, che io non ho appresa.
 Ma avrete alla vostra dipendenza quanti contabili occorreranno; voi non avrete che da tradurre le lettere, parlare cogli stranieri, e tenere la corrispondenza.
Pi avanti vi metter a parte anche degli utili e chiss!... se gli affari andranno a gonfie vele, potrete arricchire ancora.
Gli era sfuggita! si morse la lingua, ma troppo tardi; guard Valerio, che, senza batter ciglio, era solo leggermente impallidito, non dando, per, alcun altro segno di turbamento; finalmente, apr la bocca ad un mezzo sorriso amaro e, lentamente, senza guardare in faccia il buon industriale, rispose:
 Io non desidero ricchezza maggiore di quella che mi ha lasciata mio padre; n a me, n a mia sorella non occorre di pi; per siccome mio padre, ammalato, non pu pi guadagnare nulla, cos io non sono alieno dall'applicarmi a qualche occupazione lucrosa che possa rispondere alle mie attitudini, ed ai miei studi. Tuttavia, non posso rispondervi in modo assoluto subito, debbo parlare con mia sorella, ed ho anche altre persone interessate alla mia vita. Fra tre giorni, caro amico, fra tre giorni, almeno, potr rispondervi; volete aspettare?
 S, rispose Delfi alzandosi, ma io spero che non abbandonerete l'amico di vostro padre; mi occorrete assolutamente.
 Vi risponder, vi risponder  disse Valerio stringendo la mano che l'antico socio gli tendeva e l'accompagn all'uscio. Appena uscito Delfi, si gett sulla seggiola e stringendosi le tempia, come in atto d'angoscia, mormor: E Armida? Armida che mi ama per il mio genio, amer ancora l'uomo diventato un impiegato qualunque? Un impiegato?! Ella che mi crede, se non ricchissimo, almeno in condizioni.... onorevoli per la sua aristocratica societ!... E sei tu, poeta dei miseri, che ti senti la vergogna di esser povero dinanzi alla donna che ami? Pure, che colpa ne ha lei, se i suoi l'han concepita e cresciuta cos? Tuttavia, chiss, non potrebbe ella forse essere tanto generosa, tanto buona.... Il cuore delle donne  talora un profondo labirinto del quale difficilmente si conoscono i meandri. Vediamo, mettiamola alla prova.
E prese la penna; ma in quel momento decisivo, in cui stava per provocare una dichiarazione che poteva essergli fatale, inesorabilmente fatale, gli cadde lo spirito, e la penna gli sfugg di mano.  Bianca, chiam, Bianca mia, vieni, aiutami.
Si alz, si appress all'uscio che metteva alle camere della sorella e Bianca! grid di nuovo, simile ad un bambino che, vedendo un vago pericolo lontano, chiama la sua naturale ed infallibile protettrice, la madre.
L'amorosa sorella rispose alla chiamata da lontano, come una voce che scendesse consolatrice dall'alto, e in un attimo fu presso il fratello.
Questi le prese le mani e facendola sedere innanzi a s, le narr ogni cosa, chiedendo il suo consiglio. Bianca comprese tosto che l'offerta di Delfi era un beneficio bello e buono che egli aveva escogitato per loro, e se ne sent commossa; si guard bene, per, dal dire ci che pensava al fratello. In quanto alla convenienza di accettare, non c'era neppure di che pensarci due volte; ormai, erano agli sgoccioli del peculio rimasto loro dopo il fallo del padre; i lavori letterari non rendevano di che vivere; e le lezioni potevano mancare da un momento all'altro, e poi riuscivano faticosissime. Quell'impiego era commerciale bens, ma era onorevole, e avrebbe messo il fratello in relazione anche con signori del gran mondo, i quali avrebbero onorato e stimato quella sua abilit speciale pi del suo stesso genio poetico, troppo sovente disconosciuto dai malevoli, dagli ipercritici, dagli invidiosi.
Accettare, dunque, accettare senza altro, era l'opinione di Bianca. Delfi era la loro provvidenza, il loro buon genio; rifiutando il suo bene, gli si faceva anche un torto. Ma.... Armida? quanto ad Armida, c'era tutto da temere da lei, per quel cambiamento di condizione sociale. Armida! la contessina superba e desiderata da cento ricchi nobilucci, avrebbe poi sposato un semplice direttore di Banco?
Bianca, francamente, disse tutte queste sue giudiziose riflessioni. In quel mentre, un servo in livrea port al giovane una graziosa busta rosa, orlata d'oro, chiusa con uno stemma e recante in un angolo un'orchidea graziosissima (augurio di grandezza). Valerio la prese tremante. Il fogliettino racchiuso, tutto ornato come la busta, diceva: Venite questa sera, troverete il Principe di Val di Scalve, addetto alla Corte; egli, forse, potr agevolarvi la via alla vostra ascesa verso la gloria.
Armida.
Non una parola di pi, ed era la prima lettera che essa gli scriveva, dopo che l'aveva lasciato ai piedi del suo scalone, colle parole: Ho bisogno di riposo per alcuni giorni, aspettate che vi chiami.
Pure quel foglietto roseo, dall'odor di giaggiolo, era suo: quelle righe le aveva vergate lei; quel suo nome, di cui egli empiva tutte le carte assorbenti, l'aveva scritto lei; che poteva pretendere di pi un povero innamorato come Valerio?
Egli sorrise, prese un suo foglietto aristocratico, e scrisse:
Dolce stella della mia vita tribolata, luce della povera anima mia, verr.
Valerio.
Chiuse la busta e la consegn al servo licenziandolo; poco dopo, anche Bianca lesse il foglietto rosa che il fratello le porse: lesse e sospir; poi disse:
 Valerio, tu non puoi andare pi oltre nell'equivoco,  necessario che tu dica ad Armida la tua vera condizione. Vedi? per avviarti su questa via, occorre una certa agiatezza, somme discrete sempre disponibili, e non bisogna essere.... semplici impiegati. Non vedo alcun'uscita, mio povero Valerio, fuorch quella di rivolgerti al cuore della tua fidanzata, dicendole la tua vera condizione.
 Ma come, come, esclam angosciosamente il giovane, come dirle che siamo divenuti d'un tratto poveri? La cartiera non ha fallito, anzi, prospera; il socio  sempre qui, arricchisce; come spiegarle la catastrofe soltanto nostra?
 Con una grossa perdita fatta dal babbo a Montecarlo; non c' bisogno affatto che tu accenni all'ammanco di Cassa.
 Va bene, ma come, come parlarle cos di mio padre? a lei?! E debbo, poi, io ricorrere al suo denaro? Mai!
 Oh! Valerio, e allora?
 Allora.... andr stasera, vedr, sentir, poi decideremo, non abbandonarmi, Bianca.
La buona sorella scosse tristemente il capo; egli prese il cappello, ed impaziente che giungesse la sera, corse a passeggiare lungo la spiaggia, chiedendo all'onde agitate la forza per rialzarsi, per vincere l'abisso, per frangere la potenza cieca che lo teneva prostrato, avvinto al suolo freddo e desolato di una troppo dura realt.
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CAPITOLO 13. 
Nel labirinto.
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Le sale sfarzose d'Armida accoglievano, quella sera, uno stuolo elettissimo di cospicui personaggi e d'alte dame aristocratiche; ella stessa, col suo carattere un poco eccentrico di signorina maggiorenne che ha nulla da chiedere al mondo, perch tutto le ha gi concesso, bellezza, ricchezza ed amore, faceva gli onori di casa ai suoi ospiti illustri. Vestiva un elegantissimo abito celeste, guarnito di pizzi preziosissimi filettati d'argento, che la facevano somigliare ad una di quelle apparizioni celesti che sono intravedute nelle mistiche estasi, dalle menti rapite dal trascendentale; tre stelle di brillanti, disposte sui biondi capelli a mo' di corona, finivano col rassomigliarla veramente ad una madonna.
Valerio, vedendola, avrebbe voluto subito inginocchiarsele davanti e baciarle il lembo dell'abito, ma glie lo proibiva l'etichetta. Armida and incontro a lui come agli altri, lo condusse in mezzo al cerchio dei signori e lo present quale poeta gi illustre, da cui molto la letteratura patria si aspettava ancora; ma questa volta, non lo chiam, come tante altre, suo fidanzato n nulla aggiunse la madre che era presente.
Valerio avvert quella lacuna e se ne sent punto.
Era presente anche il conte Xenio, col quale Armida si era alquanto riconciliata, perch s'era messo a farle un pochino la corte, rallegrato dalle critiche inflitte a Valerio. Si parl subito d'arte, di letteratura e di politica, le elezioni erano vicine: occorreva, dicevano, per quel collegio, formato quasi tutto di democratici-aristocratici una persona d'alto valore intellettuale, oppure d'imponente ricchezza, o, meglio ancora, che unisse l'una e l'altra qualit
Valerio sosteneva, invece, occorrere il solo valore intellettuale perch la ricchezza distoglie il deputato dal pensare alla povert: egli n sa, n comprende i bisogni del popolo, e crede tutto esagerato, tutto montatura di capi scarichi, di elementi torbidi. Il ricco, diceva, abituato al lusso di casa sua, crede tutto il mondo d'una stoffa e d'un colore e non si d pensiero di altro, e quando parla di beneficienza fa molta rettorica, ma  incapace all'azione. Peggio poi, aggiungeva, si comporta se  ricco e senza ingegno.
Xenio se ne arrovellava, perch segretamente, aspirava lui alla deputazione, e riteneva di possedere, insieme colle ricchezze, anche il vero valore intellettuale. Valerio non ambiva l'alta carica, ed aveva dinanzi a s la terribile questione economica; tuttavia, non avrebbe mai, mai voluto che la nobile missione legislativa, la pi grande dello stato, perch  dessa che d il sangue a tutte le arterie della vita nazionale, potesse cadere in mani s indegne, com'egli giudicava quelle di Xenio, perci, colle sue critiche al valore negativo della ricchezza, badava a colpirlo in pieno petto.
Xenio che, come tutte le persone d'intelligenza mediocre, era astutissimo, lesse in fondo agli occhi del suo contradditore il supremo disprezzo che questi nutriva per lui, e giur di vendicarsene.
Dopo l'immenso favore che, secondo lui, gli aveva fatto salvandolo dal disonore col dargli una somma tanto rilevante, credeva di esserselo legato in eterno con una indissolubile gratitudine, e quindi, sperava di trovarlo cedevole ad ogni suo desiderio. Invece, vederselo dinanzi pi avversario di prima! Fate del bene, diceva fra se l'ambizioso, e poi vedrete che bel compenso vi toccher.
Tenace, per, ne' suoi propositi, si propose di vincere la lotta ad ogni costo,  i mezzi non gli mancavano  e da quella sera ingaggi la battaglia.
Valerio era eloquentissimo, la sua parola piana, facile, incisiva, che vibrava all'unisono con un gran cuore giusto e pietoso verso tutti, avvinceva gli animi e li trascinava seco, per la cieca fiducia, per la irresistibile simpatia che inspirava. Era, perci, un avversario formidabile. E Xenio lo sapeva gi, e il principe di Vol di Scalve lo comprese subito.
 Perch non fate voi il candidato? gli disse questi a bruciapelo.
 Perch, rispose Valerio, non mi sento da tanto: per lodar me, non avrei parole, balbetterei, arrossirei nel parlar di me stesso; mentre invece, mi sentirei moltiplicare le energie, presentando una persona degnissima della stima di tutti.
 Si capisce!  sottoline Xenio.
Valerio, che in quell'ora aveva dimenticato ogni sua sventura, guard l'avversario: i loro sguardi s'incontrarono, si misurarono come a traverso due lame incrociate, e si dissero entrambi cogli occhi!
 A noi!
Poi Valerio aggiunse forte:
 Tu non capisci niente.
Xenio formul un sorriso sardonico, butt indietro, con gesto vezzoso il capo, e, volto ad Armida, disse scherzando:
 Capite, contessina? il pi caro tra i vostri amici d delle patenti d'asino ai meno fortunati di lui; la vostra.... predilezione lo.... sublima su tutti; cos egli crede di poter avvilire anche me, dinanzi a voi! Detto ci, assunse un'aria desolata.
Armida, che poco capiva di quell'armeggio, sent il dovere di venire in soccorso dell'ospite offeso:
 Caro conte, rispose, Valerio ha delle idee fisse, e tutti quelli che non sono con lui, egli li crede contro di lui: ecco perch dice che voi non lo capite.
Valerio rimase imbarazzato, il suo pensiero non era stato compreso, n poteva, l, dichiararlo; poi, come contraddire Armida? Mentre col silenzio pareva darsi vinto, Xenio diede un'occhiata penetrantissima di gratitudine ad Armida; ma il Principe cos rispose a tutti:
 Il signor Malli  poeta anche in politica, egli vagheggia l'ideale, cio, il deputato perfetto e difatti, cos com'egli lo vorrebbe, sarebbe la perfezione; ma, mio caro ed ardente giovane (il principe aveva ormai raggiunta la veneranda canizie) siccome la perfezione  impossibile, accontentiamoci di avvicinarci ad essa il pi che ci sia dato: al resto ci pensi Iddio.
 Ma.... Principe, rispose rispettosamente Valerio, per raggiungere i migliori destini delle nazioni e dei popoli, occorre che sieno al potere degli uomini grandi per intelletto e per virt pubbliche e private; allora soltanto, qualunque sia il loro ordine di idee, il principio vincer. La Rivoluzione Italiana non avrebbe vinto, se non avessimo avuto quei giganti morali,  ciascuno nei loro rispettivi principii  che furono Mazzini, Garibaldi, Cavour, Cairoli, Saffi, Santarosa e molti altri, non che quel carattere di re, franco e simpatico, che fu Vittorio Emanuele II, ed intorno a questi maggiori, un'eletta schiera di martiri ed eroi, spesso in lotta fra loro per il futuro assetto politico; ma tutti uomini integri per virt proprie. Se l'Italia avesse sempre dato al potere legislativo ed esecutivo di tali uomini, invece di scivolare com' avvenuto nella mediocrit e nella corruzione, noi non avremmo ancora sussulti di dolore ed una legislazione tanto debole ed imperfetta.
 Sta bene, ma la natura ci fa, dandoci di tali uomini dei doni non ci assicura dei tributi regolari; non sempre perci si possono avere uomini tanto grandi.
 Oh! Principe, rispose Valerio, credete che in Italia non ci sieno anche oggi molte tempre forti e coscienze rette, unite a nobili intelligenze? Perch, perch, tutte le volte che c' da eleggere un deputato, un ministro, un reggitore qualsiasi, non si volgono gli occhi su di loro? non si traggono dall'oscurit, questi uomini onesti ed eletti, per metterli al potere, affinch portino alla nazione ed al popolo tutto il contributo delle loro grandi forze morali? Perch non si curano che le ambizioni, si esaltano delle nullit, e si plaude alla disonest, innalzandole perfino busti e statue, che saranno un giorno testimoni schernitori del basso livello morale ed intellettuale d'una generazione, succeduta ad un popolo d'eroi?
Il Principe pensava: Se tutti gli uomini al potere fossero come costui, tanto sarebbe salda una monarchia quanto una repubblica, perch la parola d'ordine del governo sarebbe verit e giustizia; povero giovane, peccato che sia solo!
Ma Xenio interruppe il corso dei pensieri del principe, dicendo a Valerio  E tu credi d'avere te solo il monopolio del retto giudizio sugli uomini? Tu solo puoi conoscere i grandi, gli integri, i capaci? Hum!
Valerio lo guard sprezzantemente e rispose con questo bisticcio di parole: Sarei per tale, per te, se fra questi tali mettessi te, nevvero?
Una dama, ormai annoiata da questi discorsi, mise il suo naso troppo corto nella conversazione, esclamando: Tutti quanti ci troviamo qui siamo nel numero delle persone degnissime di cui parla il signor Valerio, altrimenti egli non sarebbe in questa nobile casa, tra noi, nevvero, contessa Paola?
La madre d'Armida si inchin con gran sussiego alla sua interlocutrice, affermando.
 S, s, e da che ci chiamano le inspiratrici della politica, disse una giovane vedova che portava venti anelli brillantati nelle dieci dita, possiamo scegliere noi stesse, fra questi bravi signori, il futuro deputato.
Gli uomini erano sei, e la giovane vedova, temendo che i suffragi si raccogliessero su altro capo, aggiunse subito:
 Io propongo il nobile conte Xenio: nobile d'intelletto come di cuore, come di nascita; chi di noi potr negargli il proprio voto? Tutti voi, signori, valete non meno di lui, e sareste tutti degnissimi dell'alta carica; ma il conte Xenio  pi preparato, nevvero? Aggiunse alquanto maliziosamente.
Xenio s'inchin con affettata modestia:  Vorrei fare molto bene alla mia patria, rispose, ma non so se io ne abbia la capacit necessaria.
 S, s, s,!  risposero in coro stonato tutte le dame.
Armida, per, era leggermente impallidita; ella avrebbe voluto che i suffragi delle sue amiche fossero caduti su Valerio; se non altro, per omaggio a lei. E ci realmente sarebbe avvenuto, se la giovane vedova, che aveva delle speranze su Xenio, non le avesse prevenute tutte.
 Siamo d'accordo, Principe? Chiese la prima dama.
 Adagio, rispose l'accorto gentiluomo che aveva gi fiutata la battaglia, se si potesse disporre di due collegi, io ne darei uno al conte Xenio e l'altro a Valerio Malli, ma non trattandosi qui che di uno..., sceglierei una candidatura che accontentasse tutti, che raccogliesse il maggior numero di simpatie sopra di s; l'acqua tiepida che scorre attraverso le campagne disseta pi assetati che non la fresca fonte che zampilla in chiuso giardino. Xenio  troppo aristocratico,  troppo lontano dal popolo... elettore; Valerio invece, con quella sua Cartiera, con quelle sue belle poesie, nelle quali canta il popolo sovrano e tant'altre belle cose,  pi vicino al cuore del popolo, perci saprebbe conquistare di pi la fiducia degli elettori.
Perch, qui signore mie, si tratta di vincere un nemico, null'altro; giacch voi sapete che i sovversivi si avanzano con un loro rispettivo rappresentante e a noi occorre giocar d'astuzia, temporeggiare con tutti, per far riuscire il nostro.
La vedova non si diede vinta.  Senza far torto a Valerio, soggiunse, io posso ripetere che l'uno vale l'altro in quanto a simpatie inspirate. Se il signor Valerio ha la cartiera ove lavorano centinaia di operai, il conte Xenio ha vastissime tenute e un gran numero di impiegati, di clienti, tutti pronti a buttarsi nel fuoco per lui.
  vero  aggiunse filosoficamente il conte.
 Allora, interloqu donna Paola, che avrebbe voluto veder soccombere Valerio, allora, facciamo cos: mettiamo i due nomi nell'urna, poi si estragga a sorte, col patto che il non estratto aiuti l'altro a riuscire, dando ordini opportuni ai propri dipendenti.
E detto fatto, scrisse due bigliettini, li pose in una bomboniera, di vetro, e conchiuse: Andiamo, estragga la pi giovane.
 Armida, Armida, gridaron tutte.
Armida, ansiosa, si alz, aveva seguito la mano secca della madre e sperava di indovinare in qual biglietto avesse scritto il nome di Valerio. Valerio deputato, pensava, poi ministro, quindi a Corte! Quali viaggi trionfali! Quali onori! Quanto sfarzo di lusso! S'avanz tremante, anche a Xenio batteva il cuore forte forte: da quell'accolta di pettegole dipendeva dunque la sua fortuna?
Armida apr l'urnetta, e stava per introdurvi la candida manina quando Valerio gliela ferm, dicendo colla massima pacatezza:
 inutile, non ho l'et; occorrono trent'anni, ed io non ne ho che ventisette.
Armida allib, attraverso la carta translucida dei bigliettini aveva intravisto il V di Valerio, e gi sentivasi il cuore trionfante!
 E voi Xenio quanti anni avete?
 Trenta, da due mesi.
Allora disse esilirante la vedova, non pi discussioni, Xenio  il nostro candidato; chi oramai potr opporsi?
 Io!  disse arditamente Valerio!
Un brivido corse fra gli astanti: una tal sfida! in quell'ambiente! dinanzi ad Armida potente, alla cui volont nessuno osava resistere, pareva incredibile!  Xenio non rispose, ma si alz, prendendo commiato dalle signore. Il Principe, da buon conoscitore del mondo, sorrideva come se nulla fosse stato e salut cordialissimamente Xenio. Armida era accigliata, donna Paola, fremente; la vedovella, ringalluzzita per la battaglia che sentiva vicina; tutte le altre dame, scandalizzate. Valerio solo se ne stava seduto tranquillo come se tutta quell'elettricit non lo toccasse.
Due signori uscirono con Xenio, quindi, un po' alla volta, tutti se ne andarono. Il Principe, cogliendo un momento di pi forte chiacchiericcio, s'avvicin ad Armida a le disse:
 Prezioso, quel vostro amico, signorina, prezioso elemento di governo, ma.... convertitelo; egli non  dei nostri; tocca a voi....
  la mia preoccupazione, Principe, ma non dubitate, seguir il vostro consiglio.
Quando tutti se ne furono andati e anche donna Paola fu scomparsa dietro una ricca portiera, Armida torn nella gran sala tuttora sfarzosamente illuminata, guard il suo fidanzato rimasto solo dietro un suo cenno, e comprese che egli si trovava in un momento solenne, forse decisivo della sua vita. Intuiva, per, naturalmente, non sapeva che pensarne; lo fiss serissima, ma senza durezza, e colla massima tranquillit gli disse:
 Sicch, Valerio, mi spiegate il vostro contegno? Abbiamo bisogno d'intenderci meglio.
Valerio ebbe una contrazione nel volto, ma non si mosse; not l'uso del voi e lo corrispose:
 S, Armida, non basta unire i nomi e le sorti, bisogna uniformare anche le nostre idee e i nostri sentimenti.
 Adesso pensate a ci? Valerio, mi conoscete da tre anni, siamo fidanzati da venti mesi, e non sapete ancora quali sieno le mie idee, i miei sentimenti e tutto ci che  moralmente immutabile nella mia casa?
 Immutabile? Armida, soggiunse Valerio dolcemente, nella vostra casa, certo; io non posso n chiedo d'avere alcun'influenza sui vostri, ma sul vostro cuore, sui vostri sentimenti, s!
Armida, lo guard stupita; che poteva cambiare lei nell'anima sua? Quando mai il suo amico le aveva tenuto un linguaggio simile? Oh! non era lui che doveva nobilitare se stesso e i propri sentimenti, per salire sino a lei?
Cos pensava, ma nulla disse. Valerio, sempre illuso circa la bont del cuore della sua amica, interpret ben diversamente quel silenzio ed aggiunse:
 Io amo voi, non la vostra ricchezza; vi amerei ugualmente e di pi, se fosse possibile, anche se domani diveniste la pi povera fanciulla ch'io conosca; ma nutrite voi per me la stessa forza d'amore?
Armida si sent irritata: oh perch Valerio le metteva cos rudemente sul tappeto la questione economica? Non sapeva egli ch'ella era molto pi ricca di lui e che tuttavia l'aveva preferito ad altri ancor pi ricchi di lei? Non sapeva Valerio che essa cercava in lui la gloria del genio e nulla pi? Lo guard con sorriso ironico, e rispose:
 Questa domanda, Valerio, non solo  inutile, ma  anche offensiva; voi sapete da che sia nato il mio amore per voi, amore che tutti vi invidiano.
 Lo so e pi nulla vi avrei chiesto, se tutto fosse rimasto immutato dal giorno del nostro fidanzamento ad oggi; vi  una ricchezza relativa che basta per poter vantare un decoro pari ai pi ricchi, nella vostra eletta societ; io quella ricchezza allora l'avevo, ora pur troppo non l'ho pi.
Armida fece un atto di sorpresa, non che le importasse gran che della sostanza che potesse possedere il suo sposo, ma perch quella povert improvvisa faceva discendere maggiormente il grado, gi poco elevato, della famiglia di lui. Corrug adunque la fronte, ma senza scomporsi per nulla, rispose:
 Non m'importa affatto, imparate a conoscere meglio le donne; ditemi piuttosto come ci avvenne, so che in commercio tutto  possibile.  Valerio arross, doveva inventare una sconfitta commerciale? Quale lunga finzione di cose, di fatti, di persone; e se poi avesse potuto essere smentito? Se le sue menzogne fossero state un giorno scoperte da Armida? No, no, si dica piuttosto, non la verit, ma ben altra cosa insindacabile, che non possa mai essere scoperta per falsa. 
Intanto che Valerio cos rifletteva, Armida, col pi bel sorriso da fata Alcina, s'avvicin al piano, e bench fosse tardi, abbassando i sordini del magnifico strumento per ismorzare un poco il suono, si pose ad arpeggiare sull'aria della Sonnambula.
Rea non sono e 'l fui giammai.  Ma te 'l dissi s'io t'amai.
Valerio, commosso, disperato, inebbriato, s'alz, le afferr una mano e stava per narrarle tutto tutto, invocando il suo cuore, la sua piet per lui: Armida, le disse, una stella crudele ha piovuto sangue d'ira sulla mia testa, siate buona, siate generosissima per amore dell'amor mio immenso, mortale!
 Uh! come siete tragico  rispose ironica Armida, e, ritraendo la mano, ricominci ad arpeggiare, dicendo:
 Contate, contate pure, vi ascolto.
Valerio si sent agghiacciare il sangue nel cuore; si pent d'aver gi detto tanto, avrebbe preferito l'equivoco di prima, pur di conservarsi la sua illusione d'amore e decise subito di rifarsi da capo, di dire qualunque cosa fuorch la verit.
 Parlate dunque  continuava Armida, mentre le note ripetevano ma te 'l dissi s'io t'amai.
Il povero poeta si trovava ormai sopra il terreno sdrucciolevole delle confidenze; risalire era impossibile, bisognava discendere ad ogni costo; guai cominciare  con una bugia! per non arrossire di quella, ne occorrono cento altre. Valerio si dispose alle cento:
 Armida, disse, un giorno arrossii d'essere povero in confronto di voi, mi posi in capo d'arricchire ad ogni costo o di morire.
 Male! io non vi ho mai chiesto nulla di simile!
Venne in mente a Valerio, un'altra volta, di mettere in campo il vero colpevole; credette di intravvedere un senso di generosa piet nella sua fidanzata, la quale certo non avrebbe potuto non stimarlo pi per errori non suoi:
 Mio padre....  cominci, e si ferm l.
Armida credendo, nella sua egoistica incoscienza, d'aiutarlo nelle rivelazioni che uscivano a stento continu:
 Vostro padre l'ha commessa enorme, guai se avessi ascoltato mia madre o la gente! Egli  gi indegno di noi; ma ne ha fatta un'altra forse? Dite pure, purch sia salvo, almeno, l'onore!...
 L'onore  salvo, rispose Valerio ingoiando l'amara pillola, perch, per la nostra casta, non disonorano le rovine prodotte dal giuoco, quando si ha puntualmente pagato.
Armida scatt d'ira, fece un rabbioso arpeggio su la tastiera ed esclam:
 Quel vecchio imbecille vi ha dunque rovinati del tutto? La passione del giuoco  perdonabile nei giovani come voi, ma non nei vecchi affraliti e stupidi.
Valerio, a tutta quella pioggia d'insulti, diretti contro il padre suo, che gi scontava tanto dolorosamente il suo fallo, sent un impeto di ribellione contro la sua amata ed un supremo trasporto di piet per il padre, s che, dominandosi con forza suprema, rispose:
 Dimenticate, Armida, ch'io vi dissi gi che arrossivo d'essere molto meno ricco di voi.
 Allora, avete giuocato voi, riprese Armida con voce tornata calma.
 S, approfittando dello stato interdetto di mio padre dopo la sua caduta nel torrente, mi impadronii della mia parte di eredit ed in breve, speculando e arrischiando al giuoco, perdetti tutto tutto, ed ora debbo lavorare per vivere.
Armida lasci finalmente di sfiorare i tasti del pianoforte; si volse verso Valerio ch'era pallido come un morto, e tranquilla, ma leggermente commossa, gli disse:
 Avete proprio arrischiato e giuocato da poeta, ma... l'avete fatto per amor mio, e per.... vi perdono....
Valerio a quell'atto che gli parve supremamente generoso, pos un ginocchio a terra, chin la diaccia e nobile fronte sulla mano ch'ella gli tese, poi diede un sussulto, simile ad un singhiozzo di gioia e dolore insieme.
 Mah! ad un patto, aggiunse la sovrana di quell'anima, guardando dall'alto del suo orgoglio quel capo chino innanzi a lei, ad un patto: che voi pubblichiate subito il poema, di cui furono uditi solo alcuni canti nelle mie sale. Conseguito il successo, che ancor tutti si aspettano da voi, ci sposeremo subito, affinch nessuno si accorga o sappia della vostra caduta finanziaria. Intanto, guai se alcuno sapr qualche cosa de' fatti vostri: salite pi presto che potete la somma vetta della gloria, sulla quale sta la mia mano di sposa per voi; ma guardatevi, Valerio, guardatevi da altre cadute di qualunque genere.
Poi, un'altra condizione: non dovete pi opporvi alla riuscita a deputato di Xenio; giacch l'elezione non  possibile per voi, lasciate sgombra la via a lui, egli ci potr essere utile in avvenire.  A quel nome, Valerio si sent rimescolare il sangue; a quell'ingiunzione ebbe una vampa di nuova ribellione al cervello; ma ormai le commozioni, succedutesi nell'animo suo quella sera, l'avevano esausto d'ogni forza morale, ed Armida era quel momento cos bella, cos seducente, cos generosa, ch'egli non ebbe pi il coraggio d'irritarla; per, abbass il capo per ringoiare una lacrima di amarezza.
Ella prese quell'atto come un assentimento di sottomissione forzata, e ne lo compens: gli accarezz, colla bianca manina, la testa ricciuta, e gli disse piano, sfiorandogli l'orecchio e la guancia: Il mio amore di sposa ti ricompenser d'ogni merito e d'ogni sacrificio.
Valerio usc pochi minuti dopo col cuore gonfio: aveva, riguardo a Xenio, tacitamente promesso ci che non poteva mantenere: doveva pubblicare un lavoro ch'egli avrebbe pi volontieri bruciato, sapendolo inferiore a' suoi primi, e si era accusato di una nuova colpa ch'egli non aveva commessa. Proprio questo doveva essere il prezzo del suo grande amore? Dedizione morale e menzogna? ma perch?....
Gir un poco per le vie alte e basse di Genova, cercando refrigerio alla brezza marina, ma la brezza era calda, pareva, piuttosto, scirocco; il mare muggiva nella sua paurosa immensit; sembrava sprigionasse la voce dei secoli immersi nelle sue onde: sembrava ripetere il pianto dell'uman genere sepolto ne' suoi gorghi impenetrabili; sembrava riprodurre le voci dei morti, chiamanti alla pace i vivi erranti, miseri pellegrini d'amore.
Valerio ascoltava, e sentiva un gran desiderio di scendere a quella pace, e guardava, guardava il mare che lo attraeva a s col fascino dell'abisso. In quel mentre, giunse alla sua casa in vista delle onde, guard su: la sua finestra era illuminata, Bianca vi stava affacciata aspettandolo. L'amore alla vita gli torn colla tenerezza degli affetti familiari; sal, abbracci la sorella come non aveva fatto mai, pos la testa sulla sua spalla ed affid a quel cuore simile al suo l'anima oppressa.
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CAPITOLO 14. Vilt e Ardire.
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Xenio usc dalla casa di Armida coll'anima eccitata e tronfia per quella via imprevista di onori e di lotta vanitosa, che gli si offriva. Era molto tempo ch'egli corteggiava la ricca vedovella, ma, cos, per oziosaggine; non l'amava affatto, come del resto, egli non poteva amare alcuno, data l'aridit del suo cuore. Per egli, da quella sera, sent un pi forte interessamento per lei, e si propose di farsene un docile strumento per la propria grandezza.
La vedovella chiamavasi Ilda Brm, era simpatica senza essere bella; ricca, vezzosa, audace, e innamorata di Xenio. Il passato di lei era poco bello: giunta giovanissima in America con una famiglia di operai, operaia ella stessa, era riuscita subito ad innamorare un vecchio ricchissimo, mezzo ebete: sposatolo ed avutane una bambina, lo aveva poi, ben presto, spedito al Creatore; quindi, era tornata in Italia con vesti a lungo strascico, con molta civetteria, con qualche sagacit e praticit della vita, e col proposito di nobilitare alla meglio se stessa, sposando qualcuno di elevata condizione, uccellato dal luccichio de' suoi talleri, ch'essa vantava ostentatamente.
Xenio aveva presto conosciuto, sotto il drappo di seta, la femme sans gne e la corteggiava quasi per ispasso e solo per riderne cogli amici: giacch egli era troppo raffinato perch essa potesse piacergli anche solo per.... sport. Da quella sera, per, l'Ilda apparve ben altra per lui! Una donna che l'aveva quasi creato deputato! che cos accortamente aveva battuto il principe di Val di Scalve, e aveva liberato lui da tutti i rivali? Oh! che gli importava ora la sua rozzezza e la sua ignoranza? Essa poteva ben essere per lui la vera femme sans gne che pur fu tanto utile, in una data circostanza, allo stesso Napoleone I.
Ella era dunque da coltivarsi, da..... arruolarsi nell'eletto stuolo di coloro che dovevano formare il suo piedestallo.
Cos pensava Xenio, mentre i due amici, compagni consueti di bigliardo e spesso suoi commensali, ne' loro alti colletti strangolatori e le bianche scarpette, uscenti di sotto calzoni ancor pi bianchi, gli andavano parlando di politica, di questioni sociali, e di leggi repressive contro tanti minacciati disordini.
 Non si pu pi giuocare in pace una partita, diceva Tomy, che tosto, o i risaiuoli, o i setaiuoli, o i ferrovieri, o i maestri, o i professori, ed oggi perfino i carabinieri e le guardie, non gridino, minaccino per volere un maggior salario, (per Tomy erano tutti salariati)! Che pretendono oggi? di far tutti il signore? Dovevano nascere signori, ecco! Ti pare? Bisogna finirla una buona volta, e che ognuno stia al suo posto: non vogliam pi gazzarre che disturbino i nostri pasti, i nostri viaggi, i nostri riposi! Leggi, dunque, ci vogliono, leggi: leggi restrittive ed energiche; non hanno sempre mangiato fino ad ora? Non sono sempre tutti stati bene al mondo, e pi di noi? Oh! io ricordo la mia sempre rauca maestra, quando m'insegnava:
La felicit si trova pi spesso nei poveri tuguri che nei ricchi palazzi! Il pi felice della terra fu trovato senza camiciaaa! Perch dunque ora vogliono e la camicia e l'abito e il soprabito? Si tengano la loro felicit sotto ruvidi panni, e non ci secchino altro, ti pare Xenio?
L'interrogato rispose con una boccata di fumo; era troppo stupido Tomy per poter prenderlo sul serio, per era elettore e non conveniva disgustarlo, per il che, gli rispose; Tu sei Bocca d'oro, caro Tomy, per queste cose non si potrebbero dirle in una conferenza elettorale, e neppure, tanto forte, tra gli amici elettori; oggi la lotta elettorale  una specie di mercato di concorrenza, gli elettori comprano dove c' pi abbondanza e buon mercato di promesse, che pagano col loro voto; e se non ci sono promesse, non danno niente.
 Ma promettere di dare molto e poi dar nulla, non  ingiusto?  disse il semplice Tomy.
 Caro mio, soggiunse Xenio, il giusto  fare le cose utili a noi e gli amici, e non gi le dannose. Anche la mamma per quetare il bambino che, strillando, chiede il coltello affilato, gli promette di darglielo il domani, se sar buono, mentre sa benissimo di fare una promessa che non manterr; ma, perci, la chiamerai ingiusta tu?
 Sei proprio un deputato nato  conchiuse sapientemente Tomy; mentre Pippo, terzo fra cotanto senno, aggiungeva:
 E conte, e poeta, e milionario, che vogliono di pi gli elettori genovesi?
 Quanto a poeta, attendo il mio astro,  sentenzi Xenio, cui questa frase tanto trepida di Carlo Alberto pareva dovesse dimostrare sulla sua bocca la pi spiccata attitudine alla politica.
I due amici, sempre un poco in soggezione per i milioni di lui, che essi non potevano vantare, s'inchinarono davanti al nuovo oracolo; e siccome erano ormai a pochi passi del palazzo di Xenio, si soffermarono e con solennit, incrociarono le loro destre verso la mano di lui, come fossero state due spade di cavalieri, e conchiusero: Ti giuriamo, Xenio, fede eterna; lotteremo combatteremo per te e per la patria, e schiacceremo qualunque cane oser abbaiare contro di te. Viva, viva, il nostro deputato, onore d'Italia, di Genova e del primo porto italiano!
E poco manc non dicessero anche dell'Oceano Atlantico.
Xenio strinse tutte due quelle mani con gran seriet, e suggell:  Grazie amici, la vostra fiducia mi onora, cercher di meritarla sempre pi colle opere dell'intelletto e del cuore!  Quindi li lasci se n'and a letto sentendosi gi uno dei pi grandi rappresentanti della nazione. Intanto i due amici, pi alti, pettoruti, con visi seri, s'avviavano essi pure alle rispettive case, persuasi di essere due grandi colonne della politica, due salvatori della patria in pericolo e tutori del suo onore e della sua gloria. L'indomani Xenio si svegli pi pronto che mai alla battaglia; ricord la vedovella e gli apparve meno volgare e pi bella di quel che pensasse prima: Ha due occhietti, diceva fra s, furbi furbi; se sapesse fare, se fosse davvero una diplomatica.... basta: anche Madame sans gne nelle sua giovent, non aveva che lavato e stirato camicie. Chiss? Le donne innamorate sono sempre un po' diplomatiche, quindi, preziose in certi momenti. Vediamo!
Cos pensando, s'andava vestendo con maggior cura, chiedeva consigli al suo cameriere circa il colore della cravatta e finalmente usc che pareva un parigino. Quel giorno Ilda ebbe la visita di lui, il che le fece sussultare il petto di gioia; ella per, se fosse stata sagace, avrebbe potuta aspettarsela, era riuscita cos ardita e accorta la sera prima! Ma gli  che tutto era avvenuto per puro caso, per merito dell'istinto d'amore che la traeva verso Xenio; ed ora, neppure aveva coscienza del passo grave che aveva saputo fare.
 Conte, conte, disse a Xenio, incontrandolo sulla soglia, rossa, scalmanata, in una grande vestaglia rosa da camera, tutta fronzoli e guarnizioni; a che debbo tanto onore, tanta degnazione?
 L'uomo non onora, ma si onora, rispose il furbo, quando mette piede in casa di donna elegante ed intelligente.
 Oh! conte, io potr esser l'una per le mie ricchezze, ma non l'altra, perch, proprio, non ho mai voluto studiare.
 L'ingegno naturale si ha senza lo studio, come tante volte si ha studio senza ingegno: e voi ieri sera, Ilda, colla massima semplicit, ch' nel vostro carattere, avete mostrato fior d'ingegno.
Cos dicendo, seduto come stava sul divano, le prese la mano e la guard suggestivamente negli occhi. La vedovella non sapeva ove fermare i suoi; batteva affrettatamente le ciglia, ed arrossendo ed impallidendo, spiegazzava la sfarzosa vestaglia.
 Perch non avvertirmi della vostra visita? rispose, mi sarei vestita meglio.
Xenio non pot trattenersi dal sorridere, ma volendo un po' meglio adattarsi quest'ultima venuta, rispose:
 Perch vi preoccupate dell'abito? Ci penserete poi; ora  il vostro ausilio che io cerco; la vostra cooperazione.
 Ausilio? Cooperazione?
 S, cio, l'opera vostra per aiutarmi a riuscire, cara signora, perch non si buttano sul tappeto e in faccia ad amici ed avversari le questioni pi gravi di amor proprio e di interesse pubblico, come faceste voi, ieri sera, per poi abbandonarle al caso; una volta gettato il dado, bisogna giocar la partita.
 Questo lo capisco, disse sollevata Ilda, ma che posso fare ora per voi?
 Tutto quello che vi consiglier io, e sar una grande prova del mio affetto e della mia stima, che vi dar.
Si guard bene dal dire amore; ma quella parola affetto senza significarlo propriamente, poteva lasciarlo credere. Infatti Ilda a quella, per lei, inaspettata, dichiarazione d'affetto, si sent tremare il cuore e rispose con voce tremebonda:  Parlate, conte, io sono tutta, tutta per voi, con le mie ricchezze e l'opera mia. Ogni vostro desiderio sar, per me, un obbligo sacro.
 Grazie, Ilda, ve ne sar grato sempre,  e le baci la mano calda e tremante d'emozione;  ma cominciamo dunque subito: Valerio Malli, mio avversario, lesse un suo lavoro nella casa della Contessa Armida sua fidanzata; io vorrei leggerne uno mio in casa vostra.
Ilda ebbe un sussulto: quell'analogia di cose non preludiava ad un avvenire luminoso per lei? Prov quasi un delirio di gioia. Egli continu:  Vostro marito come si chiamava?
 Juos Verington, antico negoziante di scatole di sardine.
 Bene, lasciamo stare le sardine; vostro marito si chiamer, da ora, Don Juos dei Verington, avete capito? Del resto, parlate pochissimo di lui e dei vostri; oggi voi siete la vedova di Don Juos ricco americano, e basta: siamo intesi?
 Benissimo, rispose la vedova, cui l'amore e il nuovo orgoglio aprivano un poco il cervello, e poi?
 Poi, voi aprirete le vostre sale, che addobberete, non a mille colori, come adesso, ma secondo un gusto che io v'insegner, le aprirete, dico, alle grandi dame di Genova ed agli illustri personaggi che io vi presenter man mano. Voi diventate la mia amica, e farete, in seguito per me, tutto ci che sar conveniente fare.
 Amica?  chiese Ilde, cui quella parola era sconosciuta per i rapporti tra uomo e donna, e pensava se caso mai, sulla bocca di Xenio, avesse voluto dire amante o moglie.
 S, amica! Non siete contenta di essere l'amica del conte Xenio, del futuro deputato? Quante persone verranno ad inchinarvi, a chiedere la vostra protezione per giungere a me! Sapete che vuol dire deputato? Padrone delle sorti altrui e dei favori; arbitro delle ricchezze del paese, e persino di quella dei re?
 Come, come? non sono i re che comandano?
 No, no, essi regnano, ma chi comanda siamo noi.
 Non capisco; ma allora siete voi i re?
 Quasi, almeno qui fra gli elettori; poi anche pi su, insomma, volete essere la mia amica o no?
 S, s, s,  rispose precipitosamente la vedovella, cui quel no era suonato come una vaga minaccia di resipiscenza da parte di Xenio.
 Ebbene scrivete.
La donna, ubbidiente come una pecora, si mosse e prese penna e carta. Xenio le dett molti nomi di persone alle quali doveva diramare i prossimi inviti: poi, una specie di circolare-invito, in cui si dichiarava che la soire avrebbe avuto lo scopo speciale d'onorare l'arte.
La circolare doveva essere stampata a caratteri in oro, su elegantissimo cartoncino rosa, sormontato da un geroglifico che simulasse uno stemma, e mandata da un servo, sfarzosamente gallonato, a ciascun prescelto. Xenio ebbe l'accortezza d'estendere gli inviti solo a tutti quelli che erano amici tra loro e che poco o nulla conoscessero la vedova. Erano tutti banchieri, negozianti di Borsa, alti funzionari, dilettanti di sport; dame saccenti e letterati; non mancavano neppure le notabilit militari e stranieri.
Dei giornalisti, aveva invitato soltanto i suoi amici, e qualche antico avversario che egli era riuscito ad addomesticare, a furia di inviti a pranzo o a caccia. Tutti coloro che ricevettero quello strano invito da una donna anche pi strana e sconosciuta, sorrisero e buttarono, con noncuranza, il biglietto sul tavolo; ma alla sera quando, trovandosi al caff, nei ridotti, qualcuno chiese conto all'amico della dama sconosciuta, la scena si cambi.
 Toh! anche tu, sei del numero?
 Se fossero ancor di moda le congiure, ci sarebbe di che tremare, rispondeva un altro, ridendo di gusto.
Poi pensavano che, alla fine dei conti, era una cortesia usata loro, che la dama portava un nome straniero, spagnuolo, forse; ad ogni modo, fino a che non si sapeva bene chi ella fosse, tanto era folle l'andare quanto il non andare; insomma, essi uomini non avevan nulla da perdere, accettando l'invito di una donna qualunque ella si fosse, e del resto, anche negli scandali, l'unione fa la forza.
Xenio, dal canto suo, sguinzagli i suoi levrieri pi fidi ed illustri.... di casato a sollecitare le notabilit pi reste, a nome l'una dell'altra; cos, come nelle sottoscrizioni dei comitati, ci si vale di una firma autorevole per conquistarne altre due; poi di queste due, per averne altre quattro e cos via. Le pi difficili furono le dame, ma quando seppero che sarebbero andati al convegno molti dei loro cavalieri ed anche alcuni uomini illustri, vinsero le titubanze, ed, in isplendidi abbigliamenti, accorsero, la sera fissata, al palazzo della signora americana, sino a quel momento ignorata quasi da tutti.
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CAPITOLO 15. 
Dalla soglia.
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L'appartamento della vedova di don Juos dei Verington era splendido di luce e di colori; le armonie dell'imponente pianoforte si effondevano nell'aria intorno, empivano il giardino, perdendosi tra il frusco delle frondi, ove stava ascoltando l'usignuolo, e scendevano gi nella via sottostante, quasi voce di gente felice, inneggiante ai campi elisi.
I servitori gentili, eleganti, inappuntabili nel costume nero, che hanno comune col signore, portavano rinfreschi e fiori alle dame; Ilda, in un ricchissimo abito grigio-perla, faceva del suo meglio, diretta dall'occhio vigile di Xenio, di cui doveva intendere e seguire il pensiero. Tutti si domandavano da dove era sbucata quella ricchissima americana che aveva saputo, in brev'ora, raccogliere intorno a s tanto lustro ed onore di personaggi: era essa una stella effimera, oppure un nuovo astro, venuto dall'opposta spiaggia, per abbellire l'orizzonte del Porto? S dicevano.
Nessuno pensava al trucco; tutti fantasticavano sul mistero!
Xenio era nervoso, inqueto, impaziente: per quanto rotto alla sfrontatezza e preparato all'azione proterva che stava per compiere, ora per che n'era venuto il momento, si sentiva come una specie di malessere, di stizza contro s e contro tutti. Avrebbe voluto, in quella sera, non aver mai avute ambizioni di sorta; non essersi altro che divertito alle cavalcate, alle cacce, ai teatri, nei club! Che peso portavano con s le ambizioni! Che ore di noia, quanti sopraccapi! Si sta cos bene a non far nulla! a divertirsi soltanto!....
Ma ormai, il dado era gettato, la sfida al mondo, mandata; il ritirarla sarebbe stato pi vergognoso che il perdere. Si guard attorno se c'erano amici di Valerio; nessuno! Si sent rassicurato, quasi imbaldanzito.
 Infine, concluse tra s,  ben roba mia, l'ho pagata; e poi, io faccio ci per riescire deputato: sono ricco, nobile e letterato, non ho diritto di conquistarmi il posto che mi compete nella vita? Un mezzo o l'altro che sia, si cambian forse le cose, dal momento che io sono degno di riuscire?
E, forte di tali sofismi, fece annunciare da un amico, all'inclito pubblico della sala, che la lettura del lavoro poetico del Conte Xenio dei Vallanti stava per incominciare.
I signori si assisero rigidi e attenti; le signore afferrarono i loro ventagli e, in faccia ai grandi specchi che riflettevano i loro occhi volubili e le gemme scintillanti, pensarono a darsi un contegno d'occasione.
Mimosa.... oh la nostra Mimosa! era capitata anch'essa fra le altre. L'aveva invitata, senza dir nulla a Xenio, la maliziosa vedovella. Mimosa era invidiosa e ciarliera: ella avrebbe dunque assistito al trionfo dell'americana, ieri: appena appena tollerata dalle sue amiche: oggi, fra la pi alta societ intellettuale e bancaria di Genova; e avrebbe visto il doppio trionfo di Xenio, del suo Xenio, che la vedova credeva ormai d'avere afferrato per s. Ci aveva pensato Ilda, invitandola.
Xenio, l per l, vedendola, corrug le ciglia; ma poi, trattandosi d'una femminetta, ignorante anzichen, non ci si ferm sopra. Prese dunque il suo manoscritto, che aveva gi letto e riletto a casa da s, ritoccato brevemente qua e l, dove l'idea gli pareva potesse avere troppo del sovversivo; poi, entusiasta di quella sua appropriazione intellettuale, ch'egli ormai considerava come propria, si present con essa alla soglia della fama. E la Fama, accecata dall'inganno, lo accolse e lo coron.
Egli lesse alcuni brani, i pi belli, dove il poema, elevandosi alle fonti pi alte del pensiero e dell'intelletto, toccava cime superbe, di forme, di immagini, di sintesi, di splendori, di armonie. Pareva che i moderni eroi, combattenti per l'umanit, ripetessero l'epica, folgorante lotta delle forze dei cieli contro gli angeli ribelli, quale  descritta dal Milton, nel suo Paradiso Perduto, mentre la Giustizia  dea suprema  pioveva corone d'alloro sulle fronti eroiche baciate dal sole della gloria.
Xenio, che pur nella sua mediocrit, intendeva per la bellezza sovrumana delle opere del vero genio, esprimeva con sentimento ci che leggeva, ansava, sospirava, soffriva e gioiva cogli eroi rappresentanti: come un bravissimo attore che interpretasse egregiamente il personaggio potente del suo drammaturgo. Vi fu un momento in cui era tale e tanto l'orgasmo che aveva suscitato in s e negli altri, che dovette, per breve istante, sospendere la lettura. Alz, allora, per la prima volta, gli occhi sul pubblico, e sent come una freccia colpirlo in pieno petto. In fondo alla sala, quasi nascosto in mezzo alla ricca portiera di damasco, stava ritto Andrea, l'alter Ego di Valerio; il promesso di Bianca!
 Come! chi l'ha invitato? Chi, l'ha condotto qui?  pens Xenio e sent come agghiacciarsi d'un tratto quell'auto-suggestione di entusiasmo e di ammirazione per se stesso, della quale godeva poco prima.
Andrea lo guardava con occhi fissi, spalancati, increduli come d'uomo che, precipitato dall'alto, si chiede conto, in sul riaversi, del suo stato e del luogo ove si trova. Andrea sentiva tutta la grandiosa bellezza della poesia che leggeva Xenio, ma conosceva anche l'animo di lui, il suo povero ingegno e il suo pi misero cuore.
Come mai, come mai? pensava tra s, sogno o son desto? o noi tutti siamo pazzi nel giudicare gli uomini? Se fosse di Valerio non mi meraviglierei affatto, ma di Xenio?!...
Intanto che, questi pensieri passavano per la mente del buon Andrea, Xenio centellinando in un calice certo liquore certosino, mentre che rispondeva a questa o a quella lode de' suoi ammiratori, almanaccava nella sua mente qualche nero tradimento di Valerio, se aveva trovato modo di mandar l Andrea, e gi pensava a fulminare la vedova, credendola colpevole di disobbedienza, quando ricord che egli stesso aveva lasciato libero alcuno dei pi importanti personaggi, ch'egli teneva in familiarit, di condur seco qualche amico personale. Uno di questi, infatti, per combinazione, aveva appunto condotto con s Andrea, il quale dal canto suo, non aveva che ceduto alla curiosit.
Poco dopo, Xenio riprese la lettura; ma alcuno not come egli, forse per la soverchia commozione, sudasse, e la voce fosse divenuta un poco strozzata. Tuttavia, il successo fu completo, e quand'egli depose il manoscritto, l'esplosione delle congratulazioni fu unanime e sincera da parte di tutti, perch quella lettura aveva veramente commosso tutti.
Andrea non era stato presente al battibecco avvenuto, quella tal sera, in casa d'Armida; gli era per stato riferito; e, a dir la verit, ignorando il terribile patto segreto firmato fra i due ex amici, non aveva approvato il contegno di Valerio, perch, per quanto egli fosse d'accordo con lui nell'impedire, ad ogni costo, una candidatura imbelle come quella di Xenio, non capiva per quell'inizio della battaglia, che sapeva pi di avversione privata che di lotta elettorale.
Ora, vedeva e sentiva co' proprii sensi quella trasformazione miracolosa di Xenio. Era dunque la crisalide che risorgeva in farfalla?  Che! Che!  pensava  l'ingegno non aspetta i trent'anni a manifestarsi, e se mai.... per poter scrivere quelle pagine, bisogna aver cuore, alto sentire e nobilissimo intelletto; e costui, si chiedeva Andrea, possiede tali doti?
 Ah! no!  E con questo energico, vivo gesto di protesta, inavvertitamente, diede colla mano in un vaso di fiori, portato da una preziosa statuetta.
Alcune rose caddero, egli s'affrett a raccoglierle, mentre Mimosa, chinatasi essa pure, per aiutarlo, gli susurrava:
 Sig. Andrea, sentite? il vostro Valerio  battuto; da questa sera, il conte Xenio non avr pi rivali.
Andrea la guard negli occhi con uno sguardo intontito, ella poteva aver ragione; ma come mai Xenio era salito, dalla vacuit, dalla mediocrit, alle pi alte cime dell'inspirazione e dell'arte? Ed era possibile ci?
 Non rispondete?  chiese beffarda Mimosa.
 Rispondo, disse Andrea, che Xenio non ne aveva neppure ieri di rivali, semplicemente perch ieri non era un poeta, ma un meschino pretenzioso, ieri!
 E oggi? oggi? che cos'? Non rispondete? ve lo dir io: oggi, egli sbugiarda tutti i suoi denigratori di ieri. Neghereste voi il sommo valore di questa poesia? Disse Mimosa, forte dello spontaneo, entusiasta applauso generale.
 No, no, riprese Andrea, dico solo che Xenio sembra che abbia trovato quel lavoro sul cuore di qualche naufrago, risospinto morto sulle sponde dalle ire della burrasca.
Mimosa rise di cuore.
 Bella, bella, l'immagine, esclam, poetica come l'oggetto della discussione; voglio dirla a Xenio.
Ma Andrea le prese, come in una morsa di ferro, il polso della mano pendente lungo il fianco:
 Imprudente, le disse, non sapete che questa sarebbe la pi grave offesa?
 E allora, ritiratela  disse colei che si sentiva innalzata al grado di accusatrice e di giudice.
 No, no, non ritiro niente  disse Andrea, non ancora ben desto dal suo stupore, e fugg, insalutato ospite, perch credeva di impazzire: Come? pensava, Valerio coll'ultima sua lettura fa sbadigliare la gente! e Xenio affascina i cuori ed ammalia gli intelletti? Ma che sogno, che triste sogno gli  questo?
Il domani, ecco Andrea alla casa de' suoi due amici: Valerio aveva gli occhi pi larghi, pi profondi del solito, cerchiati d'azzurro.
 Hai vegliato tutta notte?  gli chiese l'amico.
 Tutta, veramente, no; un poco.
 Sei pallido, estenuato, che si fa? Soffri?
 Molto.
 Si pu sapere il perch?
 Chiedi piuttosto: per chi.
 Armida, forse?
 S, il suo amore sembra che m'abbandoni; essa  ancora avvinta a me, lo sar forse sempre, ma non sento pi l'anima sua.
Andrea si pass la mano sulla fronte: non sapeva da che parte rifarsi per confortar l'amico, lo sentiva avvolto nel mistero, ma per gentilezza d'animo si tratteneva dal cercare di penetrar quel mistero; tuttavia gli domand:
 E dimmi, non senti, nel cuor tuo, quale possa essere la causa di ci?
Valerio chin la fronte, forse, in quel momento, la realt gli apparve dinanzi in tutta la sua crudezza. Armida gli aveva sempre detto ch'ella amava in lui la gloria del genio; ma ne faceva forse un'astrazione, s, da amare questa sola, in lui? E allora, non era, tale affetto, semplicemente un'ambizione muliebre, rivolta a cosa meno ignobile della ricchezza a della bellezza, ma pur sempre semplice ambizione? Non poteva essere quel suo amore per il poeta niente di pi che un pi elevato amore di se stessa?
A questi pensieri, il povero giovane sudava freddo: No, no, diceva, non poteva essere quello il vero amore. L'amore vero, pensava, abbraccia anima e corpo; virt e vizi, gioia e dolori, sventure e fortune, ed  immortale, qualunque sieno gli eventi della persona amata.
Dopo aver pensato ci, Valerio fece alcuni passi serrati per la stanza, come se volesse vincere un intorpidimento: quindi, scuotendo fieramente la bella testa leonina:
 Non so, rispose, n desidero saperlo.
Fu un profondo sentimento di dignit che lo indusse a rispondere cos! Andrea comprese e cambi discorso,
 Senti, disse, sono venuto apposta per dirti una cosa stupefacente, incomprensibile, quasi mostruosa.
 Parla, varr a distrarmi.
 Xenio lesse, ieri sera, in casa dell'americana un suo poema...
Valerio, che altra volta avrebbe sorriso a quella notizia, allora impallid, e sedette accasciato come chi teme di sentire la pi grave sventura.
 Tu, continu Andrea, ben lontano dal vero, penserai ad un successo d'ilarit; niente affatto, io stesso ne sono ancora trasecolato: quella ch'egli lesse  vera, grande, sublime poesia;  la forma splendida dell'epica greca con anima e sentimenti del mondo moderno; immaginati la bellezza molle ed affascinante della donna ellenica fatta angelo di carit e di eroismo nelle nostre contrade, e combattente per il trionfo della civilt, per la salvezza dei fratelli oppressi. Ci sarebbe da rigenerare il mondo, ti pare? Ebbene, tale bellezza pu essere presa a simbolo della poesia che sentii ieri sera.
Valerio ascoltava tremante: dimentic in quel momento quel suo mercato! Quella poesia, e quell'anima eroica erano pur sue, perci quelle lodi sincere e giuste, che l'amico faceva al lavoro, gli fecero rivivere un istante di gaudio intenso.
 S, s, rispose,  quella la poesia che io amo, che io sento: bellezza, bellezza e amore; amore ed eroismo! eroismo per i fratelli, pei poveri fratelli nostri! Quanti, quanti soffrono! E nessuno, nessuno si muove! L'armi, qua l'armi dir col nostro pi grande infelice, per uccidere i tiranni che ancora straziano l'umanit. Oh Andrea, un branco solo di quegli eroi, una buona spazzata in alto, e cesserebbero le stragi; cesserebbero la vergogna e la ferocia del mondo.
Andrea sbalordito, intontito da quelle parole, da quell'entusiasmo, balz in piedi, s'appoggi con tutte e due le mani alla spalliera della seggiola, e, piantando gli occhi spalancati in faccia a Valerio, gli grid come se fosse in piazza:
 Ma chi ha scritto tutto ci, l'autore di questa nuova grande poesia  lo stupido Xenio, capisci o no?
Valerio, a quel richiamo terribile alla realt, apparve come trapassato da una corrente elettrica, si irrigid. In fondo, in fondo, egli aveva sempre sperato che Xenio, un giorno o l'altro, gli dovesse riportare il suo lavoro, arrossendo di presentarlo quale proprio; e andava pensando come avrebbe allora potuto soddisfare il suo debito diversamente. Quel poema era la sua anima, era tutto lui, non avendolo pi, si sentiva come diviso da se stesso; e gli pareva cosa non possibile a durare sempre. Da qui la sua illusione, ma in quel momento anche la vaga speranza cadeva. Avvenuta la pubblicit del suo lavoro, quale opera di Xenio, non poteva pi essere possibile n all'usurpatore di restituire, n a lui di richiamare.
Ci forse avrebbe potuto fare la morte dell'autore vero, non altri; ma anche dinanzi alla morte, egli era legato al segreto. Pensando a questa dura condizione di cose, non trov pi parole; il petto gli ansava come un mantice, ed una lacrima gli spunt tra le nere ciglia, quale intimo testimonio del dolore ultimo di un che muore.
 Ma parla, dunque, che ne dici? ripet Andrea, io non ti capisco, sembri pazzo!
Valerio non poteva parlare; se avesse mosse le labbra, sarebbe schiantato in pianto! Andrea, impazientito, lo prese per i polsi:
 Guardami, gli disse, tu non sei invidioso, sei troppo grande, troppo buono per invidiare il vero genio; anzi noi l'adoriamo, il genio, sempre, dovunque esso si manifesti, ma tu soffri,  vero? come me, di rabbia dinanzi alla tua fama usurpata; e quella ....  usurpata di certo, ne sai tu dunque qualche cosa? Sai tu spiegarmi questo mistero?
 No!  rispose svincolandosi l'infelice, lascia che egli trionfi!
 Mai! mai! mai! Sento qui nel petto qualche cosa, che non posso tollerare; io condanno i ladri della propriet materiale, ma nessun ladro  pi spregevole per me di quello della propriet intellettuale, e colui l'ha rubato di certo quel poema, l'ha rubato ad un morto. Oh! potessi anche lontanamente pensare chi possa essere il morto poeta, t'assicuro che andrei a dissotterrare anche l'anima sua per farlo parlare.
E qui Andrea si diffuse ad esporre l'importanza del lavoro, le sue speciali bellezze, l'onore e l'amore che si sarebbe acquistato fra le genti; e continuava a persuadere Valerio che, proprio, tale altezza di mente non poteva essere in quella testa vacua e sol piena di vanit e pretensione di Xenio.
Intanto, i nervi di Valerio s'erano come rilassati, la sua mente non pensava pi, il suo cuore pulsava automaticamente; tutta la persona stava come abbandonata e franta sopra una lunga poltrona; pareva non avesse pi articolazioni, n tendini per muoversi e reggersi. Le conosceva troppo lui quelle bellezze, le sapeva anche lui, gli erano costate notti d'obblio di tutto il mondo, ed ora gli accarezzavano l'orecchio come una musica lontana, sperduta nel cielo, portata via dal vento.
Ascoltava e taceva, quasi cullandosi in un sogno che lo riposava. Se fosse stata l Bianca, avrebbe compreso tutto, tutto d'un sol colpo; avrebbe sentito nell'anima della narrazione e dell'ammirazione d'Andrea l'anima del fratello; avrebbe ricordato il poema trascurato, proprio al momento che Xenio prestava le centoquarantamila lire e le si sarebbe squarciato il velo del mistero. Ma Bianca stava impartendo ripetizioni di latino ad alunni della prima ginnasio, e non poteva sentire nulla.
Andrea nulla sapeva dei retroscena avvenuti nella casa de' suoi amici; n la povert di cui gli parevano colpiti poteva portarlo in un ordine di pensieri vicini al vero; per il che, la realt delle cose rimase ancora solamente in petto a Valerio, che non voleva, n poteva svelarla.
Quando Andrea fu stanco di parlare quasi da solo, si alz per andarsene, ma non pot trattenersi dal chiedere di Bianca:
  nel suo salotto, disse distrattamente Valerio, va a salutarla.
Andrea, spiacente che in un'ora ch'egli era l, ella non si fosse mai lasciata vedere, s'avvi risolutamente al salotto: picchi colle nocche della dita e all'avanti che sent, entr subito. Bianca stava assegnando il compito a quattro ragazzi; sorpresa da Andrea in quella funzione, arross; ma ella sentiva troppo nobilmente di s e dell'amore, per arrossire a lungo del proprio lavoro onesto e bello; onde disse all'amico:
 Entrate, entrate, Andrea, ho finito, ora se ne vanno; come mai a quest'ora? Credevo fosse Giovanna.  E cos dicendo, congedava i suoi piccoli clienti.
 Scusate, Bianca, ero venuto per dirvi una notizia strabigliante; ma dacch vostro fratello non ne ha fatto nessuna meraviglia, non voglio neanche ripeterla.
 Dite, ditela, se ne vale la pena, le far io le meraviglie.
Andrea ripet la narrazione fatta a Valerio, ma pi succintamente e senza entusiasmo: la sua mente era dietro ai quattro latinisti in erba usciti poco prima, e che rapivano le ore pi belle, le mattutine, a Bianca. Qui c' povert, andava dicendo tra s, ed io sono ricco; come fare a farmi comprendere da questa gente troppo altera?
E guardando Bianca dimessa e sofferente, Bianca diventata maestra di grammatica, da quella gentile e profonda scrittrice che essa era, sentiva per lei una tenerezza, un'amorosa piet, che lo avrebbe spinto ad abbracciarla come avrebbe fatto con una bambina, in uno slancio di affettuosissima protezione. Ma lo tratteneva l'aspetto serio della giovane, attenta al racconto di lui. Quand'ebbe finito di narrare, ella rispose:
 Non ci trovo proprio, nulla di straordinario; sapete che sar avvenuto? Egli l'avr scritto, poi qualche poeta glie lo avr riveduto a corretto, per un lauto compenso. Ecco la genesi.
 No, no, no!  disse Andrea, non sarebbe mai salito s alto. E pens:
Anche questa non capisce pi niente? Non comprende che non si tratta solo di forma corretta, ma di concezioni grandiose e di alta inspirazione?
Bianca ora taceva, tendeva l'orecchio alla porta: doveva arrivare un altro scolaretto, per il greco. Giunse infatti ed entr.
 Ma ho da parlarvi, disse Andrea, sgomento per quel nuovo importuno.
 Ebbene, aspettate, lo vado a regalare, per oggi, a mio fratello.
Ed usc col giovanetto; ricomparve poco dopo, pi serena, si era liberata da quella nuova occupazione, aveva un'ora di respiro.
 Dunque mi dicevate, che Xenio...
 No, non vi dico pi nulla di costui, non sono cose che vi possano interessare molto, parliamo piuttosto di voi.
 Di me? Sentiamo.
Andrea, colla voce commossa, piena d'amore, quasi fosse un ragazzo che facesse la sua prima confessione d'amore, le prese una mano, e, stringendola fra le sue:
 Mi amate sempre, Bianca?
 Perch me lo domandate, Andrea?  inutile nevvero? Non lo sapete gi?  E coll'occhio accarezzava la bruna faccia del giovane, mentre egli le baciava teneramente la mano che teneva stretta fra le sue.
 Non basta, riprese Andrea,  tempo che ci sposiamo; io desidero avervi con me sempre.
 E Valerio, dove, con chi lo lascio?
 Verr con noi,  grande la mia casa.
 No, non verrebbe, lo so, e poi c' il povero babbo.
 Anche lui, anche lui.
 Ma Valerio non verr, rimarr qui solo: non posso, mio Andrea; Valerio  infelice, ha bisogno di me.
E pensava ch'essa guadagnava pi di lui e che provvedeva, quasi da sola, a tutte le spese della casa; senza di lei, come avrebbe vissuto Valerio?
Andrea non si diede vinto:  Non capisco questo gran bisogno di voi per parte di Valerio, non  un minorenne.
  vero, ma dopo la disgrazia del babbo, egli  assai triste!
 Perdonate, Bianca, se l'uomo che vi ama dell'amore pi grande e pi puro, e che sfonderebbe anche porte di bronzo per giungere a voi, entra per poco nel sacrario della vostra famiglia; me lo permettete?
 Dite  Rispose Bianca, messa in guardia.
 La disgrazia di vostro padre non ha portato uno squilibrio nelle vostre condizioni finanziarie? Egli non ha potuto pi lavorare.
 S, ma lieve, ci rimane pur sempre la nostra sostanza  rispose Bianca arrossendo a sapendo che quella bugia l'avrebbe poi obbligata a rifiutare la mano d'Andrea, per non scoprirla.
 Ebbene, disse il giovane innamorato, questa sostanza io non la voglio. Lasciatela intiera a Valerio; egli  poeta, e deve avere a sua disposizione tutto il suo tempo per poter dare al mondo ci che il mondo ha diritto di pretendere dal suo genio. Se si mette a lavorare per la letteratura mercantile,  finito. Sia ricco, dunque, e lavori quando e come il genio l'inspira.
Bianca sospir: la ricchezza non c'era pi, la loro ricchezza era il lavoro di entrambi; ma come dirlo ad Andrea? E perch tacerlo a quell'anima tanto generosa e bella?
D'altra parte, Andrea, dopo il rifiuto, fatto da Valerio, dell'impiego lucrosissimo offertogli da Delfi, non dubitava affatto che i fratelli potessero non possedere pi nulla della loro sostanza.
 Vi ringrazio, disse finalmente Bianca, e s' possibile v'amo ancor di pi, per il vostro nobile cuore, ma non posso, almeno per ora, abbandonare mio fratello:  troppo infelice!
Andrea comprese, ma non vide sino in fondo la verit; cinse con una mano il collo di Bianca, poggi la testa di lei sulla sua spalla come se fosse stata una bambina, ed accarezzandole i capelli, le susurr: Ed io, io non sono infelice? perch, Bianca, non pensi un poco anche alla mia infelicit?
 Mio Andrea! quanto, quanto Valerio  pi infelice di te.
 Perch?
 Perch egli non  amato.
Andrea l'abbracci in un supremo trasposto di gioia.
 Ma allora, quando, quando potrai esser mia?
 Appena vedremo Valerio liberato dal suo dolore; appena io avr compiuta la mia missione di sorella presso di lui. Intanto considerami tua, tua per la vita; uomo pi buono, pi generoso di te, pu essere mai sulla terra? Mio Andrea, io non ho che l'amor mio da darti, intero e puro d'alcun altro sentimento meno grande; ma se questo amore ti basta, vivi sicuro che la tua immagine  vivissima nel mio cuore, e ch'essa palpita con me in ogni ora, in ogni respiro della mia vita.
Andrea ardeva di commozione, non aveva pi parole, i suoi occhi, i suoi baci rispettosi, e pur profondamente sentiti, dicevano che tutto l'amore dell'universo era concentrato nella sua anima bella, egli era felice! Era felice quantunque gli fosse negato il soddisfacimento del pi forte desiderio della sua anima; ma v'ha soddisfazione che possa dare gioia maggiore di quella che sentiamo per la sicurezza di essere amati?
No; non c' che un sentimento opposto che la uguagli in forza, ed  il dolore che schianta l'anima quando ci minaccia l'abbandono dell'amore; e questo dolore, per quanto ancor latente, era nell'animo del povero Valerio, che in quel momento decifrava il greco ad una zucchetta, che aveva, da poco, imparato l'alfabeto italiano.
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FINE Parte 1.